Perth-Australia

Scendiamo da soli a Fremantle, città portuale non lontana da Perth, dove vivono più o meno 30.000 persone, e ci sembra di trovarci in una ridente cittadina balneare europea del primo novecento: belle case basse dai colori pastello, ringhiere liberty, il fiume Swan che scorre placido, pub, bar, ristorantini, gallerie, giocolieri di strada e tanta gente. E’ domenica, visitiamo un colorato mercato con cibi e prodotti tipici. In piazza c’è la chiesa anglicana dedicata a san Giovanni evangelista, all’esterno una targa che ricorda un tale in quanto marito di una signora. Incredibile!

Acquisti: 4 tshirts, due per i nostri figli, con disegni tipici degli aborigeni, sembrano tanti puntini colorati che formano un oggetto, ad esempio strumenti musicali. Se non le gradiranno, le useranno per pigiami…oppure me le metterò io.

Due sono per Piero: una gialla, perché ha deciso che, alla prossima festa italiana a bordo, non si vestirà in verde-bianco-rosso, ma in bianco-giallo in ricordo del regno borbonico – ma so già che non lo farà perché è schivo…; l’altra è una semplice polo bianca, di un cotone che protegge dai raggi solari nocivi (fattore spf 40). Ci accorgiamo di questa particolarità quando siamo già sulla nave! Peccato, ne avremmo comprate altre.

Nel pomeriggio, escursione organizzata: la guida è italiana, ci parla dell’Australia e di Perth con grande entusiasmo, mentre in Italia – dice lei – non c’è niente che funzioni. Ci disturba un po’. Sarà anche vero che qui c’è ordine, si rispettano le regole e bla bla bla, ma sono pochi milioni di abitanti sparsi su un territorio immenso…

Il tempo è bello, vediamo alcune spiagge lungo l’oceano, i surfisti che “volano”, gli chalets, i barbecues, le tante vele che punteggiano il mare, lunghe onde, case belle – una diversa dall’altra come per dimostrare il potere economico raggiunto dalla famiglia proprietaria. Molto più raffinate le ville di Punta del Este, in Uruguay! Andiamo anche a Sorrento beach, un marina moderno con negozi e bar, sul mare. Non ci ricorda nulla di Sorrento.

Le spiagge sono a rischio squali. Saranno anche belle, ma il bagno si fa in piscina.

La cosa che più ci ha colpito è Kings park, un immenso giardino con grandi alberi, prati e fiori, affacciato sulla città: c’è un monumento che ricorda gli uomini e le donne caduti nelle due guerre mondiali e i Paesi in cui hanno combattuto; ci sono intere famiglie di etnie diverse (dalla donna tutta velata al nonno indiano con turbante ecc.) che giocano sui prati dopo il picnic: assistiamo alla corsa a piedi nudi di nonni genitori zii e bambini, sembrano tutti sereni e appagati…forse Antonella ha ragione, qui si respira un’aria serena – ma il buco dell’ozono suggerisce di non prendere il sole. Anche qui i bambini indossano cappelli con coprinuca.

Il giro al centro della città è velocissimo e superficiale; dicono che sia la città più isolata dell’Australia, così ad ovest e così lontana dalle altre grandi città…Ospita due milioni di abitanti e tutti gli uffici presenti nella capitale di uno Stato. Ma non mi affascina, la trovo banale. I palazzi, le ampie strade, i grandi viadotti sono anonimi, potrebbero trovarsi in qualsiasi altra città del mondo. Gli abitanti provengono da molti Paesi del mondo, c’è una comunità italiana piuttosto attiva. La convivenza pacifica, la solidarietà inter-etnica, la cooperazione, il rispetto per le altrui culture sono fatti assodati.

Prima di tornare a bordo, dall’esterno vediamo la prigione di Fremantle, la cosiddetta Round House, costruita da galeotti nella prima metà dell’800 e utilizzata come carcere fino alla fine del secolo XIX.

