L’individualità attraverso i processi di stregoneria in Germania

In questo numero di Bibliografia Vagante parliamo di processi per stregoneria: l’individualità nella prima età moderna attraverso i processi di stregoneria in Germania.
Ancora, nella Germania riformata, vediamo all’opera l’alchimista Anna Zieglerin, la cui vita si concluderà con un processo e una condanna.
Dall’Archivio di Stato del complesso di Sant’Ivo alla Sapienza emergono gli atti del processo a Bellezza Orsini, all’interno dei quali si trova un raro documento salvato dal rogo.
Concludiamo con un articolo sul coinvolgimento delle giovani donne “marrane” nelle strategie di sopravvivenza all’Inquisizione portoghese, durante le purghe nell’ultimo quarto del XVII secolo.

Per informazioni sui criteri di scelta degli articoli/libri, vi rimandiamo alla BV 1.

Laura Kounine: Imagining the Witch: Emotions, Gender, and Selfhood in Early Modern Germany, “Emotions in History” a cura di Ute Frevert e Thomas Dixon. New York: Oxford University Press, 2018. pp. xii+280.
I processi per stregoneria svoltisi nella prima età moderna nel Sacro Romano Impero hanno visto coinvolta una consistente minoranza di uomini. Non tutti i sospetti hanno portato ad accuse formali, né tutti i processi hanno portato al rogo; poco più della metà delle persone processate per stregoneria all’inizio dell’Europa moderna sono state giustiziate. Attraverso i processi svoltisi in Germania, l’autrice esamina come la comunità, la chiesa e la legge cercarono di identificare la strega, e come uomini e donne comuni hanno combattuto per evitare il rogo. Cerca inoltre di stabilire i motivi con cui comprendere perché la stregoneria potrebbe essere allineata con forti stereotipi femminili, ma anche immaginato come un crimine che può essere commesso da entrambi i generi di qualsiasi età. Andando oltre gli stereotipi della strega, il libro suggerisce nuovi modi di pensare alla prima moderna individualità. In effetti, il processo stesso ha creato le condizioni per studiare una vasta gamma di personalità, e di dare un significato alle emozioni, al genere e al sé nella moderna Germania luterana. (Dal sito dell’editore, link sul titolo).
Di seguito i collegamenti agli estratti di alcune recensioni:
H. C. Erik Midelfort, The Journal of Modern History, Vol. 95, n. 1/2023;
David J. Collins: Renaissace Quarterly, Vol. 74, n. 1/2021;
Silke Kamp: Historische Zeitschrift, Vol. 311/2020 (in tedesco).
Sul sito di Amazon si possono leggere un riassunto e, cliccando sulla copertina, le pagine di introduzione.

Tara Nummedal Anna Zieglerin and the Lion’s Blood: Alchemy and End Times in Reformation Germany, Philadelphia University of Pennsylvania Press, 2019. 304 pp.
Nel 1573 l’alchimista Anna Zieglerin diede al suo mecenate la ricetta di un olio straordinario da lei chiamato “sangue di leone”, affermando che – tra le altre proprietà – era in grado di stimolare la crescita delle piante, creare pietre preziose, trasformare il piombo in pietra filosofale, promettendo la salvezza spirituale e il profitto materiale. L’autrice ricostruisce la straordinaria carriera, il contesto storico dell’alchimista, cortigiana e profeta Anna Zieglerin, situandone la storia all’interno dei più ampi quadri della Riforma: le battaglie religiose, politiche e militari della Germania; la crescente influenza dell’alchimia; il ruolo dell’escatologia apocalittica; la posizione delle donne in questi contesti. Tre anni dopo il suo arrivo a corte, i nemici di Anna erano riusciti a trasformarla da santa alchimista in avvelenatrice e maga, facendo concludere la sua vita con l’arresto, la tortura e l’esecuzione pubblica. (Dal sito dell’editore, link sul titolo).
Un’intervista a Tara Nummendal si trova sul canale youtube della Brown University.
Di seguito alcune recensioni: 
Dane Daniel, The Journal of Modern History, Vol. 94, n. 3/2022 (estratto);
Joel A Klein, Journal of the History of Medicine and Allied Sciences, Vol. 77, n. 1/2022(estratto); 
Rita Voltmer, Francia Recensio, N. 3/2020, (articolo completo OA in tedesco).
Indici e introduzione in un’anteprima su Amazon (link sull’immagine della copertina).

Michele Di Sivo: Bellezza Orsini. La costruzione di una strega (1528), Roma nel Rinascimento, 2016, pp. 204.
La descrizione di un processo per stregoneria, straordinario per diversi motivi: è il primo processo redatto in italiano, e non in latino, e contiene un quaderno autografo della donna processata per stregoneria. Il quaderno è una testimonianza straordinaria perché raramente le donne processate per stregoneria sapevano scrivere; invece Bellezza Orsini sa scrivere e leggere: infatti i suoi libri sono al centro del processo. L’unicità del quaderno risiede anche nel fatto di essere sopravvissuto, perché gli scritti delle streghe venivano bruciati insieme alle streghe stesse. Per capire il motivo della mancata distruzione, bisogna sapere chi era Bellezza Orsini, e cosa voleva veramente sapere da lei il giudice che l’ha giudicata. Al contrario di quanto è costretta a confessare sotto tortura, nel suo quaderno Bellezza scrive cos’è la stregoneria secondo lei: è non accontentarsi delle conoscenze acquisite, ma il desiderio – fino a stare male – di imparare ancora, ed è questo il suo grande peccato. Terminata la scrittura, Bellezza si suicida, evitando così il suo rogo e quello del suo scritto (tratto dal video: Una Biblioteca, un Libro – Il quaderno di Bellezza Orsini).
Mano da strega. La scrittura di bellezza Orsini, articolo OA dell’autore sul Vol. 131, n. 2/2019 dei Mélanges de l’École française de Rome, Moyen Âge.

Concludiamo con un articolo sulle strategie di sopravvivenza all’Inquisizione in Portogallo tra il 1674 e il 1681:
Ana Paula Lloyd: The Suspension of the Portuguese Inquisition, 1674 to 1681: The Female PerspectiveJournal of Early Modern History, Marzo 2022.
Attraverso l’uso delle prove e dei testamenti delle donne arrestate dall’Inquisizione portoghese nel corso delle purghe delle famiglie neoconvertite, l’articolo sostiene che c’era una strategia concertata di educazione femminile, che prevedeva l’alfabetizzazione e l’insegnamento di competenze commerciali alle ragazze. Quindi non uno strumento di emancipazione o di autodeterminazione contro una società paternalistica, ma una necessità per la famiglia di funzionare agli occhi dei vicini e dell’Inquisizione. L’alfabetizzazione era sia una strategia politica, uno strumento che poteva essere utilizzato per minare ed eludere i codici di segretezza dell’Inquisizione, sia un modo per garantire che la famiglia e le sue importanti reti commerciali sopravvivessero nella diaspora. (Dall’estratto dell’articolo).

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Articolo di Rosalba Mengoni

Rosalba Mengoni 400x400

Laurea magistrale in Storia e Società, il suo principale argomento di studio riguarda l’interazione fra l’essere umano e il territorio. Collaboratrice tecnica all’Isem – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del Cnr, è nel comitato di redazione di Rime, la rivista dell’Istituto e fa parte del gruppo di lavoro sulla comunicazione. Cura la Bibliografia Mediterraneapubblicata sul sito istituzionale http://www.isem.cnr.it.

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