Quando non servono le quote rosa

Il 5 e 6 Aprile si sono tenute a Cinecittà World le semifinali e le finali di un Con-corso nazionale di matematica: “Matematica per tutti”. La competizione, cui hanno partecipato 13 regioni e 200 classi per un totale di 5000 studenti e studentesse, è stata organizzata da Tokalon Matematica: un’associazione di insegnanti nata dalla convinzione che non esistano persone portate per la matematica ma portatori e portatrici che avvicinino alla materia.

L’utilizzo delle parole Con-corso e Matematica per tutti sottolineano che il bello della gara non è il risultato ottenuto ma il percorso fatto, il correre con qualcuno e spingendosi ancora di più il correre con tutti.

La competizione ha previsto la partecipazione dell’intera classe divisa in squadre da tre o quattro persone. C’è stata una fase di selezione di istituto con una prova scritta articolata in quattro sezioni: giochi matematici, calcolo mentale, geometria (visione dello spazio) e infine un problema. L’intera prova era basata su alcuni giochi (veri e propri)  forniti alle scuole durante la fase di iscrizione al Con-corso.

L’utilizzo del gioco soprattutto nelle materie che sono considerate difficili dalla maggioranza delle persone, abbassa la barriera emotiva che uomini e donne attivano in situazioni di difficoltà e disagio facilitandone l’apprendimento.

Le squadre che hanno passato le selezioni di istituto si sono qualificate per le semifinali del 5 e 6 Aprile. Durante le semifinali le squadre, provenienti da tutta Italia, si sono sfidate giocando per tutta la giornata. Studenti e studentesse erano divisi in categorie: quarta e quinta elementare (E4-E5), prima e seconda media (M1-M2), terza media e primo superiore (M3-S1) e secondo superiore S2.

La categoria E4- E5 era composta da 79 squadre per un totale di 304 studenti e studentesse di cui 134 bambine cioè circa il 44%; il gruppo M1-M2 era formato da 97 squadre e 371 persone di cui 165 ragazze e cioè circa il 44%; la categoria M3-S1 era composta da 53 squadre per un totale di 200 persone di cui 90 ragazze e cioè circa il 45%; infine la categoria S2 aveva 23 squadre e 89 persone di cui 45 ragazze e cioè circa il 50%.

Confrontiamo questi dati con le finali dei Giochi Di Archimede del 2017, le Olimpiadi della matematica, nelle quali si sono qualificate circa 300 persone di cui soltanto 25 ragazze, cioè circa l’8%. Una percentuale talmente bassa che ha spinto l’organizzazione a istituire una competizione al femminile.

In Matematica per tutti, invece, la percentuale di ragazze presente nella gara è costante in tutte le fasce di età, studenti e studentesse sono quasi in numero pari dalla quarta elementare al secondo superiore. Ma allora, cosa succede in questa gara? Le ragazze diventano brave? No, le ragazze sono sempre brave come i ragazzi ma… in questa gara si gioca e si fa matematica senza accorgersene, senza urlarlo. E questo, considerando che uno dei problemi delle donne alle prese con le materie scientifiche è la loro “auto efficacia percepita”, è fondamentale.

L’autoefficacia percepita, come afferma Albert Bandura, corrisponde alla consapevolezza di essere capace di dominare specifiche attività, situazioni o aspetti del proprio funzionamento psicologico o sociale. Fare matematica senza ansia da prestazione e con il sostegno della propria squadra, permette a ogni componente di svolgere il ruolo in cui si sente più sicuro e alle donne di bypassare gli stereotipi di genere che hanno inconsapevolmente interiorizzato sentendosi, finalmente, all’altezza del compito che stanno per svolgere.

L’iniziativa dimostra quanto sia possibile aumentare la percentuale di donne presenti nelle competizioni di matematica, senza aver bisogno di creare una gara tutta per loro.

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Durante la semifinale, una delle squadre è costituita da quattro ragazze provenienti da un liceo classico. Compatte e determinate si siedono per svolgere la semifinale. Si lanciano i 12 dadi: 4 dadi con numeri pari, 4 con i numeri dispari e 4 con i segni delle operazioni. Lo scopo del gioco è scrivere una uguaglianza combinando i risultati sui dadi a disposizione (5=3+2). Come prima cosa preparano il foglio da consegnare, la loro strategia è scrivere prima le uguaglianze semplici, anche 3=3 poiché è meglio di niente. Una delle ragazze, che ha i capelli rossi, scrive tutte le uguaglianze che vengono in mente a lei e alle altre e, di volta in volta, elimina quella che vale meno punti. Nel mentre, la sua compagna verifica con la calcolatrice le uguaglianze fatte a mente.

La gara è finita, consegnano e, pur non essendo convinte di aver fatto un buon punteggio si dicono brave. Fanno bene! Mi hanno mostrato cosa vuol dire lavorare insieme senza pestarsi i piedi, mi hanno insegnato che riuscire a scrivere anche solo “3=3” è meglio di niente, perché può comunque essere il tuo meglio. Le ragazze aspettano i risultati, sono ansiose ma molto composte. Annunciamo i finalisti e, le fantastiche quattro si sono qualificate. Mi chiedono incredule: “Ma lei è sicura che stiano parlando di noi?”  Sorrido e rispondo: “Sì, ve la siete meritata”.

Loro allibite, io alzo lo sguardo e, in fondo all’aula, il loro professore si sbraccia con segni di approvazione e incoraggiamento. Dal suo labiale leggo. “Bravissime!”. La sua contentezza era palpabile, si vedeva che lui ci aveva sempre creduto, forse lui, magrolino con gli occhiali e un soprabito di una taglia più grande e con il telefono in mano per fotografare le sue ragazze, è riuscito ad andare oltre tutti gli stereotipi sociali ed evolutivi che ci portiamo dentro, spesso inconsapevolmente. Lui è dalla parte delle ragazze, o forse lui è soltanto dalla parte di un mondo senza barriere di genere.

 

Articolo di Sara Rutigliano

VA_rZQCELaureata in matematica, insegna matematica e fisica in un Liceo di Roma.  Da sempre accompagna alla sua passione verso la matematica un grande interesse verso ciò che non è scientifico.  Si occupa di didattica della matematica attraverso l’associazionismo e la collaborazione con Università ed enti di ricerca. È convinta che la matematica sia una disciplina accessibile a tutti/tutte.

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