Editoriale

Carissime lettrici e carissimi lettori,

abbandonati i tempi intensi della preghiera salvifica e le celebrazioni del ritorno sacro/profano della vita che si alza dal buio della terra e offre il suo frutto, ben altre primavere ci sono venute incontro e verranno per glorificare la sacralità delle libertà conquistate: dalla dittatura e dalla sopraffazione del potere sul lavoro, quest’ultimo, atto fondante e fondamentale della nostra Costituzione, nata proprio dalla fine del fascismo.

Apriamo questo settimo numero di Vitaminevaganti.com rievocando la festa appena passata, che commemora la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo (il 25 aprile) e quella che verrà (tra quattro giorni, il primo di maggio) a celebrare il lavoro delle donne e degli uomini, praticamente in quasi tutti i Paesi del mondo.

Apriamo con notizie poco rassicuranti, con un’aria che si respira pesante, che inquieta per la visione di un futuro di pace, di accoglienza (parola abusata!) umana in senso più ampio possibile, che deve aprire alla libertà: di movimento, di pensiero, di agire. Ad aggiungere allarme a un’atmosfera già carica di tensione gli striscioni di piazza Loreto (apparsi il 24 aprile), inneggianti il fascismo e il nome di Mussolini. E purtroppo questo non è stato l’unico episodio, ma tanti se ne sono ripetuti.

La libertà è la parola cardine della festa appena trascorsa. Sappiamo l’importanza dell’inviolabilità del 25 aprile, per noi inizio simbolico della vita democratica. Il rifiuto pubblico di presenza ai festeggiamenti da parte del nostro ministro degli Interni e vicepresidente del consiglio, con tutto il partito della Lega (qualche sindaco leghista ha partecipato e ne siamo contente!), mette pensiero per la motivazione apportata. “Celebrazione di una sola parte politica” e “L’unica liberazione da festeggiare è quella dalle mafie”. Chi lo negherebbe? Ma non come “unica liberazione dal male” auspicata. Però noi crediamo che l’antifascismo, l’opposizione a qualsiasi tipo di dittatura, sia un movimento trasversale che deve interessare tutta la società perché ha coinvolto allora in Italia uomini e donne di tutte le idee politiche democratiche. “Abolire” il significato di questa giornata è, come ha scritto sui social Graziella Priulla, che su questa rivista cura il suo appuntamento settimanale riguardante gli stereotipi e i pregiudizi (siamo alla lettera “G”): “Impossibile immaginare un ministro dell’Interno che in Francia annunci di disertare le manifestazioni della giornata dedicata alla presa della Bastiglia, il 14 luglio, o negli Stati Uniti quelle in cui si celebra l’Indipendenza, il 4 luglio. Non si ribellerebbe la classe politica, ma l’intero Paese”. Ciò, riflette l’autrice, è segno “di una democrazia fragile, che ancora non ha sviluppato gli anticorpi al totalitarismo”. Parole che inquietano ancora, ma mettono in guardia e fanno pensare. Perché si tratta di ricordare eventi che sono alla base dell’inizio della democrazia e dell’indipendenza.

Il primo giorno di maggio celebriamo il lavoro (articolo 1 della Costituzione italiana), quello che dà, quando c’è e nella quantità in cui lo permette, il “pane quotidiano”, il fondamentale motivo di vita buona. La storia della sua nascita, dall’Illinois si propaga poi in quasi tutto il mondo, la possiamo leggere qui, in un articolo che la racconta. Aggiungiamo la data del 1990 quando, con un accordo tra i sindacati confederati e il Comune di Roma, è nato il Concertone di piazza San Giovanni, ormai un’istituzione, che chiama soprattutto ragazze e ragazzi da tutta Italia.

