Ortobene Wildlife

Il libro fotografico di Bobore (Salvatore) Frau è la storia di un amore sconfinato per  la sua terra e il frutto di un lungo, paziente lavoro durato quattro anni (ma generato molto prima, addirittura dall’infanzia). L’ambiente raccontato con le parole, ma soprattutto con le splendide foto, è quello dei dintorni di Nuoro e in particolare del Monte Ortobene che sovrasta il capoluogo sardo, meta da sempre di gite, passeggiate, processioni, ma anche delicato ecosistema minacciato da incendi, caccia, bracconaggio, incuria. Questo microcosmo pieno di vita confina e quasi si unisce alla città con i suoi abitanti (e quindi con i pericoli derivanti dalle auto e dagli incontri ravvicinati con umani non sempre ben disposti). Eppure qui si ha la percezione della fauna in tutti i suoi aspetti: mammiferi grandi e piccoli, rapaci maestosi, passeriformi, anfibi, rettili vengono colti nel loro ambiente grazie a faticosi appostamenti, come ben sanno tutti coloro che praticano il bird-watching e la fotografia naturalistica o che si occupano di censimenti e studi della fauna selvatica. Ma nelle immagini gli animali sono spesso accompagnati da dettagli tutt’altro che superflui: la roccia come posatoio, un ramo spoglio, dei funghi, un cespuglio, la luna, le sfumature del cielo che aiutano a definire sia quel fortunato attimo del giorno o della notte in cui la foto è stata fissata sia la stagione.

Ecco dunque sfilare davanti ai nostri occhi il cinghiale e la volpe, la graziosa martora e la donnola (detta jana ‘e muru, ovvero fata dei muri), il riccio e la lepre, l’aquila regina dei cieli, la civetta (cucumiau in nuorese, per il suo curioso verso), il colombaccio, il merlo, ma anche piccole presenze meno appariscenti ma non meno utili e belle, come la biscia, la raganella, la lucertola tirrenica, il rospo balearico.

Alla qualità delle inquadrature e alla accurata scelta delle immagini (anche in movimento, come quando assistiamo al “decollo” dell’assiolo o al volo dello sparviero) si accompagnano i testi che di volta in volta danno conto del momento di un certo scatto o ancora informano con semplicità e senza sfoggio di sapere sulle abitudini della fauna, sull’habitat, sui modi di dire e i soprannomi  locali, su superstizioni e pregiudizi. Particolarmente calzante quanto l’autore attribuisce al nido dei corvi, secondo la voce popolare “unu corbariu”, da cui si dovrebbe stare lontani, come altrove si dice “un nido di vipere”. Ma questo serve per entrare in un’altra questione – qua e là già accennata:  la salvaguardia di questo meraviglioso ambiente, fragile come tutti quelli a stretto contatto con le attività umane. I Nuoresi forse non hanno un forte senso di appartenenza e di rispetto verso quel monte che li accompagna con la sua incombente presenza per tutta la vita. Lo proteggono e lo valorizzano poco, eppure potrebbe essere un’attrattiva turistica rilevante da affiancare alla casa-museo deleddiana, al museo MAN, alla cattedrale, al museo etnografico, alla piazza-monumento dedicata a Sebastiano Satta dall’artista Costantino Nivola, alla stupefacente Festa del Redentore, specie ora che la città si è candidata a Capitale della cultura italiana per il 2020. Questo male tuttavia è molto comune in Italia dove habitat unici, preziose opere d’arte, edifici pregevoli non sono valorizzati e/o addirittura sono oltraggiati e dimenticati, lasciati nell’incuria e nell’abban-dono. Anche un libro però può fare la differenza, può smuovere le coscienze e risvegliare dal torpore le Amministrazioni locali, può suscitare speranza quando si incontrano giovani attenti e motivati, appassionati al proprio lavoro e nei propri studi, come Bobore Frau.

Con la citazione della nuorese più celebre (e un auspicio da condividere) si conclude il bel libro da sfogliare con calma e attenzione: «Scriveva Grazia Deledda del Monte Ortobene: “…è il nostro cuore, è l’anima nostra, il nostro carattere, tutto ciò che vi è di grande e di piccolo, di dolce e duro e aspro e doloroso in noi.” Forse è bene iniziare a fare qualcosa per meritare questa preziosa eredità. Custodirla nel miglior modo possibile per lasciarla a chi verrà dopo di noi.»

Bobore Frau, Ortobene wildlife-Fauna selvatica degli ecosistemi boschivi nuoresi.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul suo capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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