Venti anni del museo MAN di Nuoro

Nel 2019 il MAN-Museo d’arte provincia di Nuoro festeggia i suoi primi venti anni in cui ha saputo costruire la sua identità grazie a un programma di mostre ed eventi di grande interesse, senza dimenticare la collezione permanente con opere di artisti sardi come Costantino Nivola, Mauro Manca, Antonio Ballero insieme a una bella raccolta di disegni e ceramiche.

Nello scorso autunno la mostra “La Bohème-Henri de Toulouse-Lautrec e i maestri di Montmartre” ha presentato al pubblico oltre 100 opere grafiche degli artisti francesi della Belle Époque. Non si trattava dunque dei consueti dipinti o disegni che si apprezzano nei musei parigini, ma di quel genere totalmente nuovo e originale che ha di fatto creato la cartellonistica pubblicitaria.

Nel 1895 comparve il primo manifesto pubblicitario italiano per la ditta Auer; nel ’98 fu la volta della celebre pubblicità per la Cinzano e iniziò l’attività di creativi come Cappiello, Dudovich, Metlicovitz, mentre cominciavano a nascere i primi grandi magazzini; in seguito il settore si allargò con successo crescente ai manifesti satirici, ai volantini, alla pubblicità di film come Cabiria e alle copertine di periodici come “La domenica del Corriere”. Ma certo i Parigini, con in testa Toulouse-Lautrec, Steinlen, Bonnard, Vallotton, aprirono la strada con colori, soggetti, inquadrature, fantasia e  veri colpi di genio. Nella mostra nuorese l’esposizione seguiva il criterio dei prodotti pubblicizzati, i più vari davvero; troviamo il cacao, il cioccolato, le caramelle, i confetti, e pure lo champagne. Si consiglia l’acquisto di biciclette ma anche (può capitare…) quello dei sali purgativi. Nell’epoca entusiasmante della Seconda rivoluzione industriale, qualsiasi prodotto di manifatture, botteghe, industrie si doveva vendere, ad esempio i giornali, la carta da lettere e i libri appena stampati. La produzione era perciò vasta e varia: basta pensare che in soli dieci anni Toulouse-Lautrec realizzò 368 fra stampe e poster!

Colpisce il fatto che anche ciò che era effimero e di brevissima durata venisse affidato all’inventiva di questi maestri straordinari: un ballo, lo spettacolo del circo, la serata di un cabarettista, la singola esibizione di una cantante o di una soubrette. Naturalmente un ruolo privilegiato è quello dei locali in cui si balla e si può assistere agli spettacoli (Moulin Rouge) o dei café-chantant e dei cabaret, con imitatori, mimi, comici (come il celebre Le chat noir) in cui il confine ammiccante fra lecito e illecito rimane vago e ambiguo.

Essenziale in queste litografie originali – spesso ritoccate a mano – è la presenza femminile: eccetto rari esempi, in tutti al centro, grande e imponente, è la donna (o le donne, come la fila delle ballerine del can-can), di solito bella, giovane, provocante, scollata, ritratta con colori brillanti e abiti all’ultima moda, con la vita strizzata dal bustino e le maliziose calze alla coscia. Più che la sartina o la modista o la tisica Mimì che realizza fiori senza profumo, quelle fragili creature che nell’immaginario rimandano appunto alla Bohème pucciniana, qui le figure femminili richiamano invece la salute, il vigore, la gioia di vivere, il movimento, l’energia; sono simboli moderni e affascinanti di un’epoca che guardava al futuro con fiducia nel passaggio fra XIX e XX secolo, mentre nuvole nere gravavano sul cielo di un’Europa ingenua e incosciente.

Il MAN si è confermato ancora una volta non solo un’eccellenza in Sardegna, ma anche una istituzione prestigiosa a  livello italiano; lo dimostra il successo delle sue mostre e la loro intelligente programmazione.  In queste sale sono passate opere dell’artista sarda Maria Lai, celebrata in tutto il mondo, qui sono comparse le fotografie dell’appena ri-scoperta Vivian Maier, qui sono state esposte le opere di coppie di artisti russi (mostra “Amore e rivoluzione”) per arrivare alle futuriste italiane (mostra “L’elica e la luce-1912-44”), con uno sguardo sempre attento alla creatività femminile.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

 

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