L’Europa che verrà

A partire dalla riflessione sull’identità e la crisi del progetto politico europeo, appare necessario il bisogno di un’Europa diversa, che metta in atto misure concrete e strutturali per risolvere il dramma della disoccupazione femminile e giovanile e rilanci l’occupazione, investendo nella sicurezza del territorio, nell’ambiente e nel paesaggio, nella salute e nella ricerca.

Penso a un’Europa innovativa che con coraggio sappia mettere in campo nuovi programmi di istruzione e di formazione, crei nuovo lavoro, sviluppi l’imprenditorialità delle donne e la leadership; un’Europa sociale in grado di contrastare la precarietà del lavoro delle donne, in particolare delle giovani donne e le crescenti povertà, istituendo anche un reddito di base garantito in tutti i Paesi membri.

E in questo disegno che vado tracciando, la matita corre in una prospettiva meridionale, aperta al Mediterraneo, in un susseguirsi di tratti improntati sulla centralità della cultura. Sarà la cultura a garantire uno sviluppo sociale e urbano delle città che restituisca valore alle economie locali e alle filiere economico/produttive, salvaguardi una dimensione locale e nel contempo dimostri la sua vocazione internazionale.
Quando la cultura diventa la dimensione strutturante dello sviluppo è certamente più semplice agire per la parità di genere e realizzare sui territori l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030, in grado di accelerare, con la sua trasversalità, il conseguimento degli altri obiettivi.

In questo correre e rincorrersi di riflessioni e idee, la matita leggera che ho in mano si allontana dal disegno libero dei pensieri per farsi incisiva e scrivere un Patto delle Donne per l’Europa, paritarie, libere, rispettose delle prerogative di ogni persona nel proprio valore umano, culturale, sociale.

Il lapis, consumato dal lungo itinerare sulla carta bianca eppure ancora deciso nel suo tratto, si fa strumento di programma e stila un elenco di misure necessarie al pieno raggiungimento degli obiettivi:
– considerare le città i luoghi dove realizzare il cambiamento e valorizzare i Beni Comuni;
– rafforzare i fondi esistenti dedicati agli obiettivi sociali;
– rifinanziare l’Iniziativa per l’Occupazione Giovanile (YEI) ed Erasmus Plus dopo il 2020;
– investire nelle competenze digitali e rafforzare la convalida e il riconoscimento delle competenze e delle qualifiche;
– promuovere una rappresentazione equilibrata di genere nei processi decisionali pubblici e aziendali;
– promuovere l’integrazione sociale nel quadro di un approccio globale a lungo termine sulle migrazioni, basato sulla solidarietà;
– attuare l’Agenda urbana per l’UE (Urban Agenda for the EU), al fine di ridurre la marginalizzazione;
– incoraggiare il settore privato a svolgere la sua parte promuovendo l’economia sociale e la finanza etica;
– istituire un meccanismo europeo per combattere la disoccupazione, come lo schema europeo di disoccupazione (European Unemployment Benefit Scheme), quale esempio di strumento anticiclico;
– creare strumenti per prevenire gli shock macroeconomici e i loro effetti sociali e occupazionali;
– incoraggiare misure per sostenere la produttività e il suo rapporto con i salari;
– accogliere i/le migranti con solidarietà e con azioni concrete promuovere soluzioni vere nei Paesi di provenienza;

E se tutte insieme ci mettessimo in gioco per diventare protagoniste del cambiamento?

 

Articolo di Isa Maggi

gKfcRGzOLaureata in Economia, svolge la professione di commercialista. Ha fondato lo Sportello Donna, per sensibilizzare sui temi della parità del lavoro femminile, delle imprese rosa e dello sviluppo locale. È presidente della rete nazionale dei Business Innovation Center. Con gli Stati Generali delle donne si occupa del Patto per le donne e della necessità di creare lavoro per le donne. 

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