Dottoresse al fronte. La negazione storica: Amalia e Maria, due casi emblematici

Quasi un secolo è passato e la memoria storica ancora fatica a rendere omaggio alle donne che anziché ricoprire un ruolo materno e ancillare hanno messo la loro professionalità a disposizione di soldati e civili durante la Prima guerra mondiale.

Molte donne in Italia prestavano la loro opera gratuitamente, ma per qualche misterioso motivo, anche le figure più note non parlano né scrivono del loro servizio medico o farmacistico e non fanno cenno nelle loro biografie dell’arruolamento come ufficiali.

Eppure facevano parte del Ruolo Direttivo, a pari livello con gli uomini, stipendiate e militarizzate con grado assimilato a quello della Sanità Militare: erano arruolate come personale senza obbligo di leva, come i Cappellani, e come loro portavano stellette a otto punte, ma per il resto erano totalmente parificate ai colleghi, anche se, inizialmente, la loro attività era limitata agli ospedali territoriali e solo le necessità reali ne portarono diverse in zona di guerra. Il grado era correlato all’anzianità di laurea, per questo si contano diverse sottotenenti e tenenti, poche capitane, e nessuna con grado superiore.

Erano sottoposte al Codice Penale Militare e al Regolamento di Disciplina Militare del Regio Esercito e obbligate all’uso dell’uniforme. Molte di loro transitarono dai Ruoli della Croce Rossa a quelli della Sanità Militare durante gli anni di guerra per poi tornare alla Croce Rossa prima del congedo.

Amalia Della Rovere Moretti Foggia (1872-1947)

Nel Ruolo Speciale delle laureate in Medicina, della Croce Rossa, nella edizione del 1916 e poi in quella del 1918 troviamo “Matricola n. 8, Milano, Della Rovere Moretti Amalia, arruolata il 25/10/1911” L’anno di primo arruolamento, ci riporta alla guerra di Libia.

Amalia nasce nel 1872 a Mantova, in una famiglia di farmacisti, si laurea in Scienze naturali a Padova a ventitré anni e decide di trasferirsi a Bologna, dove si iscrive alla facoltà di medicina e frequenta le lezioni del celebre clinico Augusto Murri. Aiutata da quest’ultimo, riesce a ottenere una borsa di studio di 1000 lire, di grande aiuto per mantenersi agli studi lontana da casa. Nel 1898 ottiene la sua seconda laurea discutendo con il professor Giovanni Martinotti una tesi dal titolo Le ovaie nelle peritoniti sperimentali.

Dopo una parentesi fiorentina, durante la quale si specializza in pediatria presso la clinica Mayer, Amalia si reca a Milano.

Si noti che nel 1893, grazie al lascito testamentario di Moisè Loria, mecenate israelita, era nata la «Società Umanitaria», un ente morale, progettato per aiutare i più bisognosi fornendo loro la possibilità di studiare e accedere al lavoro; numerose donne impegnate nel sociale davano il loro prezioso contributo, fra esse Alessandrina Ravizza, Paolina Schiff, Linda Malnati, Ersilia Majno Bronzini, Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff. Nel 1899 viene fondata l’«Unione Femminile», con il preciso scopo di promuovere l’istruzione e il miglioramento della donna, difendere l’infanzia e la maternità, incoraggiare istituzioni di utilità sociale, e riunire in una sola sede le associazioni femminili.

Amalia si inserisce in questo contesto, aiutata da Anna Kuliscioff che le procura una camera ammobiliata a poco prezzo e la introduce nell’ambiente socialista milanese, mentre Ersilia Bronzini le trova un posto come medica fiscale per la «Società Operaia Femminile di Mutuo Soccorso». Nel 1902, grazie anche alla specializzazione in pediatria, viene assunta nell’ambulatorio della Poliambulanza di Porta Venezia, in cui lavorerà tutta la vita, dedicandosi in particolare alla cura di donne e bambini; nello stesso anno sposa il dottor Domenico Della Rovere.

