Buenos Aires. Con il cuore accanto ai figli, con la testa nella lotta

La Repubblica Argentina, negli anni tra il 1974 e il 1979 visse uno dei momenti più drammatici di tutta la sua storia civile e politica: la dittatura militare. Durante questo governo, impostosi con la violenza, la società argentina ha subito uno dei peggiori genocidi che l’umanità possa ricordare: l’uccisione e la sparizione di più di 30.000 persone, a cui bisogna aggiungere la scomparsa di più di 500 bambini, la detenzione di migliaia di attivisti politici e l’esilio di oltre due milioni di persone.

Dopo la morte, nel 1974, del presidente Juan Domingo Peron, salì al potere la sua terza moglie Maria Estela Martinez de Peron che era vicepresidente della Nazione. I problemi politici preesistenti e gli scontri interni si intensificarono tanto da sfociare in una profonda crisi politica, sociale ed economica; la presidente non fu in grado di tenere sotto controllo la situazione e di riportare l’ordine, tanto che  nel 1975 fu costretta a firmare un decreto con il quale autorizzava le Forze Armate ad eliminare gli elementi sovversivi in tutto il territorio nazionale. Questo atto formale decretò la fine del governo Peron e l’inizio della dittatura militare, con la presa di potere del Generale Jorge Rafael Videla – designato dalla giunta militare stessa – il 25 marzo del 1976.

Dopo il golpe militare, un gruppo di madri i cui figli erano rimasti uccisi o erano scomparsi nella guerriglia si recò in Piazza di Maggio, nella città di Buenos Aires davanti alla Casa del Governo, dove si trovava l’ufficio del presidente. Era il 30 aprile del 1976, e queste donne volevano consegnare una lettera per denunciare tutto ciò che loro e i propri figli avevano dovuto subire. Non trovarono nessuno che potesse ricevere questa missiva perché era un sabato, decisero allora di ritornare il giovedì della settimana successiva. Da quel momento in poi il giovedì  fu eletto come giorno nel quale tutte le madri dei “Desaparecidos” si recavano in Piazza di Maggio per manifestare il loro dolore e per pretendere che fosse fatta giustizia.

La dittatura militare, attraverso l’emanazione di un provvedimento giuridico nominato “Stato di Assedio”, proibiva che più di cinque persone si riunissero nello stesso luogo dialogando tra loro: le madri dei “Desaparecidos” dovettero allora marciare intorno al monumento della Piramide della Piazza di Maggio, per non incorrere nel pericolo di essere prese e condotte in prigione. Dopo queste prime manifestazioni pubbliche, per creare una maggiore coesione di gruppo e per dare risonanza al messaggio che stavano trasmettendo, decisero di creare l’associazione delle “Madri di Piazza di Maggio”. Queste madri coraggiose furono isolate dalla società civile nella quale vivevano, perseguitate a lungo e con violenza dalla polizia,  i loro figli furono ritenuti dei terroristi e il loro dolore e la loro disperazione non vennero comprese. Presero allora la decisione di rendersi visibili alla comunità internazionale, presenziando in tutte le occasioni pubbliche dove erano presenti eminenti figure politiche degli Stati esteri e attirando la loro attenzione attraverso atti di accusa, gridati a gran voce, contro il Governo Militare.

Nel 1976, il giorno della festa della mamma, la chiesa cattolica decise di realizzare una grande marcia verso la città di Lujan, provincia di Buenos Aires, per onorare una santa molto amata dal popolo argentino. Le “Madri di Piazza di Maggio” compresero che era una buona occasione per aumentare la loro visibilità. Per rendersi riconoscibili come gruppo che veicolava un forte messaggio di protesta e di denuncia, decisero di indossare sulla testa un panno di tela bianca, quello che usavano per i loro bambini. In quel modo la gente e i giornalisti cominciarono a riconoscerle e quel panno bianco divenne il loro tratto distintivo. Il governo continuava a perseguitarle nonostante l’acquisita risonanza a livello internazionale, continuava a rapire i loro figli e a imprigionare le madri ritenute sovversive, spingendosi fino al sequestro della presidente della associazione “Madri di Piazza di Maggio”, che non fece più ritorno. Questo fu un colpo durissimo per l’associazione, poiché defraudata di una valorosa guida e perché le altre donne avevano paura di subire la stessa sorte. Fu difficile tornare in Piazza di Maggio, eppure queste grandi madri lo fecero: furono colpite, furono attaccate dai cani della polizia, furono bersagliate con i gas lacrimogeni ma resistettero e lottarono per difendere, in quella piccola piazza e sotto quel piccolo pezzo di cielo, la memoria dei propri figli.

Nel 1983, si ebbe un ritorno alla democrazia tramite l’elezione del presidente Raul Alfonsin; dopo due anni ebbe inizio il processo nei confronti della Giunta Militare con l’accusa di aver praticato Terrorismo di Stato. Questo processo richiamò l’attenzione di tutto il mondo ma nonostante ciò, e nonostante il riconoscimento di colpevolezza, coloro che si macchiarono di questi orrendi crimini vennero tenuti in carcere per breve tempo, a causa di una legge emanata dal presidente stesso e chiamata “Legge dell’obbedienza dovuta.” Questa legge aveva lo scopo di sollevare da ogni tipo di responsabilità i rappresentanti delle forze armate che si fossero macchiati di delitti contro gli oppositori e di crimini contro l’umanità, durante tutto il periodo della dittatura militare.

Negli anni Novanta, finalmente, i nuovi membri delle Forze Armate manifestarono il loro pentimento e chiesero perdono alla società per i crimini commessi dagli altri militari; nello stesso periodo l’associazione delle “Madri di Piazza di Maggio” ottenne il riconoscimento internazionale e l’appoggio di Spagna, Italia, Australia, Canada, Danimarca, Svezia e Francia. Gli fu conferito il Premio UNESCO, nel 1999, per l’Educazione alla Pace oltre ad altri riconoscimenti e onorificenze da parte di università, organismi religiosi e ONG, di Paesi come Germania, Norvegia, Stati Uniti, Brasile, Cuba e Yugoslavia.

Nel 1990, ad Amsterdam, venne inaugurata in loro onore, una statua. In Buenos Aires venne fondata la “Università Popolare delle Madri di Piazza di Maggio” nella quale, a tutt’oggi, è possibile frequentare corsi, seminari e laboratori su materie come diritti umani, politiche sociali, psicologia sociale, economia politica, ecc.

Ancora oggi le Madri di Piazza di Maggio, dopo quarantadue anni da quel 30 aprile 1976, si radunano ogni giovedì pomeriggio in piazza per ricordare i loro figli perduti: con il cuore accanto ai figli, con la testa nella lotta.

Link del sito dell’associazione: http://madres.org/

 

Articolo di Arianna Marziali

Foto Arianna Marziali.jpgArianna Marziali, educatrice presso casa famiglia per disabili, studentessa della facoltà di scienze della formazione presso l’Ateneo di Roma Tre, appassionata alle tematiche inerenti i Paesi del Sud del mondo e legata in modo particolare all’Africa sub-sahariana grazie all’appartenenza ad una famiglia “mixte” afroitaliana.

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