Editoriale. Amarena

Carissime lettrici e carissimi lettori,
Vita. Cominciamo dalla vita. Donata da una volontà divina, decisa da esseri viventi per amore, per progetto affettivo, o con il fine di proseguire la specie. La specie che deve continuare, nella vita animale (umana e non umana) e vegetale. Secondo il dizionario per vita si intende: «La forza attiva propria degli esseri animali e vegetali, in virtù della quale essi sono in grado di muoversi, reagire agli stimoli ambientali, conservare e reintegrare la propria forma e costituzione e riprodurla in nuovi organismi simili a sé». Nella storia del pensiero filosofico e scientifico, il concetto di vita è stato variamente riferito sia al complesso dei fenomeni capaci di prodursi e regolarsi autonomamente, sia al principio o causa stessa di tali fenomeni. «Si sono così contrapposte concezioni vitalistiche, che attribuiscono all’organismo vivente proprietà peculiari (spontaneità, finalismo, forza o slancio vitale, ecc.), irriducibili alle proprietà della materia inanimata, e concezioni meccanicistiche o materialistiche tendenti a ricondurre i fenomeni vitali a processi di natura fisico-chimica». Ma il dizionario continua: «Nella concezione e nel linguaggio comune, s’intende in generale per vita lo spazio temporale compreso tra la nascita e la morte di un individuo. A questo significato si riconnettono gran numero di frasi e locuzioni, riferite soprattutto a esseri umani, e anche ad animali». La vita si perde, sicuramente per il famoso sillogismo aristotelico, che se «tutti gli uomini sono mortali, Socrate è uomo, dunque Socrate è mortale» (o, nella forma più propriamente aristotelica: se tutti gli uomini sono mortali e Socrate è uomo, allora Socrate è mortale). Purtroppo, la vita si perde anche perché viene tolta: da chi interviene con forza sulla vita altrui. Rossella, tra le ultime (perché il triste squallore della statistica ci suggerisce che non è l’ultima, da lunedì scorso, a morire), ma anche il ragazzo di Napoli, il musicista ucciso per una lite futile, un parcheggio sbagliato o non accettato di un motorino. Poi anche le vittime di stupro, che è crudele e osceno come un’uccisione: la ragazza di Palermo, insultata e violata anche sui social e le due piccole di Caivano sulle quali sembra impossibile immaginare una violenza così intensa. E altre ancora.

