Un cerotto taumaturgico

Al Sud Italia non è infrequente sentir dire che è necessario accendere un “cerotto” alla Madonna o al Santo per cui si prova devozione in modo da ottenere una grazia. Sarà pure che sono evangelica battista, ma da piccola non comprendevo l’espressione perché il cerotto che conoscevo, quello a me più caro, era quello che mi copriva premuroso le benedette ferite che mi procuravo, per esempio, cadendo dalla bicicletta nei caldi pomeriggi d’estate.

Ebbene, proprio di quest’ultimo tipo di cerotto voglio parlarvi poiché una giovane, graziata da una provvidenziale ispirazione e prima ancora accesa dall’amore per lo studio e la ricerca, ne ha inventato uno davvero speciale.

Si chiama Francesca Santoro ed è stata selezionata da Mit Technology Review tra i/le migliori/e giovani innovatori/trici under 35, per aver inventato il cerotto fotovoltaico, che accelera in modo sorprendente la guarigione delle ferite e soprattutto delle ustioni. Nata a Napoli nel 1986, laureata all’Università Federico II in ingegneria biomedica, dopo aver lavorato per tre anni in America presso la Stanford University, è tornata in Italia nel luglio 2017 per coordinare, presso l’Istituto Italiano di Tecnologia, un gruppo internazionale che porta avanti ricerche in ambito della bio-elettronica.

Con i suoi studi, dunque, ispirata sin da piccola da Gino Strada e animata dal sogno di cambiare il mondo, sta dimostrando che è possibile usare la conversione dei raggi solari in energia per accelerare la guarigione, in modo veloce e più economico. Lei, bella di vita come il sole!

 

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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