Lo strano caso della disforia per Greta

L’altro giorno, nel mio gruppo terapeutico, si parlava della differenza generazionale nell’uso di alcuni social network e un paziente poco più che ventenne, commentando la segmentazione per età che esiste tra Instagram e Facebook, diceva: nella mia generazione ormai nessuno sta su Facebook, è diventato un posto per vecchi arrabbiati e rancorosi…
Per quanto questa affermazione fosse iperbolica e generalizzante, mi sono sentito in qualche modo costretto a riconoscerne una certa veridicità, se non altro perché riportava lo sguardo impietoso di una generazione su un’altra, per lo meno riguardo l’abitare i social network.
I ventenni, ma forse anche i quindicenni, vedono il mondo degli adulti e delle adulte come un posto dove ti prendi palate di fango gratuito, pieno di vecchi/vecchie schiumanti e abbaianti, pieno di odiatori/odiatrici e gente infelice e rancorosa.
Mi sono domandato, quindi, usando proprio Facebook, il social network “per vecchi e vecchie”, quello coerente con la mia generazione vintage: il web (e Fb in particolare) sta diventando una roba per vecchi/vecchie rancorosi/e e rimbambiti/e?
In questi stessi giorni, il caso ha voluto che la paladina del movimento ambientalista, la sedicenne Greta Thunberg, fosse in Italia per promuovere le sue istanze e i suoi appelli a fare qualcosa per la salute del pianeta e per il futuro di tutti e tutte.
Il web e tutta la stampa locale si sono particolarmente distinti nello scatenare un surreale dibattito, fin troppo acceso nei toni e fin troppo polarizzato nelle posizioni. Talmente polarizzato e acceso da suscitare il ragionevole sospetto che il problema non fosse Greta si, Greta no, creatura mediatica al servizio dei/delle potenti o paladina-pulzella antisistema speranza per il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie.
Sempre usando il mio spazio vintage su FB, commentavo:
Greta Thunberg è un vero e proprio “fenomeno”. Sta riposizionando, al momento soprattutto mediaticamente, il panorama del marketing politico. Tra facili e precoci entusiasmi e macchine del fango sempre attive, ognuno sta svelando di sé il proprio spessore umano. In questo senso Greta è un efficacissimo test proiettivo della varia umanità che smuove intorno a lei. 
Mi suscita particolare interesse, dal punto di vista dell’osservazione psicopatologica, l’acrimoniosa ferocia di certa stampa o di certi commentatori di una certa area politica che non esitano ad insultare o a infangare pregiudizialmente e incasellare tale fenomeno con modalità fin troppo evidentemente fobiche e invidiose (se non altro dell’abissale differenza di età tra loro e lei). 
Nel mio commento dunque do per scontato due punti:
1. stiamo parlando del fenomeno mediatico e di come il marketing politico risponde ad esso;
2. l’attribuzione motivazionale principale verso i/le denigratori/denigratrici di Greta e la loro ferocia è esplicitamente riferita a risposte di tipo fobico e di natura invidiosa.
Greta dunque è per me interessante in funzione delle reazioni violente ed emotivamente rilevanti che suscita in moltissimi commentatori e moltissime commentatrici. Tanto da farmela definire una sorta di test proiettivo che misura la bassa umanità.
E non parliamo dei/delle soliti/e noti/e odiatori/odiatrici del web che pur di vomitare veleno sarebbero disposti/e a pagare, no, qui parliamo anche di professionisti/e, persone colte, erudite, con esperienza, che di fronte al fenomeno Greta sposano acriticamente ogni ipotesi complottista pur di disprezzarla ontologicamente.
Ho letto i più disparati argomenti:
– è troppo piccola e incompetente per essere sincera, per essere una vera leader, dunque è una creatura in vitro dell’establishment mondialista che vuole distrarre dalla vera rivoluzione (?);
– ha stretto la mano a xxxx quindi è evidentemente collusa con i potenti del mondo
– sua madre è una cantante famosa, veste con abiti troppo costosi, quindi lei è chiaramente una montatura;
– i ragazzini e le ragazzine che la seguono vogliono marinare solo la scuola e non sanno nulla di ambiente, quindi qualcuno li cavalca e li manipola;
– è una povera “malata di asperger” quindi è evidentemente incapace di comprendere ciò che fa e dice;
– si rifiuta di rispondere ad un’intervista e quindi «È una ragazzina spenta, senza passione, come una bambola gonfiabile, manipolata da gente inquietante. Una bambina sotto terrore, programmata per quei discorsi apocalittici di qualche minuto»;
– come è possibile che gli/le scienziati/scienziate che dicono queste cose da decenni non sono ascoltati e lei sì? Quindi è una montatura.
E così via, il tono e la qualità degli argomenti portati è più o meno questo, quando va bene, argomenti talmente capziosi e deboli in assoluto, talmente auto-invalidati da nessi illogici, da non meritare alcun commento in calce. Altrimenti il tono dei commenti nella stampa più conservatrice assume espliciti toni denigratori e offensivi (come abbiamo visto tutti/tutte).
Illogicità e reazioni emotive scomposte. In psicologia, una risposta eccessivamente carica emotivamente ad uno stimolo non altrettanto carico, è certamente un segnale che indica la rilevazione di un punto problematico. La vera domanda è quindi:
Ma cosa disturba veramente in Greta tanto da mobilitare un umore così nero, reazioni così violente, risposte così scomposte?
Si osserva la ragazzina sedicenne con le treccine e l’aria serena da bambina, a volte sorridente, a volte seria, che esorta i politici a darsi una mossa. Si osservano le masse di ragazzini/ragazzine e non solo che si entusiasmano per lei e non per gli/le scienziati/scienziate che dicono le stesse cose anche meglio. Si viene a sapere che è una ragazzina neuro-diversa e che è anche figlia di una famiglia benestante svedese. Si comprende che i suoi argomenti sono in giro da decenni ma sembra che ascoltino solo lei. Si osserva l’accoglienza ai suoi discorsi nei luoghi più importanti della politica.
E tutto questo produce sospetto, rabbia, invidia, disprezzo, diffidenza, se va bene indifferenza.
Si potrebbe descrivere un vero e proprio disturbo di disforia per Greta!
Anche ammettendo (e non concedendo), con i più torvi benaltristi e complottisti, che il fenomeno Greta sia un geniale progetto laboratoristico di qualche agenzia al soldo di lobby mondialiste, non c’è dubbio che anche solo per aver scombinato molti equilibri, non solo psichici, ma anche politici, il fenomeno risulta interessante e tutto da comprendere.
Molto più probabilmente, qualunque sia la reale consistenza rivoluzionaria di Greta e di ciò che a lei conseguirà, e qualunque sia la manipolazione mediatica di questo fenomeno, ciò che ai miei occhi risulta evidente è che ciò che fa immediatamente paura è il conflitto generazionale che di fatto è sotteso a tutto questo.
I conflitti generazionali generano cambiamenti, talora imprevedibili. Sarà questo che fa più paura?

 

Articolo di Luigi D’Elia

Luigi D'Elia.Foto.jpgLuigi D’Elia, psicologo, psicoterapeuta Gruppoanalista, cura dal 2013 la rubrica La Buona Vita. È autore del volume “Alienazioni Compiacenti, star bene fa male alla società” dove esplora i nessi tra comuni stili di vita e conseguenze psicologiche.

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