La violenza invisibile

La violenza assistita consiste nell’assistere, da parte dei/delle bambini/e, a qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su persone per loro affettivamente importanti. Il caso più diffuso è quello di bambini e bambine che assistono alla violenza del padre esercitata sulla madre. La Convenzione di Istanbul riconosce che i/le bambini/bambine sono vittime di violenza domestica anche in quanto testimoni di violenze all’interno della famiglia.

Sono più di 1,4 milioni le mamme vittime di violenza domestica e, accanto a loro, ci sono i bambini e le bambine (dal 2009 al 2014 stimati in circa 427 mila), silenziosi/e testimoni di soprusi e maltrattamenti agiti da uomini (mariti, compagni, partner) nei confronti delle loro madri. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze che subiscono conseguenze dell’esposizione alla violenza sotto i più diversi profili (dello sviluppo fisico, cognitivo, comportamentale, di relazione e socializzazione), e che sono privati di un’infanzia serena. Giovani vittime di cui molto spesso si ignorano esistenza e vissuto e come questo opererà sulla loro crescita di future donne e futuri uomini.

Dall’esigenza del Centro Anti Violenza di Lucca gestito dall’Associazione Luna di avere uno strumento per aiutare bambini e bambini che vengono fuori dall’inferno della violenza domestica è nato il desiderio di pubblicare il libro Possiamo tenerlo con noi? scritto da Maria Grazia Anatra, illustrato da Serena Mabilia e pubblicato da Matilda Editrice¹. Un libro che possa aiutare le piccole vittime, con la guida delle operatrici, a tirare fuori il disagio vissuto ed elaborarlo ma che possa anche aiutare a far acquisire consapevolezza alle madri che subiscono violenza e che spesso erroneamente pensano di fare il bene dei/delle figli/figlie sopportando. “Tenere unita la famiglia per il bene di bambine/i” quando in casa c’è violenza non è assolutamente il modo per fare il loro bene.

Crediamo anche che il libro possa essere uno strumento per far comprendere a bambini e bambine che una famiglia in cui si urla, si lanciano oggetti, si minaccia, si picchia non è una famiglia normale e quindi metterli in condizione di raccontare all’esterno (a scuola, in parrocchia, ai nonni, ad altri adulti/e di riferimento) il loro doloroso vissuto. Sembrerebbe scontato che non sia questa la normalità, ma forse non lo è per coloro che hanno sempre conosciuto solo questo tipo di famiglia. Bambini e bambine hanno bisogno di capire che esiste un’altra normalità: quella dei contesti familiari in cui si parla, ci si rispetta, magari si litiga anche, ma in modo civile e paritario.

È fin troppo facile pensare che le donne che subiscono violenza, madri di figli che subiscono violenza assistita, debbano dire basta, denunciare, chiedere aiuto. Invece per le madri ribellarsi, denunciare, allontanarsi è ancora più difficile che per le donne senza figli/figlie, soprattutto per la paura di perdere l’affidamento di questi ultimi e queste ultime, resa ancora più forte dallo spettro dell’alienazione genitoriale. Infatti viene riproposta, ultimamente anche attraverso il disegno di legge Pillon, l’idea secondo cui “un padre violento può comunque essere un buon padre” e che l’unico danno inflitto ai figli e alle figlie laddove ci sia violenza sia quello provocato dal genitore “alienante” che genererebbe nei/nelle figli/figlie stessi/stesse la PAS o alienazione genitoriale. Ma non solo, il Ddl Pillon introducendo in maniera perentoria principi quali mantenimento diretto e bigenitorialità renderebbe tutto ancora più difficile per madri vittime di violenza, soprattutto se non indipendenti economicamente. Si cerca di operare l’invisibilizzazione della violenza domestica e di conseguenza della violenza assistita, quasi non fosse violenza. Secondo i relatori del noto ddl la violenza deve essere dimostrata ma sappiamo bene che i tempi del processo penale per acclarare la violenza sono ben più lunghi dei procedimenti civili necessari per ottenere la separazione. Allo stesso modo “deve essere dimostrata” la violenza assistita e le piccole vittime vengono spesso confuse nel dover distinguere in aule di giustizia, stanze di mediazione familiare, colloqui con periti un contesto conflittuale da un contesto violento con il fine di rendere quest’ultimo invisibile.

Purtroppo non esiste neanche un reato specifico che faccia riferimento all’esposizione dei bambini e delle bambine alla violenza domestica nonostante il riconoscimento della Convenzione di Istanbul e ben due Raccomandazioni del Consiglio d’Europa, del 2010. È invece presente solo come aggravante per alcuni reati connotati dalla violenza fisica (Legge 15 ottobre 2013 n. 119, detta Legge sul Femminicidio) e quello di maltrattamenti in famiglia. Si parla peraltro sempre comunque di assistere a violenza fisica e a maltrattamenti fisici, dimenticando che molti femminicidi sono stati preceduti anche “soltanto” da atti di violenza psicologica e verbale. Ma una aggravante non configura ovviamente un nuovo reato e può essere annullata da attenuanti generiche (ad esempio l’essere incensurato).

Ciò fa sì che la violenza assistita sia spesso assente dalla mente dei giudici e quindi assente anche dalle sentenze; tutto ciò impedisce di vedere con chiarezza che aver agito violenza nei confronti della madre alla presenza del figlio configura violenza assistita tale da dover implicare l’affidamento esclusivo alla madre.

E ci si stupisce poi che tante donne non denuncino dovendo scegliere tra liberarsi di un coniuge violento o rischiare di perdere l’affidamento di figli/e! Dare valore alla violenza assistita può aiutare le donne vittime di violenza a denunciare e separarsi, a ottenere l’affido esclusivo dei figli e delle figlie e aiutare bambine e bambini a uscire da una vita terribile.

1: https://www.matildaeditrice.it/libri/possiamo-tenerlo-con-noi

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità, far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse, contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...