Giuseppe Tavanti. Donne e Musica nell’800 italiano

f5wcZ3NYGiuseppe Tavanti, affermato pianista toscano, insegnante di Liceo e direttore sia dell’Accademia musicale “Ruggero Leoncavallo” di Montecatini  sia della XVI Rassegna musicale europea, è un appassionato divulgatore e ama utilizzare anche la scrittura per raccontare la musica. Questo piccolo libro (edizioni Terzo Millennio, ottobre 2018) è la sua opera più recente, che risulta particolarmente interessante per le storie e i personaggi che tratta. Ho scritto “piccolo” libro per le dimensioni tascabili, ma il contenuto è invece ampio, documentato e ricco di stimoli e di curiosità per chi ama la musica e le donne legate in vario modo al panorama artistico italiano dell’Ottocento. L’introduzione ci porta in tema grazie al sottotitolo: “Da Hildegard a Clara”; qui l’autore infatti apre la questione partendo dal lontano Medioevo con Hildegard von Bingen, musicista e composirice (e tante altre cose straordinarie…) in un’epoca in cui le donne erano relegate nell’ignoranza, sia in famiglia sia nei conventi. Prosegue la carrellata ricordando il ruolo fondamentale che la vedova di Mozart ebbe nel promuovere il successo postumo dello sfortunato giovane marito; si parla poi dell’ispiratrice di Beethoven detta “l’Amata immortale” e di Konstancja, cantante polacca amata da Chopin; infine troviamo Clara Wieck, pianista prodigiosa e devota compagna di Robert Schumann. Il primo capitolo è dedicato a una donna che definire eccezionale è quasi riduttivo: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, della quale si conoscono tanti aspetti, ma quello legato alla musica è forse il meno noto. Tralasciando ora le vicende del suo infelice matrimonio e il coinvolgimento nelle più audaci imprese anti-austriache, veniamo al tema: nel suo salotto parigino Cristina organizzava eventi clamorosi, anche per raccogliere fondi destinati alle rivolte e a sostenere i compatrioti perseguitati. Frequentò dunque Rossini, Chopin, Liszt e Bellini; proprio a quest’ultimo, morto prematuramente, fu dedicato un omaggio straordinario: l’esecuzione di cinque pianisti famosissimi che crearono variazioni di virtuosismo incredibile, guidati da Liszt,  su un tema belliniano. Fu un trionfo. In seguito si svolse nel suo salotto, per pochi intimi, una gara di abilità fra Liszt e il rivale Sigismund Thalberg, il cui ricavato, al solito, andò a favore degli esuli. Un’altra regina dei salotti fu la lombarda Clara Carrara Spinelli sposata Maffei, animatrice della vita culturale milanese in piena epoca risorgimentale. D’Azeglio,Grossi, Giusti, Balzac furono suoi ospiti, come pure il pittore Hayez che la ritrasse mirabilmente, ma l’ambito musicale fu ancor più sorprendente. Liszt arrivò con la compagna incinta, creando un bello scandalo ma non per Clara, ben lieta di accogliere un personaggio tanto famoso. Il marito Andrea era amico di Verdi e collaborò con lui nella stesura di testi; proprio in questa casa si celebrò il successo del Nabucco. Dopo le Cinque giornate e i moti del ’48, rientrata a Milano, Clara cambiò residenza e con rinnovato entusiasmo accolse i giovani musicisti Arrigo Boito e Franco Faccio, protagonisti di una nuova corrente culturale: la Scapigliatura lombarda. Per una singolare coincidenza, quando Clara si ammalò gravemente, Verdi era a Montecatini, come ogni anno, a “passare le acque”; si precipitò a Milano e la trovò ormai priva di conoscenza. Il Maestro fu affranto da questa perdita: «si sentiva come un superstite, il sopravvissuto di un’epoca inquieta ed eroica in cui Clara Maffei era stata uno dei più luminosi punti di riferimento», scrive Tavanti. Tre donne sono le protagoniste del secondo capitolo; a guidarle la più celebre: Maria Felicia Garcia Malibran, soprano e contralto, persino tenore, secondo i ruoli e le necessità di scena, un vero prodigio della natura, interprete ideale delle opere di Rossini e Bellini. Era anche una pittrice interessante e compositrice di arie da camera, testimonianza di un eclettismo diffuso nell’Ottocento. La sua tragica morte, a soli 28 anni, si ammanta di leggenda: Maria cadde da cavallo, ma volle rispettare i tanti impegni pubblici. Dolorante e oppressa da un terribile mal di testa, continuò a esibirsi, finché crollò in scena, durante un concerto a Manchester. La sorella Pauline fu ugualmente assai dotata, anche come pianista, e  ispirò a George Sand la protagonista del romanzo Consuelo; la sua vita si intreccia con quella di altri protagonisti dell’Ottocento musicale europeo, da Gounod a Meyerbeer, da Saint-Saëns a Massenet e Brahms che crearono per la sua voce pagine indimenticabili. Fu lei stessa compositrice, fino a tarda età.  «Il mio amore per voi è una sinfonia in sol maggiore dedicata alla più bella di tutte le donne dal suo fedele adoratore…»: così scriveva Rossini a Isabella Colbran, soprano per la quale aveva creato ben dieci ruoli in altrettante opere e che divenne sua moglie nel 1822. Era anche lei spagnola, ma il successo le arrivò soprattutto sui palcoscenici di Napoli, nel momento in cui il teatro San Carlo era il maggior centro di produzione lirica al mondo. Non fu altrettanto felice la seconda parte della sua vita: dopo il ritiro dalle scene, si dedicò in maniera sfrenata al gioco e fu lasciata dal marito; morì in solitudine nel 1845. Protagonista del capitolo successivo è una figura che mi è molto cara, già affrontata nella guida di Pistoia realizzata per Toponomastica femminile nel 2017. Si tratta dell’inglese Louisa Grace, sposata con l’architetto pistoiese Francesco Bartolini, divenuta italiana a tutti gli effetti, non soltanto per matrimonio quanto piuttosto per passione, amore verso la lingua e adesione alla cultura italiana. La sua nobile famiglia, di origine irlandese, vantava un profondo legame con l’Italia, si parlava addirittura di antenati provenienti da Firenze poco dopo il Mille; i figli dunque furono avviati allo studio dell’italiano e Louisa , quando fu adulta,  potè finalmente trasferirsi in Italia, prima a Siena, poi a Pistoia, dove aprì il suo salotto agli intellettuali, fra cui spicca Giosue Carducci, insegnante al locale liceo classico. La giovane donna, che ci teneva ad essere considerata una vera patriota, era gentile di modi e d’aspetto, sapeva dipingere con grazia, si dilettava nella poesia e soprattutto, per rimanere in tema, componeva delicate romanze e suonava il pianoforte, l’arpa e il mandolino. Alla morte prematura, causata da una difficile gravidanza e dalla cronica malattia ai polmoni, il marito le fece realizzare un bellissimo monumento funebre nel chiostro del convento di Giaccherino, poco fuori Pistoia, mentre una stele marmorea nel giardino della sua casa la ricorda così: «nata a ogni cosa gentile/ amò i fiori/ coltivò le arti belle e la letteratura».

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In questo panorama non potevano mancare le signore legate a Giuseppe Verdi: il primo matrimonio tuttavia ebbe ben pochi momenti di serenità perché i due figlioletti e la moglie Margherita Barezzi di soli 26 anni morirono. Il musicista precipitò nello sconforto più totale, finché trovò la donna del suo destino: il soprano Giuseppina Strepponi che ebbe il ruolo di Abigaille nel Nabucco. Il trionfo fu tale che alle 8 rappresentazioni previste, se ne aggiunsero 57: alla Scala nessuna opera, ricorda Tavanti, ha mai avuto un tale successo in una sola stagione. Giuseppina era a fine carriera, aveva un passato burrascoso e due figli illegittimi, ma seppe diventare la compagna ideale per Verdi, una consigliera, una amica, una esperta amministratrice; c’è chi vide all’epoca qualcosa di lei trasparire nella Traviata, una donna dalla vita difficile che si redime grazie ad un amore puro e disinteressato. L’ultimo capitolo è dedicato all’universo pucciniano, in cui le donne, reali o create attraverso la musica , hanno un ruolo centrale. Anche di questo argomento mi sono occupata nella guida della Valdinievole, perché il Maestro trascorse del tempo in una piacevole residenza in collina per comporre in tutta tranquillità due atti dell’opera La Bohéme e perché non esiste nella storia operistica un altrettanto straordinario immaginario al femminile. Puccini era cresciuto fra le donne, con la madre vedova e cinque sorelle, fra cui la cara Ramelde, residente a Pescia; è stato poi molto amato e a sua volta grande amatore, pronto sempre alle avventure galanti. «Non riesco a comporre se non sono innamorato…» confessò un giorno. Con grande finezza e conoscenza dell’animo femminile ha saputo tratteggiare personaggi immortali, donne vere con passioni, gioie, dolori come Tosca, Manon e Mimì, donne di carattere, talvolta solo apparentemente fragili, come Cio Cio San, una “farfalla” per il marito americano, in realtà una coraggiosa mamma disposta a morire per il bene del figlio. D’altra parte, anche gli uomini possono assumere diversi aspetti e atteggiamenti verso le donne: c’è il predatore volgare e profittatore, falso e meschino come Scarpia, ma c’è anche chi ama con fedeltà e dedizione, come Mario Cavaradossi: «Recondita armonia di bellezze diverse… L’arte nel suo mistero le diverse bellezze insiem confonde…» Il pittore vede e conosce tante donne, tutte belle, ma quella che ha in mente è solo una: «ma nel ritrar costei il mio solo pensiero,Tosca, sei tu!». Tavanti conclude con una battuta: «chissà se l’uomo Puccini era più Scarpia o più Cavaradossi? O magari sarebbe stato disposto a sacrificare la propria vita per un amore puro e totale, come Liù?». Terminata la piacevole lettura, resta ancora la voglia di approfondire e proseguire la ricerca sulle tracce di altre belle figure femminili da ricordare e valorizzare.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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