Scendiamo da soli a Fremantle, città portuale non lontana da Perth, dove vivono più o meno 30.000 persone, e ci sembra di trovarci in una ridente cittadina balneare europea del primo novecento: belle case basse dai colori pastello, ringhiere liberty, il fiume Swan che scorre placido, pub, bar, ristorantini, gallerie, giocolieri di strada e tanta gente. E’ domenica, visitiamo un colorato mercato con cibi e prodotti tipici. In piazza c’è la chiesa anglicana dedicata a san Giovanni evangelista, all’esterno una targa che ricorda un tale in quanto marito di una signora. Incredibile!

Acquisti: 4 tshirts, due per i nostri figli, con disegni tipici degli aborigeni, sembrano tanti puntini colorati che formano un oggetto, ad esempio strumenti musicali. Se non le gradiranno, le useranno per pigiami…oppure me le metterò io.

Due sono per Piero: una gialla, perché ha deciso che, alla prossima festa italiana a bordo, non si vestirà in verde-bianco-rosso, ma in bianco-giallo in ricordo del regno borbonico – ma so già che non lo farà perché è schivo…; l’altra è una semplice polo bianca, di un cotone che protegge dai raggi solari nocivi (fattore spf 40). Ci accorgiamo di questa particolarità quando siamo già sulla nave! Peccato, ne avremmo comprate altre.

Nel pomeriggio, escursione organizzata: la guida è italiana, ci parla dell’Australia e di Perth con grande entusiasmo, mentre in Italia – dice lei – non c’è niente che funzioni. Ci disturba un po’. Sarà anche vero che qui c’è ordine, si rispettano le regole e bla bla bla, ma sono pochi milioni di abitanti sparsi su un territorio immenso…

Il tempo è bello, vediamo alcune spiagge lungo l’oceano, i surfisti che “volano”, gli chalets, i barbecues, le tante vele che punteggiano il mare, lunghe onde, case belle – una diversa dall’altra come per dimostrare il potere economico raggiunto dalla famiglia proprietaria. Molto più raffinate le ville di Punta del Este, in Uruguay! Andiamo anche a Sorrento beach, un marina moderno con negozi e bar, sul mare. Non ci ricorda nulla di Sorrento.

Le spiagge sono a rischio squali. Saranno anche belle, ma il bagno si fa in piscina.

La cosa che più ci ha colpito è Kings park, un immenso giardino con grandi alberi, prati e fiori, affacciato sulla città: c’è un monumento che ricorda gli uomini e le donne caduti nelle due guerre mondiali e i Paesi in cui hanno combattuto; ci sono intere famiglie di etnie diverse (dalla donna tutta velata al nonno indiano con turbante ecc.) che giocano sui prati dopo il picnic: assistiamo alla corsa a piedi nudi di nonni genitori zii e bambini, sembrano tutti sereni e appagati…forse Antonella ha ragione, qui si respira un’aria serena – ma il buco dell’ozono suggerisce di non prendere il sole. Anche qui i bambini indossano cappelli con coprinuca.

Il giro al centro della città è velocissimo e superficiale; dicono che sia la città più isolata dell’Australia, così ad ovest e così lontana dalle altre grandi città…Ospita due milioni di abitanti e tutti gli uffici presenti nella capitale di uno Stato. Ma non mi affascina, la trovo banale. I palazzi, le ampie strade, i grandi viadotti sono anonimi, potrebbero trovarsi in qualsiasi altra città del mondo. Gli abitanti provengono da molti Paesi del mondo, c’è una comunità italiana piuttosto attiva. La convivenza pacifica, la solidarietà inter-etnica, la cooperazione, il rispetto per le altrui culture sono fatti assodati.

Prima di tornare a bordo, dall’esterno vediamo la prigione di Fremantle, la cosiddetta Round House, costruita da galeotti nella prima metà dell’800 e utilizzata come carcere fino alla fine del secolo XIX.

 

Articolo di Luciana Grillo

LDk5k8UMHa  insegnato Italiano, Latino, Greco, e Storia nella scuola superiore. Ha pubblicato racconti, eserciziari didattici e saggi, collaborato nell’allestimento di spettacoli teatrali e  guidato per anni il Consiglio delle donne del Comune di Trento. Collabora con “L’Adigetto”, con il mensile Trentino Mese ed è segretaria di redazione della rivista trimestrale “Soroptimist News/La voce delle donne”.

 

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