L’Inedito di William Shakespeare: l’irresistibile fascino del guitto

Al teatro Furio Camillo di Roma, lo scorso 15 febbraio, la compagnia Quinta di Copertina ha dato alle scene il nuovo “Inedito di William Shakespeare”, con regia di Stefano De Luca e la partecipazione di Tiziano Storti, Deborah Fedrigucci, Fabio Magnani e Claudia Gafà.
Nata un paio di anni fa come intrattenimento educativo (edutainment), la performance teatrale che ha l’intento di divulgare forme, contenuti e linguaggi del teatro shakespeareano coinvolgendo e divertendo il pubblico, ha tratto ispirazione dall’omonimo spettacolo per la prima volta sul palco dell’Improteatro Festival di Napoli del 2014. “Far arrivare Shakespeare, senza che susciti noia, ma piuttosto risvegli curiosità e coinvolgimento non solo per la forma ludica dell’intrattenimento, ma anche in quanto stimolo al confronto con se stessi e con la quotidianità che appare sotto i riflettori” è la sfida che con entusiasmo si propone ogni volta che sale sul palco Tiziano Storti, insieme al resto della compagnia, sette attori in tutto provenienti da luoghi e da esperienze di vita disparati.
Smettendo le vesti più comode dell’attore, l’interprete di questo esperimento ben riuscito indossa l’abito del guitto medievale, sperimentando tecniche recitative ‘da strada’, ma non per questo meno complesse, ricche di sfumature e intuizioni creative, alternando linguaggi e gesti che si richiamano allo stile del Cinquecento inglese, perché l’improvvisazione ne tragga nutrimento.
Nella prima fase più didascalica dello spettacolo, gli improvvisatori si alternano senza sosta sui cubi di legno, unici oggetti di scena, a mo’ di pulpito da cui richiamare l’attenzione del pubblico e coinvolgerlo in un gioco di scoperta di aspetti significativi della vita e delle opere del noto ed amato genio elisabettiano.
Accorciate le distanze con ironia e passione, il pubblico si sente completamente immerso nel fitto bosco shakespeareano e partecipa all’azione che prende forma. Lo spettacolo inizia: è una lampada la proposta di uno spettatore delle prime file ad accendere l’ingegno degli attori, che senza esitazione alcuna intrecciano storie di amori irrisolti, incastri e contrasti famigliari, vendette e avventure in pieno stile rinascimentale, senza far uso di copione, ma con completo affidamento all’immaginazione.
L’ “Inedito” è dunque occasione preziosa per conoscere e apprezzare l’improvvisazione che funziona. Sul palco ci si rinnova, si assiste ad un’utopia sociale che celebra la libertà, dal momento che tutto funziona solo e quando non si giudica e non si teme il giudizio altrui, si è pronti ad essere sgarbati, ridicoli, immaturi, fallimentari se la situazione lo richiede, ci si diverte a perdere la faccia. Sul palco si fa affidamento alle proprie risorse, alle intuizioni improvvise, perché, nonostante siano in molti a dubitarne a fine spettacolo, non c’è nulla di preparato! La storia si costruisce agendo: attraverso il contatto con l’altro, la capacità di ascoltare proposte verbali e fisiche, reagendo alla situazione, al momento, godendo della possibilità, se ne ha il coraggio, di intraprendere un viaggio sempre inedito e ogni volta più coinvolgente.

Si ringrazia per l’intervista Tiziano Storti (docente e regista della Scuola Nazionale di Improvvisazione Teatrale a Roma).

 

Articolo di Roberta Bargelli

IRpiIc-J.jpegDopo aver concluso il dottorato in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di “Tor Vergata”, ha tenuto un corso integrativo di “Avviamento all’analisi del testo letterario nella letteratura tedesca” presso il dipartimento di studi umanistici della stessa università. Attualmente è docente di Lingua inglese presso l’isituto P. Borsellino di Montecompatri (Rm).

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