Incuriosisce trovare legami. Anche per questa data li abbiamo veduti. La chiesa cattolica, dal 1955, nello stesso giorno festeggia San Giuseppe lavoratore. Istituita da papa Pio XII, forma una doppia celebrazione con la corrispondente dedicata al santo del 19 marzo. Il primo giorno di maggio per i Celtici, ed ora per gli irlandesi, è l’inizio della primavera. Bellane (letteralmente: il fuoco di Bel) sembra risalga all’epoca megalitica, e riconduce a un dio solare rappresentato con in volto contornato da raggi e serpenti. Un dio, anzi, una dea, perché tra i celti e i germani il sole è femmina! Si festeggia con ghirlande di fiori gialli e biancospino e si pianta il Palo di maggio. La passeggiata di una lumaca per una notte intera, su un piatto cosparso di farina, predice alle ragazze da secoli all’alba il nome del futuro sposo.

A Roma, invece, il primo maggio si festeggiava la Bona Dea, la innominabile, la Grande Madre laziale il cui nome non poteva essere pronunciato da nessuno. Il suo tempio doveva sorgere sull’Aventino, le veniva sacrificata una scrofa e dai suoi riti erano esclusi tassativamente i maschi. Era proibita la presenza persino degli animali di sesso maschile.  La festa della Bona Dea cadeva di dicembre, ma Augusto la fissò definitivamente al 1° maggio.

Così incuriosendoci e spigolando tra la quotidianità e gli articoli presenti incontriamo un primo maggio pieno di voci al femminile, in cammino dall’antichità a oggi.

Storie di donne, e di donne anche giovanissime, che hanno preso la loro vita in mano legandola al mondo. Sono qui ricordate le mondine, simbolo del lavoro, c’è Giulia Lombardi, ragazzina audace che muore due volte, uccisa dai fascisti e ora oltraggiata con le fiamme a cui, proprio in questi giorni, è stata data la statua commemorativa alle porte di Milano.  C’è, di nuovo, caparbiamente, Greta Thunberg, con due articoli: uno che la “rivede” vegana e attenta che tutto non si fermi al momento della manifestazione di piazza, ma continui invece nel quotidiano, e un altro che analizza (proprio nel senso psicanalitico) le motivazioni di così tanta opposizione (e aggiungerei la parola odio) uscita fuori dalle persone, sui social, sui media, nelle discussioni, vere e proprie rabbiose, nei suoi confronti. C’è la storia bella di Maria Lai, l’artista che lega con un nastro gioioso la montagna nella sua amata Sardegna. Ci sono le direttrici d’orchestra che aspettano un meritato riconoscimento, anche contrattuale, della loro capacità professionale, come i direttori maschi di valore. Ci sono le viaggiatrici che mettono al femminile quel “Gran Tour” sentito sempre declinato al maschile. Parlano anche di donne le passeggiate genovesi di questa puntata su De André. Leggerete delle ragazze orgogliose di sentirsi appassionate giocare con la matematica (scienza da sempre ritenuta maschile) e di vincere alle sfide proposte. C’è il mito di Medusa che “provoca”, che offre la chance della seduzione aperta e senza ipocrisie anche al mondo femminile, una versione moderna la troviamo addirittura in una serie televisiva che va da tempo alla grande tra le giovani (ma anche tra le meno giovani): Sex and the City a cui è dedicato anche qui un articolo.

Un altro grande appuntamento avverrà prima del nostro prossimo numero: la giornata mondiale della libertà di stampa (3 maggio), indetta dall’Onu ventisei anni fa. Un’occasione importante per riflettere sgranando il rosario del nome dei morti ammazzati per parlare del mondo con libertà.

E come nella buona tradizione, last but not least, concludiamo ricordando a tutte le lettrici e a tutti i lettori della premiazione del Concorso annuale di Toponomastica femminile, “Sulle vie della parità”, martedì 30 aprile nei locali dell’Università degli studi di Roma Tre (via Principe Amedeo 184, aula nove, dalle ore 10). Il concorso, arrivato alla sua VI edizione, con gli anni ha avuto il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, e premia le classi (di scuole di tutta Italia e di ogni ordine e grado) che hanno lavorato, su diversi argomenti suggeriti dal bando, a progetti inerenti le intitolazioni a donne significative. Un contributo attivo ad avviare i giovani e le giovani sulla condivisa strada della parità, che poi ci auguriamo diventi un messaggio non solo di genere.

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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