Rimini. Città delle donne

Rimini, piccola città che si affaccia nell’Adriatico, famosa per i locali notturni, la movida romagnola, le lunghe spiagge con i suoi coloratissimi ombrelloni, i numerosissimi alberghi in cui godere di un servizio da signori, pur non rinunciando a una spontaneità quasi famigliare.

E oltre questo Rimini è anche luogo di storia dell’Impero romano – con l’imponente Arco d’Augusto, l’antica Domus del chirurgo, il possente Ponte di Tiberio – e casa della famiglia Malatesta dal XIII al XVI secolo, di cui possiamo ancora ammirare il Castello e il meraviglioso Tempio di Leon Battista Alberti.

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Ma chi sono state le riminesi? Quali donne hanno fatto la storia cittadina? L’unica donna menzionata da libri di scuola e professori di cui sono stata testimone è Isotta degli Atti, famosa per l’intensa storia d’amore con Sigismondo Pandolfo Malatesta, di cui il Tempio porta ancora le iniziali, fatte probabilmente incidere nel Quattrocento dal Signore di Rimini, per suggellare la loro unione.

E le altre?

Come succede spesso, la storia delle donne, di Rimini, come di ogni altro luogo, è invisibile e ignorata. 

A colmare il vuoto, è intervenuto il Servizio Pari Opportunità del Comune di Rimini. Con l’aiuto di storiche e storici e il sostegno e la partecipazione delle assessore Anna Montini e Gloria Lisi, ha ricostruito un percorso lungo i luoghi delle donne riminesi, partendo dall’Anfiteatro Romano e spostandosi nelle vie del centro storico: 14 luoghi e 14 donne sconosciute ai più, che hanno contribuito alla storia di questa incantevole città.

Tappa dopo tappa, in un mite pomeriggio di marzo, prendono luce volti cancellati dalla storiografia androcentrica: a dar loro voce sono donne e uomini della commissione toponomastica del Comune, fra cui Anna Maria Bernucci, Oreste Delucca, Giovanni Luisè e Federicomaria Muccioli; ad ascoltarle, un centinaio di persone di tutte le età, richiamate dall’interesse storico-culturale e dal desiderio di spazzar via la polvere che oscura l’agito femminile.

Emerge la storia di Margherita Zoebeli, che nel 1945 fu invitata a Rimini per progettare, assieme al marito e architetto Felix Schwarz, il CEIS, una struttura che ospitava bambini orfani e metteva in pratica metodi pedagogici innovativi (scuola attiva, metodo globale e cooperazione educativa). Per questi progetti Margherita ricevette dall’università di Bologna la Laurea da honorem in Pedagogia.

Si riscopre il coraggioso vissuto delle partigiane: Elisa Mini Imola, gappista nella zona di Forlì, fino alla liberazione della città. Croce al merito di guerra come partigiana combattente; Adria Neri Marga, staffetta di Cervia, che si occupò dei collegamenti fra i partigiani che operavano nella Valconca, nel Ravennate e nel Forlivese; Rosa Donini, staffetta riminese, che ebbe compiti di collegamento fra l’organizzazione comunista clandestina, il ClN e la resistenza, portando ordini, piani militari, munizioni, armi e materiale di propaganda in un’area che andava da Forlì a Cattolica e  Olga Bondi, giovane comunista uccisa dai fascisti nel borgo San Giovanni, durante un attentato al suo compagno, l’anarchico Nello Rossi.

Trovano spazio le vicende di monasteri femminili realizzati grazie alla benevolenza di nobildonne del territorio – Rengarda d’Urbino, Elisabetta Malatesta – e le figure religiose che hanno lasciato un segno nella città: le beate Elisabetta Renzi – fondatrice dell’Istituto delle Maestre Pie dell’Addolorata – Maria Rosa Pellesi e madre Teresa Zavagli, che dà inizio alla Congregazione delle Suore Terziarie Francescane di S. Onofrio, dedita alle fanciulle orfane, abbandonate e povere. Incuriosisce la storia delle Suore Umiliate di Santa Chiara, giunte a seguito dei Frati Umiliati, esperti nell’arte della lana, chiamati da Milano per dare impulso all’economia cittadina. Col tempo gli uomini vennero a mancare e l’attività fu portata avanti dalle sole Sorelle, alloggiate in un’abitazione sopra la torre del Moschetto, presso la fossa che dava acqua alla gualchiera, necessaria a frollare i tessuti imbevuti con un composto a base di urina.

Tornano alla luce talenti dimenticati: Maria Massani, autrice del romanzo ambientato a Rimini, tra l’Arco e il Ponte, pittrice e realizzatrice di numerosi progetti per la città, quali l’organizzazione di Corsi serali di Lingue estere, del Corso estivo di Lingua, Letteratura e Cultura italiana per stranieri diretto dall’Università di Bologna e della Scuola Superiore di Studi Turistici, della Facoltà di Economica e Commercio dell’Ateneo Bolognese, che è stata premessa indispensabile per la costituzione della sede decentrata a Rimini dell’Università.

E si conosce un’insolita Giulietta Masina, nelle vesti di violinista.

Storie dimenticate di donne raccontate sui luoghi in cui alcune di queste vicende si sono svolte; storie di coraggio, passione, forza e abilità che rendono Rimini un palcoscenico ancora più affascinante e appassionante, perché come sottolinea l’assessora Anna Montini:

“Passeggiando tra le vie dedicate alle figure femminili emergono curiosità e storie che si intrecciano con la vita della città offrendo un’occasione di maggiore conoscenza del luogo in cui viviamo. È  doveroso dedicare la giusta attenzione a queste donne, quelle famose, ma anche quelle di tutti i giorni, meno conosciute ma altrettanto importanti. Intitolare una via, dedicargli una piazza, un parco o uno spazio pubblico assume un valore più grande e profondo. Non è un ricordo o un tributo ma un auspicio e un invito per le donne del futuro a non rimanere escluse dalla vita pubblica”.

Un’altra speranza e un invito è che queste storie, insieme a molte altre, siano raccolte in un libro, che colmi la profonda mancanza dovuta a una Storia scritta unicamente da uomini, per secoli e secoli.

Articolo di Marika Banci

1--BExhxDopo la laurea in Lettere moderne, Marika si iscrive al corso triennale di Progettazione grafica e comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Si diploma nel 2019 con una tesi di ricerca sulle riviste femministe italiane dagli anni ’70 ad oggi e la creazione di una rivista d’arte in ottica di genere dal nome “Biebuk”. Designer e illustratrice, ha dedicato alle tematiche femministe molti dei suoi ultimi progetti.

 

 

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