A Milano, sua città di elezione, Amalia diviene medica personale e intima amica di Ada Negri (1870-1945), che nel 1931 sarebbe stata insignita del Premio Mussolini per la carriera, e con lei intreccia una fitta corrispondenza epistolare.

Conosciuta anche come Petronilla – autrice di ricettari per mangiare sano con poca spesa – viene invitata a tenere una rubrica di consigli medici per «La Domenica del Corriere», supplemento illustrato del Corriere della Sera, e sceglie di firmarsi con lo pseudonimo Dott. Amal. Sullo stesso giornale tiene altre rubriche: «Tra i fornelli», in cui fornisce ricette ai lettori e «La massaia scrupolosa», dove impartisce consigli di economia domestica. Così, la voce rassicurante di Amalia tiene compagnia alle famiglie della piccola borghesia italiana per venti lunghi anni.

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Della sua lunga e prolifica vita hanno scritto in molti ma quasi nulla si dice del periodo di guerra; come per altre biografie di dottoresse si salta dal 1915 al 1919, anno di fondazione delle Associazione Donne Medico.

L’Enciclopedia delle donne Lombarde a cura di Rachele Farina, riporta che “nel periodo 1915-18 operò quale medico fiscale del Comune di Milano in sostituzione dei colleghi in servizio militare” senza però dare informazioni circa i suoi compiti.

Maria Montessori (Chiaravalle, Ancona, 1870 – NoordwijkOlanda, 1952). 

Matricola n. 1 – Roma – Montessori Maria, arruolata il 10/07/1903 dalla Croce Rossa di Roma, compare poi nei Ruoli del 1916 e 1918 tra le dottoresse laureate in medicina e in farmacia. Della notissima pedagoga, cheha diffuso in tutto il mondo il suo metodo, tuttora in uso, si sa molto ed è superfluo soffermarsi sulla sua vita, ma è certamente meno nota per la sua laurea in Medicina, conseguita il 10/07/1896 (foto di copertina). Le biografie pubblicate sia in cartaceo che in rete concordano nell’ignorare cosa abbia fatto negli anni dal 1915 al 1918.

Nella versione italiana di wikipedia, che pure è assai particolareggiata, si cita il suo arruolamento in Croce Rossa come Tenente Medico usando l’espressione di grado  “assimilabile” e non “assimilato”, nonostante le normative CRI e Sanità Militare lo prevedano esplicitamente.

Ancora una volta, l’operato delle mediche di guerra scompare. Ma in quel periodo di conflitto cosa hanno fatto le dottoresse? Hanno sostituito i colleghi arruolati? Si sono date alla beneficenza partecipando ai più svariati comitati femminili fondati nel periodo di guerra? Oppure hanno presentato domanda di arruolamento e utilizzato la loro laurea per lo sforzo di guerra? Il fatto è che non si trovano tracce e non ci sono documenti che  diano notizia  del loro agire nel periodo bellico. Tra le difficoltà della ricerca su mediche e farmaciste arruolate c’è anche l’assoluta mancanza di loro personali pubblicazioni in merito (con una sola eccezione), l’errata comprensione del termine “assimilata” e la ripetuta opinione che il grado militare fosse per queste donne una carineria concessa a titolo onorifico e non un effettivo ruolo. Non a caso in Italia furono un’eccezione fino al 2000, data di accesso a pieno titolo delle donne nelle Forze Armate.

 

Articolo di Elena Branca

S72cBoQe.jpegSocia della Società Italiana di storia della Medicina e dell’A.N.S.M.I. Piemonte e Valle d’Aosta, è cultrice di storia della Croce Rossa e della Medicina (con particolare riferimento al ruolo della donna). Si occupa inoltre di rievocazione storica con il Gruppo Storico A.N.S.M.I. Piemonte, 12th Durham Light Infantry Italian Reenacting Group, The Gordon Hilanders 1914 18 Italian branch.

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