Monsummano Terme. Sulle tracce delle donne

A Monsummano Terme (PT) sabato 2 marzo sono stati organizzati dall’Amministrazione comunale due eventi legati fra loro in più modi, in cui le figure femminili sono risultate centrali.

Il primo ha visto protagonista la guida di Toponomastica femminile La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne grazie alla quale è stato possibile realizzare una passeggiata nel centro cittadino alla scoperta di importanti donne legate alla cultura, alla vita sociale, alla politica, all’arte. Il ritrovo e la partenza sono avvenuti all’interno del Museo della città e del territorio, dove l’assessora Simona de Caro ha dato il benvenuto nelle sale in cui è allestita la mostra “M’istruisco, dunque sono”; qui si è parlato della sventurata maestra Italia Donati, suicida nel 1886 per le maldicenze dei paesani.  Poi il gruppo si è spostato nell’adiacente piazza dove sorge la Basilica della Fontenuova: sono state esaminate in particolare le pregevoli lunette esterne in cui emerge la figura della pastorella Jacopa che fu protagonista del primo miracolo della Vergine; del successivo furono testimoni i Granduchi, per cui Cristina di Lorena decise di far erigere la bella chiesa in forme barocche. Poi abbiamo raggiunto casa Giusti, dove era d’obbligo una sosta per parlare di Ester Chiti e di Ildegarde, rispettivamente mamma e sorella del poeta Giuseppe Giusti. Pochi passi per arrivare a una breve via pedonale intitolata alla prima e unica sindaca: Giulia Faldi, che nel 1953 ebbe questo incarico per alcuni mesi. Il gruppo si è poi spostato verso il Municipio; qui ho parlato di una figura praticamente dimenticata: Giulia Rinieri de’ Rocchi, zia di Ferdinando Martini, che fu ispiratrice e amante di Stendhal, l’unica donna che lo scrittore francese abbia ufficialmente chiesto in moglie.

Arrivati a Villa Renatico-Martini l’attenzione si è rivolta ad altre due donne legate all’importante uomo politico monsummanese: la moglie e la nipote. Giacinta Marescotti Martini fu una donna di idee straordinariamente progressiste, fra le prime iscritte al Partito Socialista romano, suffragista e promotrice di leggi, filantropa attenta e generosa in un settore veramente innovativo: si occupò, infatti, dell’infanzia abbandonata e con deficit intellettivi, collaborando con Maria Montessori. L’amata nipote Giuliana Benzoni ebbe una esistenza avventurosa e romanzesca: nobile, colta, bella, brillante nell’alta società, seppe dedicarsi con tutta sé stessa ai problemi del Meridione e fare scelte controcorrente, anche pericolose, durante la Resistenza, tanto da meritare la Croce di guerra al valor militare “sul campo”.
A questo punto il primo evento si è concluso, per lasciare il posto al secondo, interno alla Villa dove è  in corso la mostra “Oasi” che rende omaggio al mecenatismo di Ferdinando Martini (1841-1928) e della moglie; i due, infatti, apprezzavano l’arte a loro contemporanea e fecero realizzare dai più importanti pittori italiani dei dipinti a carattere e bucolico, da inserire nel soffitto dell’ingresso. Doveva essere un colpo d’occhio incredibile e un’accoglienza senza pari. Ecco opere di Eugenio Cecconi, Niccolò Cannicci, Angelo Torchi, Luigi e Francesco Gioli e – unico visibile in tutta la sua magnificenza – il dipinto di Giovanni Fattori: una umile donna sulla scala che spoglia l’albero in una visione autunnale, dominata dai toni del marrone e del giallo (La raccolta delle foglie-1887). Purtroppo le opere furono staccate e vendute all’asta dagli eredi. L’intero ciclo – ora riprodotto in bianco e nero a grandezza naturale – è stato trasferito su uno schermo multimediale che rimarrà in dotazione del museo Mac,n.

Gli interventi successivi hanno riguardato la preziosa biblioteca del Martini, di cui oggi oltre 15.000 esemplari sono custoditi presso la Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, e altre due figure femminili collegate con il padrone di casa, che – ricordiamo – fu ministro della Pubblica Istruzione, deputato per quarantatré  anni, senatore, ambasciatore, viceré in Eritrea, fondatore dell’Enciclopedia italiana, scopritore di talenti (fra cui Collodi). La prima donna citata dalla studiosa Francesca Rafanelli è stata la figlia Teresa con cui ci fu sempre un bello scambio epistolare, affettuoso ma anche ricco di consigli reciproci; il padre la teneva in gran conto e si fidava dei suoi giudizi, in ogni campo. La seconda figura ebbe un ruolo diverso, ma non meno importante; si tratta di Matilde Bartolomei Gioli, una vera esperta d’arte — generosa e competente — che faceva da tramite fra i committenti e i possibili acquirenti con gli artisti stessi, spesso squattrinati e in cerca di lavoro. Fu per il Martini una cara amica epistolare e si scambiarono per lunghi anni giudizi condivisi, consigli, novità sul panorama artistico italiano ed europeo. Aveva un buon gusto innato e i suoi pareri furono spesso determinanti per la carriera di coloro che lei frequentava, conosceva molto bene e incoraggiava, da vera mecenate d’altri tempi.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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