Esplorare le mappe

Era il 2013 quando, in un polveroso negozio di libri usati sperduto nello Yorkshire, l’antica contea inglese, mi capitò tra le mani una vecchia edizione delle cartografie prodotte dall’Ordnance Survey: One-inch map of Great Britain – Tauton & Lyme Regis, 1960. Nulla di gran valore, se non per il fatto che a Lyme Regis pensavo di andarci da qualche anno. Esattamente da quando ero incappata nelle Strane Creature di Tracy Chevalier, creature che raccontavano l’affascinante storia della paleontologa ottocentesca Mary Anning che in quei luoghi aveva vissuto. Comprai quella mappa per poco più di una sterlina e, una volta tornata a casa, me ne dimenticai. Mesi più tardi quando la ripresi in mano trovai al suo interno una sorpresa: qualcuno vi aveva tracciato sopra dei segni, per indicare qualcosa, chissà quanti anni prima e perché. Piccole X tracciate su luoghi lontani e per me misteriosi. Mi sembrò di aver trovato la mappa di un tesoro. Un tesoro minimo, personale, intimo. Studiai la mappa con attenzione, trovandoci il nome della precedente proprietaria: “Joan B”. Qualche settimana dopo ero su un aereo diretto verso la Jurassic Coast, alla ricerca di Joan e della storia che quella mappa aveva iniziato a raccontare.

IMMAGINE 1. mappa_joan2.jpg

Da sempre le mappe raccontano e celano tra i contorni che definiscono isole, mura di città, edifici, tra le tinte altimetriche, i nomi delle vie, i fiumi e i percorsi, storie altre. Storie delle mani che le hanno tracciate, di grandi illustri personaggi o di semplici persone che vi hanno lasciato un segno.

Nell’ultimo decennio il nostro approccio verso la cartografia è radicalmente cambiato: da semplici fruitrici di mappe siamo diventate sempre più protagoniste della loro stessa creazione. Compiamo gesti geografici di continuo e le possibilità per le potenziali mapper sono infinite così come i layer tematici su cui lavorare.
Migliaia di persone, dalle grandi città fino agli angoli più remoti del mondo, sono coinvolte in un grande movimento, quello del maptivism (ovvero, l’attivismo cartografico) e delle mappature partecipate che portano cittadini e cittadine a esprimere nelle e con le mappe i loro interessi e le loro esigenze.

Un movimento che ci piacerebbe esplorare assieme a voi da queste pagine virtuali a partire da oggi, per conoscere nuove opportunità, e che ci racconta moltissimo. Come i segni tracciati in una vecchia mappa che a me hanno raccontato di Joan.

 

Articolo di Rachele Amerini

SRf-hK26Laureata in Geografia dei Processi Territoriali a Padova, si occupa di cartografia a 360 gradi: dal campo urbanistico alle indagini ambientali alle mappature partecipate nelle scuole. Con una grande passione per i viaggi in luoghi di confine e le piste poco battute, organizza spedizioni di mappatura negli angoli più remoti del pianeta, promuovendo la cartografia libera. E’ mapper attiva su OpenStreetMap e Mapillary.

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