Camera 431. Conoscersi per riconoscersi umani

La regista e sceneggiatrice Barbara Rossi Prudente ha da sempre considerato il cinema come una compagna che le è stata accanto sin da bambina. La passione le è stata inculcata da suo nonno, assieme al quale, sin da piccolissima, andava al cinematografo, come si diceva un tempo. Nata a Caserta nel 1970, lavora come sceneggiatrice sia per il cinema sia per la televisione. Nel suo portfolio Rai e Mediaset. Nel 1999 con Esterno sera vince il premio Solinas e, nello stesso anno, porta a casa il Premio Donatello per il miglior corto con Sole. Finalista a molti premi internazionali, riceve tributi e successo anche all’estero: è molto apprezzata negli Stati Uniti. Alle tematiche delle donne e dell’ambiente ha dedicato ricerche e lavori; famosi sono i suoi documentari La carne fresca, sulla prostituzione infantile in Brasile, e La bambina deve prendere aria sull’emergenza rifiuti in Campania.

Quali sono i valori che attraverso la sua opera cinematografica intende comunicare?
Non è una questione di valori. Sento la necessità di raccontare partendo dalle cose che conosco, le filtro attraverso uno sguardo personale.

Il suo ultimo lungometraggio Camera 431 è il racconto tra persone sconosciute. Perché?
La mia idea era quella di capire se in una società, in cui il rapporto 1:1 è diventato più flebile, due persone riuscivano a raccontarsi pur non conoscendosi. Da qui la scelta di ambientare il lungometraggio in un albergo, considerato come luogo neutrale in quanto solitamente un luogo prestabilito racconta di sé. Considera questo mio ultimo lavoro come un esperimento sociale, poiché forzare due sconosciuti in una camera d’albergo è rischioso, nel senso che potevano scegliere di andar via. Sono convinta che l’incontro tra due persone resta, nonostante i tempi, qualcosa di fortemente vivo, capace di creare in ogni caso un legame.

Cosa chiede alle attrici e agli attori che lavorano con lei?
Chiedo di non risparmiarsi niente, fino all’ultimo briciolo di energia. Questo è quello che in generale mi aspetto, perché è questo che pretendo da me stessa quando mi cimento in una cosa.

È difficile conciliare la vita lavorativa con quella familiare?
Non è facilissimo, però si può fare, basta organizzarsi bene. Cerco di essere una moglie presente per il marito, una compagna per gli amici ma soprattutto una madre attenta per la figlia. Non sono di sicuro quel tipo di persona che fa il letto alla stessa ora, ma sono e resto una donna molto selettiva nella vita, credo che il ruolo di madre mi abbia molto completata e che mi abbia fatto acquisire un punto di vista diverso sulle cose. Sono allo stesso tempo molto supportata in famiglia.

Si è mai sentita discriminata per il suo essere donna?
No, e questo è un bene.

Cosa consiglia alle giovani ragazze che hanno un sogno nel cassetto?
Non sono una brava consigliera, so che quello che mi ha dato la forza di andare avanti per la mia strada è stata la fiducia nel mio progetto e la determinazione. Insomma ci ho creduto, ci credo. Nei propri sogni, nei propri progetti, bisogna crederci, aver fiducia, questa l’unica arma. Dunque, l’unico consiglio è quello di non mollare mai, neanche quando i momenti di buio sono di più rispetto ai momenti di luce. Mai farsi scoraggiare, sopraffare dal pessimismo. Sono convinta che la vocazione è un impegno al quale non ci si può sottrarre e che se una cosa la si vuole veramente si è disposti a investire.

 

Articolo di Katia Nicosia

katia. 400x400.jpgKatia Nicosia ha 19 anni e sta per maturarsi  al Liceo Artistico. Appassionata di scrittura  ha vinto già due concorsi nazionali e un suo  racconto è stato pubblicato in un’antologia.  Ama la lettura, divora i libri, attenta alle  tematiche femminili e femministe. Ama l’arte,  ne studia la storia, la pratica, e vive per diffonderla in tutte le sue forme.

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