L’estate di Toponomastica femminile

Finora protagonista è stato il caldo asfissiante che quest’anno sta battendo ogni record e causando ogni tipo di disastro ambientale, dalla siccità in Gran Bretagna e in Francia alla frana — figlia dello scioglimento dei ghiacciai — che in Nepal e Tibet ha spazzato via intere città.
Calda è anche la situazione geopolitica, con un Trump sempre più allo sbando nelle sue dichiarazioni di intenti nei confronti dell’Iran e dei suoi alleati, con la guerra tra Ucraina e Russia che ancora non trova una soluzione pacifica, e i tanti conflitti di scala locale — e non per questo meno dolorosi — che stanno accadendo nel mondo. L’autunno del 2026, pertanto, si preannuncia una stagione calda su più fronti: siamo pronti ad affrontarla sia come individui che come comunità?
Non è una risposta semplice, quella che pone questa domanda: la comunità sta venendo sempre più meno di fronte ai bisogni posti dall’individuo, mentre le contraddizioni della società capitalista e neoliberale stanno inesorabilmente scardinando i principi egoistici che hanno guidato le scelte politiche degli ultimi decenni, senza però darne una alternativa; il tutto accompagnato da una narrazione martellante che, quando non può negare l’evidenza sbandierando le bellezze del sistema che abbiamo creato, assume un atteggiamento fatalistico nei confronti del futuro.
Come contrastare, quindi, questi tempi bollenti e afosi, questo caldo che minaccia di bruciarci a fuoco lento finché anche il privilegio di avere dei condizionatori funzionanti e altri modi per rifrescarsi saranno inutili? 
Ritrovare un senso di comunità è l’unica vera soluzione: di fronte a problemi così enormi, è impensabile che i singoli individui possano affrontarli da soli. Come si ritrova un senso di comunità quando il mondo ha per decenni seguito un pensiero prettamente egoista? Qui le cose si fanno più complicate: riuscire a far accettare alla maggioranza che il ragionamento che è stato insegnato loro è sbagliato e che l’obiettivo primario deve essere il bene comune soprattutto per chi verrà dopo di noi pare un’impresa titanica, che va contro l’innata pigrizia che caratterizza il cervello umano – avvezzo sempre a cercare le soluzioni più semplici e a raccontarsi una narrazione che lo discolpi. Vale la pena continuare a provarci, anche quando ormai è sicuro che il riscaldamento globale andrà ben oltre quei 1,5 gradi che la comunità scientifica ci ha avvisato essere pericolosi per la specie umana tutta? Ovviamente si: per quanto la situazione sia drammatica, siamo ancora in tempo per poter cambiare le cose, ma lo sforzo deve essere collettivo. Fondamentale è, per far prendere coscienza di ciò, il lavoro educativo e civico che associazioni come Toponomastica femminile mettono in atto tutti i giorni, tutte le settimane, tutti i mesi dell’anno, senza mai andare davvero in vacanza. Andiamo allora a vedere cosa abbiamo fatto in questi due caldi mesi estivi, e traiamo esempio per il futuro.

Cosmopolita ci ha portato in viaggio per tutta la Puglia: il progetto è stato presentato il 1° luglio a Bari, nell’ambito dell’evento Bari rigenera con cura, un percorso partecipato per una rigenerazione urbana inclusiva dal punto di vista del genere. Il 3 abbiamo partecipato all’incontro pubblico sulle migrazioni, portando anche la nostra mostra Le migranti. 
Il 4 e il 5 abbiamo collaborato con l’Associazione Sud Est Donne, con un tavolo di lavoro dove sono stati consegnati libri e mostre alle biblioteche di Mottola e Martina Franca, dove sono state fatte anche proposte didattiche per l’anno seguente e la progettazione condivisa di attività provinciali. 
Il 6 a Brindisi si è tenuto un incontro di rendicontazione e sintesi di ciò che è stato realizzato, per la progettazione delle attività di formazione e didattiche e, per l’occasione, donazione di libri alla biblioteca comunale e della mostra Articoli della Costituzione. 
L’8 a Campi Salentina abbiamo incontrato i comuni del Nord Salento, e consegnato loro mostre e libri. 
Il 9, a Lecce, si è tenuto l’incontro programmatico per le attività dell’anno a venire del comune di Martano, nonché consegna di Calendaria.
Il 10, a Surbo, nel leccese, in collaborazione con il comune si è tenuto il Tavolo per le politiche di genere dell’Unione dei Comuni del Nord Salento nell’ambito del Festival delle Grandi Menti. È stata anche esposta la mostra Donne e scienza presso la scuola primaria Vincenzo Ampolo.
Il 6 agosto, a Licata, abbiamo assistito all’installazione di maioliche con detti e proverbi siciliani, un atto di riscrittura culturale dello spazio pubblico che intreccia toponomastica femminile e saggezza popolare. 
Dal 22 al 29 agosto, a Farnese, abbiamo portato la mostra Donne e lavoro.

Due mesi, quelli di luglio e agosto, di certo non pieni come quelli del resto dell’anno, ma che dimostrano che Toponomastica femminile e i suoi sostenitori e sostenitrici sono sempre pronte a prendere le redini dell’educazione civica del Paese. Per quanto piccoli possano sembrare, questi gesti sono pregni di significato e daranno i loro frutti nel futuro che, grazie ad attività come la nostra, appare un po’ meno oscuro. 

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Articolo di Maria Chiara Pulcini

Ha vissuto la maggior parte dei suoi primi anni fuori dall’Italia, entrando in contatto con culture diverse. Consegue la laurea triennale in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale e la laurea magistrale in Storia e società, presso l’Università degli Studi Roma Tre. Si è specializzata in Relazioni internazionali e studi di genere. Attualmente frequenta il Master in Comunicazione storica.

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