La Prima guerra mondiale. Il “fronte interno” e la questione femminile

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Fino all’autunno del 1917 il governo italiano è presieduto da Antonio Salandra e responsabile dell’esercito è il Generale Raffaele Cadorna. Cadorna è ricordato per i metodi brutali e disumani usati per mantenere la disciplina tra le truppe, il più noto dei quali è la decimazione: in caso di indisciplina o di semplice sconfitta, viene scelto a caso un soldato ogni dieci e fucilato, credendo così di stimolare i soldati all’obbedienza e al coraggio.

Di fronte alla difficoltà del momento, Vittorio Emanuele III affida il governo a Paolo Boselli: non è un esecutivo politico ma un governo provvisorio “di solidarietà nazionale”, creato per fronteggiare l’emergenza bellica; vi prendono parte tutti i partiti, incluso quello socialista che alla guerra era contrario.

L’uscita di scena della Russia permette all’Austria e alla Germania di spostare un gran numero di truppe sul fronte italiano. A ottobre l’esercito austriaco assalta quello italiano durante un momento di riposo presso la cittadina di Caporetto (attualmente in  Slovenia). La disparità numerica e militare è abissale. Il risultato è una carneficina. Dopo aver subito decine di migliaia di perdite umane, l’esercito italiano è costretto a ritirarsi fino al fiume Piave (in Veneto). Mai aveva subito una sconfitta così pesante e umiliante.

I mesi immediatamente successivi alla disfatta di Caporetto sono segnati da tensioni e agitazioni sia tra i soldati che tra i civili italiani, soprattutto dopo la notizia che la Russia ha abbandonato la guerra: circola lo slogan «facciamo come la Russia», i sogni rivoluzionari dilagano rapidamente nell’esercito, le parole d’ordine leniniste «pane, pace e terra» interessano molto di più di quelle irredentiste «Trento e Trieste», l’Italia sta traballando. I civili non costituiscono una preoccupazione per il Re, ma che circolino fantasie rivoluzionarie tra i soldati che hanno il fucile in braccio è pericoloso. Il Re rimuove Cadorna dalla guida dell’esercito in quanto responsabile della sconfitta e in quanto troppo duro dal punto di vista umano e licenzia Boselli dalla Presidenza del Consiglio; al loro posto nomina Armando Diaz come generale e Vittorio Emanuele Orlando come capo del governo. Con il passaggio da Cadorna a Diaz scompaiono le decimazioni e i soldati vengono trattati meglio, in modo da tenere a freno le spinte rivoluzionarie date dal malcontento. L’umiliazione data dalla sconfitta ha infuso nelle truppe anche quella convinzione nazionalista che prima mancava.

La partecipazione alla guerra determina dei cambiamenti nell’economia nazionale. Per “fronte interno” si intende la fetta di società civile che non combatte ma è parte integrante delle operazioni belliche pur essendo lontana dal fronte e non avendo accesso diretto alle armi. Il primo dei cambiamenti economici è dato dal fatto che le industrie che prima producevano beni di consumo ora si devono adeguare al cambiamento e costruire armi. Un altro fattore rilevante è che gli uomini sono tutti impegnati nelle trincee ma le fabbriche non possono essere lasciate vuote: così le donne entrano in massa nel mondo del lavoro.

06qxijCHL’altro ruolo ricoperto dalle donne di tutte le età è quello delle cosiddette “portatrici carniche” (in foto): le figure femminili, staffette e retroguardie, sono fondamentali per trasportare armi e munizioni, cibo e vestiti, ordini e informazioni dai paesi alle trincee, dal fronte alle linee più arretrate.

Una volta finita la guerra, le tranviere, le ferroviere, le operaie, le maestre, le fornaie, le staffette, le trasportatrici e tutte le donne che si sono impegnate per mantenere le truppe non vorranno certo tornare a casa a lavare i piatti in silenzio e reclameranno i diritti e i riconoscimenti che ormai spettano loro.

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Articolo di  Andrea Zennaro

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Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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