Poi, nella vita che si muove e provvede a sé stessa, muore di morte violenta (la sera del 31 agosto) anche Amarena, un’orsa marsicana, amata e accolta con i suoi piccoli dalla comunità locale. Amarena azzarda uno sconfinamento in un terreno, a San Benedetto dei Marsi, forse per cercare cibo, ed è raggiunta da una fucilata che le è fatale. La violenza, inutile, scatena a sua volta altra violenza, ancora inutile. Accende il fanatismo che mette in atto le minacce di morte, la persecuzione psicologica contro chi si è macchiato del sangue innocente di questo essere fisicamente grande, ma dimostratosi inoffensivo. Anche nel caso di Amarena ci sono dei cuccioli rimasti soli che rimandano alla storia della prole dell’orsa nominata Jj4, per fortuna ancora in vita, ma imprigionata in attesa di un assurdo verdetto.
Molto amara è la storia della capretta uccisa, anche lei, nel frusinate, ai bordi di una festa in un agriturismo dove un gruppetto di ragazzi (direi ragazzini, in senso dispregiativo) si erano riuniti per celebrare la maggiore età (!!!) di uno di loro. Evidentemente non paghi di musica, chiacchiere (ma sanno gestirle senza un social ?!), brindisi e tramezzini, per ammazzare la loro noia cominciano a prendere a calci la capretta che di vita aveva conosciuto solo lo spazio di due o tre mesi. Otto ragazzini, tutti in un’età compresa tra i 17 e i 22 anni. Sono stati tutti identificati dai carabinieri e due di loro, minorenni, sono accusati di aver provocato materialmente la morte, con la violenza dei loro calci, del povero animale. Gli altri sono sospettati di istigazione a commettere reato, cioè di avere spronato a proseguire sia chi colpiva la capretta sia l’amico che filmava la scena. Sono tutti ragazzi di Anagni, Fiuggi e Paliano. C’è un primo filmato, diffuso sui social, in cui si vedono i ragazzi trasportare su una carriola la capretta, che poi viene lanciata da una finestra; e ce n’è un secondo, nel quale si vede uno dei ragazzi prendere la rincorsa, per colpire a calci sulla testa l’animale, tramortendolo e ripetendo la scena fino a ucciderlo. Intorno le risate del gruppo e l’incitamento a continuare a far del male alla capretta. «Un gesto di pura, assoluta crudeltà, che merita di essere punito in proporzione alla gravità del fatto, ha commentato la presidente della Lega italiana per la Difesa degli animali e dell’ambiente (Leidaa) e dell’intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, Michela Vittoria Brambilla. Colpisce la totale assenza di empatia, la totale insensibilità di chi ha compiuto quest’azione del tutto immotivata, e quella di chi ha ripreso l’avvenimento come se la distruzione di una vita fosse uno spettacolo godibile. Al Parlamento il compito di inasprire le pene per i reati contro gli animali. Spero che sia presto approvata la mia proposta di legge — ha concluso Brambilla — che è ora all’esame della commissione Giustizia della Camera. Leidaa presenterà denuncia e si costituirà parte civile se, come auspicabile, si arriverà a processo».
Il punto, terribile è che questi sono solo esempi, seguiti o includenti altri simili, di vite spezzate, umane e non umane, perché qualcuno/a ha deciso per loro. C’è chi dice sia colpa dei social, ma io sinceramente penso che lo sia solo in parte. La mente va al ricordo di quel periodo in cui dei giovanissimi si dilettavano a buttare pietre dai cavalcavia sull’autostrada e, tra il 1986 e il 2005, riuscirono a uccidere otto vite. È necessario cambiare la prospettiva della vita, rivedere il concetto che della vita abbiamo in noi e, soprattutto, quale è il concetto e la prospettiva di vita nei e nelle giovanissime. Empatia e compassione sono legate. Sapere percepirle è obbligatorio per rimanere e avere una società più umana e vera, perché, altrimenti, una società così non può essere considerata tale. C’è bisogno di prevenzione, fatta in modo corretto e rigoroso e non di aggravio delle punizioni. Si è parlato, dopo l’uccisione di Giovanbattista Cutolo, il ragazzo musicista napoletano freddato a morte dai colpi di pistola di un diciassettenne durante una futile discussione per il parcheggio di un motorino nella piazza più importante della città partenopea, di grida manzoniane che, proprio secondo gli stessi giudici, non servono a niente. Ci sembrano per questo fuori luogo i provvedimenti che il governo vuole attuare riguardo alla punibilità dei reati commessi da minori: «Quando un giovane non ancora diciottenne arriva davanti al magistrato dopo aver commesso un reato, lo Stato ha già perso la partita», scrive in proposito un quotidiano citando le parole di Claudia Caramanna, procuratrice per i minorenni a Palermo, che sottolinea: «La sanzione, da sola, non è sufficiente. È indispensabile essere rigorosi e garantire la certezza della pena, però la prevenzione sul territorio, l’educazione e il recupero restano strumenti fondamentali». E mentre Matteo Salvini tuona: «Se un ragazzino uccide, deve pagare come un cinquantenne», ci sono giudici, abituati ad ascoltare questi ragazzi che arrivano davanti a loro dopo aver commesso un reato: «Le grida manzoniane non servono a nulla. È giuridicamente improponibile applicare per un minorenne le stesse pene previste per i maggiorenni. La piaga dei giovanissimi che commettono delitti non si risolve in questo modo, né abbassando l’età imputabile al di sotto dei 14 anni. Dinanzi al dolore della madre di una vittima possiamo solo inchinarci. A noi addetti ai lavori, però, spetta il compito di ragionare con lucidità e concretezza… Nel 2022, su 37.092 procedimenti iscritti presso le Procure minorili di tutta Italia, solo 2.199 sono stati chiusi con sentenza di non imputabilità perché il responsabile aveva meno di 14 anni. Parliamo del 6 per cento». Stessa cosa dice Paola Brunese, designata il 22 luglio dal Csm nuova presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli, «non serve inasprire le pene, quelle esistenti possono essere tranquillamente graduate e chi delinque non fa il calcolo della pena che potrebbe essere irrogata». Un altro giudice rincara: «Mi sembra ridicolo celebrare processi ai bambini. Piuttosto, il minore che commette un reato deve essere considerato come la spia di una famiglia che ha bisogno d’aiuto». Ecco il concetto su cui si deve puntare e verso il quale bisogna guardare che per forza deve includere la prevenzione. Maria de Luzenberger, procuratrice per i minorenni di Napoli, rileva: «Non si può pensare di punire un minore come si fa con un maggiorenne. E ritengo non solo inutile, ma addirittura dannoso un intervento sull’età imputabile. Questo non significa che non occorrano interventi, senza però toccare l’impianto del nostro codice». Anche Ciro Cascone, per otto anni procuratore minorile a Milano e oggi avvocato generale in corte d’Appello a Bologna, è d’accordo sulla necessità di «avere il polso fermo. Sulle armi, e soprattutto sul possesso di coltelli, serve tolleranza zero. Però ricordiamoci che la prevenzione non si ottiene attraverso il processo penale. È vero, il livello della delinquenza giovanile si sta alzando pericolosamente, ma io — dice in un’intervista a un quotidiano — mi sono occupato per vent’anni di giustizia minorile e, in tutto questo tempo, non ho visto interventi nel sociale, non sono state investite risorse per insegnanti, educatori, per aiutare le famiglie in difficoltà». A Palermo, ricorda la procuratrice Caramanna, «assistiamo ogni giorno a fatti sempre più gravi che spesso sono riconducibili a una mancanza di educazione all’emotività, all’affettività, al rispetto della persona. A questi ragazzini bisogna assicurare educazione, non lasciarli soli con i loro cellulari». Tutte queste parole di professionisti e professioniste esperti/e del settore non possono non essere ascoltate prima di legiferare. Perché l’argomento è l’educazione e la ri-educazione e non sono argomenti da trattare alla leggera, con fini propagandistici ed elettorali. Certamente la pena che si decide deve essere immediata perché un giovane o una giovane dimentica presto la portata e il significato della sanzione ricevuta. Questa è la responsabilità delle istituzioni. Il resto, permettetemelo è solo parlare alla pancia.

