Marta Bellomarì. Una vita da raccontare

Una vera e propria catena virtuosa si è andata a formare in seguito al progetto #leviedelledonnemarchigiane, ideato e promosso dall’Osservatorio di Genere nel 2016. Dopo la pubblicazione del libro omonimo si sono infatti aggiunti il concorso “Sulle vie della parità nelle Marche”, al quale sono seguite diverse iniziative volte all’intitolazione femminile di spazi pubblici in diversi luoghi nelle Marche, così come ci si riprometteva fin dall’inizio del progetto.

Ultima in ordine cronologico arriva dunque l’intitolazione che l’IPSIA “E. Rosa” di San Severino Marche dedicherà a Marta Bellomarì. La proposta di intitolazione nasce dalla partecipazione della classe 2^ PIA al concorso con il progetto “Women at work. Le Marche si raccontano” che si è aggiudicato il “Premio speciale per le scuole del cratere”. Il lavoro realizzato interamente dai ragazzi è stato seguito e supervisionato dalla sottoscritta e da Monia Caciorgna. Insieme e con la collaborazione di un’altra collega, la professoressa Adriana Amici, abbiamo intervistato il figlio di Marta Bellomarì, abbiamo eseguito le ricerche e poi scritto la biografia che fra breve conoscerete. Il 29 marzo 2019 presso la sede di San Severino Marche dell’IPSIA “E. Rosa” ha quindi avuto luogo la cerimonia di intitolazione dell’Aula Magna. Alla presenza dei familiari di Marta Bellomarì, dei rappresentanti delle istitutzioni locali e regionali  nonché dell’Osservatorio di Genere, è stata scoperta una targa a lei dedicata, realizzata interamente da ragazze e ragazzi della scuola coordinate/i dal professor Massimo Martinelli.

Ma chi era questa donna?

Marta Bellomarì è stata tante cose: studentessa diligente, ragioniera, insegnate, medica, poeta, scout, moglie, madre e nonna. Ma è stata soprattutto una donna appassionata, forte e consapevole, capace di lasciare una traccia indelebile nelle vite di chi l’ha amata, conosciuta o solo incrociata nell’arco della sua poliedrica esistenza. Un esempio di tenacia e di coraggio disseminati in una vita piena e vissuta senza esitazioni. Una vita da raccontare.

Marta nasce a San Severino Marche (MC) il 9 ottobre 1939. La sua famiglia di origine, madre casalinga e padre operaio, è numerosa così come lo erano quasi tutte le famiglie italiane in quegli anni. Marta è la quarta figlia, prima di lei due fratelli, una sorella più grande e poi ancora un’altra più piccola. Il padre lavora alla “Soverchia” sempre a San Severino Marche: si occupa di piastrelle e della lavorazione del marmo.

Gli anni dell’infanzia di Marta sono anni difficili: sull’Italia – e sul mondo intero – imperversa prima la Seconda Guerra Mondiale e poi il periodo della ricostruzione nell’immediato dopoguerra. Una ricostruzione piena di macerie, lastricata da terribili sacrifici ma affrontata dagli italiani, uomini e donne, con grande forza e soprattutto con la speranza di costruire una società migliore. Forza, tenacia, sacrificio e speranza saranno anche alcuni dei tratti distintivi di Marta, una donna che nell’arco della sua vita non ha mai smesso di guardare oltre, al domani, alle cose ancora da fare e ai mille traguardi da raggiungere. È con questo spirito che nel 1956 si iscrive all’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Alberico Gentili” di Macerata anche se avrebbe preferito frequentare il Liceo Classico. Diplomatasi nel 1961 inizia subito a lavorare come ragioniera presso un’azienda di marmi settempedana, la Società Industrie e Marmitte, SIM, di San Severino Marche delle famiglie Grandinetti e Rotini. All’epoca in città c’erano altre due ditte di mattonelle e marmi: la già ricordata Soverchia e la Pistoni, anche esse molto attive. Il mestiere più comune in quel periodo era quello di fabbricare mattonelle e lavorare i marmi. Nelle fabbriche c’erano anche le donne, chiamate ad occuparsi delle pastine o cementine: a loro il compito di realizzare questo tipo di piastrelle molto particolari che richiedevano un lavoro di estrema accuratezza e precisione e per questo venivano chiamate “Le Stucchine” Alla SIM, in quegli anni, su un totale di 100-150 dipendenti, erano presenti, insieme a Marta, tra le 30 e le 50 donne.

