Donne e calcio: un binomio che funziona

Domenica 24 marzo 2019 ore 15, più di 39.000 spettatori all’Allianz Stadium di Torino che registra così il tutto esaurito: no, non è l’incipit dell’ennesima partita casalinga dei pluricampioni d’Italia della Juventus, ma il big match della 19° giornata del campionato femminile tra le bianconere padrone di casa e la Fiorentina, (terminato 1-0 per la Juve con rete nel finale della Pedersen), appena una settimana dopo il record storico di spettatori registrato in Spagna per Atletico Madrid – Barcellona, oltre 60.000 presenze.

Anche in Italia dunque il calcio femminile si conquista una bella e meritata prima pagina.

Un risultato storico ma non casuale, partito la scorsa estate con l’investimento massiccio nel calcio femminile da parte dei maggiori top club maschili come la Juventus, la Fiorentina, e il Milan (di cui le controparti femminili si contendono attualmente lo Scudetto) e passando per la qualificazione della nazionale italiana femminile per i Mondiali 2019 che si terranno a giugno in Francia.

Un movimento in forte crescita che raccoglie i primi importanti risultati nonostante le dure battaglie che le ragazze hanno dovuto affrontare da sempre contro ingiustizie, pregiudizi e becero sessismo che da sempre contraddistingue il mondo del pallone.

Come non ricordare le parole dell’allora presidente della Lega Nazionale Dilettanti Carlo Tavecchio che in un’intervista del 2014 a Report, paragonando le prestazioni in ambito calcistico dell’uomo e della donna, dichiarava che «la donna si riteneva un soggetto handicappato rispetto al maschio sulla resistenza, sul tempo ed espressione anche atletica, invece abbiamo riscontrato che sono molto simili» o del suo successore, un anno dopo, Felice Belloli che, alla proposta di finanziare la crescita del calcio femminile, sbottava: «Basta! Non si può parlare di dare sempre soldi a queste quattro lesbiche».

Quindi la forbice tra il calcio maschile e femminile si sta riducendo? Purtroppo ancora no. Due questioni su tutte: professionismo e numeri.

Il coinvolgimento delle maggiori squadre della Serie A, per inserire al proprio interno una sezione femminile è un ottimo passo ma l’obiettivo del professionismo è ancora lontano (le calciatrici italiane attualmente sono considerate al massimo al livello dei loro colleghi maschili che militano nel campionato dilettanti). Il tutto esaurito per una partita di calcio è un ottimo incipit per la crescita del movimento ma bisogna anche considerare che i biglietti allo Stadium erano gratuiti, nessuno ha effettivamente pagato per assistere alla partita.

Questo però non deve sminuire l’evento storico, per la prima volta oltre 39.000 persone hanno scelto di assistere ad una sfida al femminile, perché l’interesse e  l’entusiasmo sono le basi fondanti per crescere in ogni ambito e per sostenere ancora di più e sempre più forte che non ci sono sport solo “per uomini” e che donne e pallone sono un binomio che funziona.

 

Articolo di Antonio Lupoli

Nb5PZjt9Pugliese ma romano d’adozione, è un atipico impiegato assicurativo accanito lettore con un curioso debole per la Geografia. Appassionato da sempre di musica, soprattutto rock, non ha ancora una preferenza netta tra i Beatles e i Rolling Stones. Di musica, così come di attualità e di calcio, scrive da anni articoli online. Nel tempo libero studia il francese e tifa Juve.

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