Ai bordi del nuovo anno scolastico dobbiamo far tesoro di queste lezioni. Siamo in dovere di proteggere e avviare alla legalità, ma anche alla giustizia le nuove generazioni. I ragazzi e le ragazze devono capire che la conoscenza e l’esperienza culturale sono una strada da percorrere perché la vita di ciascuno/a di loro sia davvero vivibile, sia tesa al meglio, per trasmetterla come un testamento. Di vita in vita, appunto. e tutto questo dovrebbe essere preso in considerazione per la formazione, per la scuola, appunto.

Riposiamoci con la poesia del grande, indimenticabile Primo Levi. Un omaggio delicato, per il compleanno, alla donna che ama, alla quale «è toccato in sorte», come dice tra i versi, un uomo sofferente al quale il dolore non ha tolto la capacità di dare amore e consolazione.

Abbi pazienza, mia donna affaticata,
Abbi pazienza per le cose del mondo,
Per i tuoi compagni di viaggio, me compreso,
Dal momento che ti sono toccato in sorte.
Accetta, dopo tanti anni, pochi versi scorbutici
Per questo tuo compleanno rotondo.
Abbi pazienza, mia donna impaziente,
Tu macinata, macerata, scorticata,
Che tu stessa ti scortichi un poco ogni giorno
Perché la carne nuda ti faccia più male.
Non è più tempo di vivere soli.
Accetta, per favore, questi 14 versi,
Sono il mio modo ispido di dirti cara,
E che non starei al mondo senza te.
(Primo Levi)

Buona lettura a tutte e a tutti.