Nell’aprile del 1962 si sposa con Delio Stortini e inizia a costruire la sua famiglia: di lì a poco infatti arrivano i figli Michele e Andrea. Nel 1967 lascia l’azienda pur restando in ottimi rapporti con la famiglia Rotini e in particolare con l’avvocato. Nel 1975 fonda con l’entusiasmo che la contraddistingue insieme al marito Delio e a Don Aldo Romagnoli il Gruppo Scout San Severino  di cui sarà sempre cuore e anima. Di lì a poco, nel 1976, inizia anche quella che Marta era solita chiamare la sua “seconda vita”: partecipa ad un concorso per l’insegnamento, lo vince e diventa docente di dattilografia, calcolo, contabilità e stenografia presso la sede di San Severino dell’Istituto Professionale per il Commercio e il Turismo “Ivo Pannaggi” di Macerata.

Marta ama circondarsi di giovani, che siano i suoi studenti e studentesse o lupetti e coccinelle; la sua casa è sempre aperta e diventa un punto di riferimento, lì si tengono riunioni scout, feste e tanto altro.

Insegna fino al 2000, ma la sua è una vita piena di sfide e di interessi. Nel 1984 si iscrive alla Facoltà di Medicina presso l’Università di Ancona conseguendo la laurea nel 1994, realizzando quello che era stato da sempre il suo desiderio. Subito dopo si specializza a Roma in allergologia e inizia così la sua “terza vita”, quella di medica, grazie alla sua determinazione e alla sua capacità di non arrendersi.

Nel 2002 le viene diagnosticato un tumore al seno che affronta con la solita forza. Sembra che anche questa volta la sua tenacia abbia avuto la meglio, quando nel 2013 il male si ripresenta altrove, costringendola a sottoporsi numerosi e dolorosi interventi. È proprio una sosta obbligata da un ricovero ospedaliero che offre a Marta la possibilità di realizzare la sua prima opera letteraria. Marta ama scrivere, da sempre. Scrive moltissimo e annota minuziosamente ogni evento della sua vita in tante agende, scritte in bella grafia. Scrive continuamente e soprattutto poesie. È brava Marta a scrivere, tanto che nel 2004 le viene riconosciuto il terzo premio nazionale Esculapio e una segnalazione sempre al premio Esculapio nel 2008, però un romanzo, no, quello ancora non lo aveva scritto. Così dal letto di ospedale nel 2015 mette mano a Suona la sirena (Hexagon Group, 2015): diciotto testimonianze di operai e operaio attraverso le cui storie Marta racconta non solo la storia della SIM ma anche e soprattutto la storia della città, i cui ritmi fino agli anni Ottanta sono scanditi dal suono della sirena che annuncia l’alternarsi dei turni in fabbrica. Nel 1981 la sirena smette di suonare perché dalla vecchia SIM nascono due nuove società: la Simeg, per marmi e graniti affidata a Oliviero Rotini, e la Grandinetti Srl, per pavimenti, graniglie artistiche, affidata a Paolo Grandinetti. Entrambe, però, decidono di lasciare il cuore della città e si trasferiscono nella zona industriale di San Severino Marche. Un libro partecipato e sentito. È una donna del fare Marta, una donna pratica e consapevole e quando, nell’ottobre del 2016, il terremoto ferisce duramente il territorio e la sua casa, lei affronta questa nuova prova con tranquillità e coraggio, anche quando la casa viene demolita, è Marta che, nonostante il dispiacere iniziale, sostiene il marito con la necessità e l’urgenza di guardare a ciò che c’è ancora da fare, a ciò che l’aspetta nel futuro. Nel 2017 un nuovo ricovero, un nuovo intervento… Ma la situazione precipita inaspettatamente: Marta si spegne nell’ospedale di Fabriano il 20 novembre 2017. Intorno a lei si stringe tutta la città, la sua San Severino, gli scout, i colleghi e gli ex studenti ma soprattutto la sua famiglia: il marito Delio, i figli Andrea e Michele e i nipoti Jacopo e Camilla. È proprio Camilla a leggere la lettera che Marta ha scritto pochi giorni prima di andarsene.

La sua testimonianza di vita: «Dico grazie per ogni giorno della mia vita, non ho fatto una bella vita ma una vita bella, non una vita ricca nella ricchezza, ma una vita ricca.».

 

Articolo di Silvia Casilio

OFNSIrlfSilvia Casilio, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Macerata e attualmente collabora con l’Università di TeramoÈ autrice di saggi sull’Italia repubblicana e dal 2009 collabora con l’associazione culturale “Osservatorio di genere”. 

 

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