Iniziamo insieme la lettura degli articoli di questo numero con Ellen Johnson Sirleaf. Nobel per la Pace, per Calendaria 2023, la storia dell’attuale Presidente della Liberia, «una donna (che) ha lottato contro la violenza e attraverso un lungo percorso fatto di studio, lavoro, esili e sacrifici ha ottenuto la presidenza». Dall’Africa ci spostiamo in Cina con un contributo che ripercorre la condizione e i diritti delle donne nelle varie epoche, sottolineando quanto ancora ci sia da fare per una piena parità nonostante le dichiarazioni di Xi-Jinping: La donna nella Cina contemporanea. Le nostre serie continuano: la quinta puntata di Bibliografie vaganti si occupa di processi per stregoneria e delle difficoltà di sopravvivenza delle donne marrane all’Inquisizione portoghese; la quinta parte di Donne antifasciste nel carcere di Perugia affronta una pagina della storia italiana poco conosciuta o rimossa, che smonta il mito degli “Italiani brava gente” e descrive le partigiane provenienti dalla Slovenia. Per Corpi e Stereotipi I nostri corpi su Instagram. Immagine corporea e social network ci mette in guardia sull’abuso di questo social network e sulle sue conseguenze, suggerendo anche delle vie di fuga rappresentate dalla cosiddetta Body positivity. Per Cinema e Serie Tv Sex Education: come educare al sesso e sdoganare i tabù incontreremo una delle serie più seguite sulla piattaforma Netflix e avremo l’opportunità di leggere interessanti riflessioni e proposte. Una guida a serie tv e documentari sullo sport femminile nel mondo ci offrirà una rassegna dei titoli di film documentari e serie che riguardano gli sport femminili, da sempre sottovalutati, anche se forse qualcosa sta cambiando. La donna che presentiamo in questo numero per La targa che non c’è è Rosa Pisaneschi, brillante e promettente germanista, elegante traduttrice, una delle tante donne invisibili e preziose raccontate dall’autrice di Via Antonio Gallonio n°23. La casa di Rosa Pisaneschi, una vita segnata «dal logoramento di un’intesa costruita con un uomo precedentemente amato».

Settembre è il tempo dell’inizio della scuola. Più VAR per tutti. Per una scuola che ha il coraggio di rivedersi è l’articolo coraggioso di una docente di ruolo di sostegno che riflette sulla necessità, per la scuola, di apprendere dai propri errori, per diventare sempre più democratica. E a scuola da tempo, secondo i dettami europei, internazionali e nazionali, si riflette sulla parità di genere, anche se molti sembrano ignorarlo. La parità si fa strada, nella Sezione Juvenilia, ci racconterà il bellissimo progetto didattico dell’Istituto tecnico “Franchetti Salviani” di Città di Castello, in provincia di Perugia che ha partecipato al nostro Concorso “Sulle vie della parità”.

Ed ecco i nostri consigli di lettura. Se cercate un romanzo storico «denso e complesso, ricco di realtà, di storie avvincenti e di personaggi affascinanti» e se già avete apprezzato in altri lavori la sua autrice, L’Architettrice, di Melania Mazzucco è il vostro prossimo libro. Diverso, ma altrettanto consigliabile, è Vademecum 22 di Luciano Ragno, presentato dalla nostra direttora responsabile Giusi Sammartino, «un anno di notizie, 365 osservazioni del mondo scelte da un giornalista, con l’occhio del professionista, dell’uomo abituato a guardare con uno spirito esperto».
Luglio e Agosto di Toponomastica femminile è il Report” poetico” delle attività della nostra associazione, in cui leggeremo dei viaggi delle donne e della figura, quasi sconosciuta, del Gender City Manager.
È arrivato il momento di salutarci, con un’altra ricetta tratta da La cucina Vegana: Pomodorini con crumble di erbe aromatiche, un modo simpatico e creativo di recuperare il pane raffermo e di rendere sfiziosi datterini e ciliegini.
SM

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Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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