La Prima Guerra mondiale. L’insurrezione spartachista e la capitolazione tedesca

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A settembre del 1918 Francia e Serbia costringono la Bulgaria alla resa; a ottobre l’Italia respinge l’Austria a Vittorio Veneto. Germania e Austria, per quanto forti sul piano militare, sono ormai isolate. L’entrata in guerra degli Stati Uniti ha rovesciato le sorti del conflitto, e la fine delle ostilità con la Russia non è sufficiente agli imperi centrali per sostenere la guerra sul fronte occidentale contro tre eserciti alleati; peraltro la Germania è in guerra già da quattro anni e la popolazione è stanca quanto l’esercito. A questo si aggiunge la fame: tra trincee, terre distrutte e blocco navale, nel 1918 la Germania è chiusa in una morsa in cui non può fare nessun rifornimento.

Sull’altro fronte gli USA, intervenuti da pochi mesi, dispongono ancora truppe “fresche” e numerose. L’esito della guerra è segnato.

In vista di un’ulteriore battaglia suicida sul fronte occidentale contro la coalizione di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, i soldati si ribellano e rifiutano di eseguire gli ordini. La rivolta parte dai marinai di Kiel, porto e base militare nel Mar Baltico.

Allo scoppio della guerra il Partito Socialdemocratico tedesco (SPD) già raccoglieva socialisti e marxisti sia rivoluzionari che riformisti; nel 1918 è il principale partito operaio d’Europa e guida della II Internazionale, gode di un larghissimo consenso in Germania ed è il più forte partito di opposizione all’interno del Paese ma è ormai radicato nell’Impero e nelle sue istituzioni, quindi lontano dalle aspirazioni rivoluzionarie, se non del tutto contrario: l’SPD ha sempre avuto il suo bacino di consensi nel malcontento della classe operaia, una Rivoluzione che elimini questo malcontento gli toglierebbe il pubblico cui rivolgersi. Quando nel 1914 il Partito aveva ordinato di votare in Parlamento i finanziamenti per la guerra, una minoranza aveva disobbedito ed era stata espulsa per questo voto: dalla scissione antimilitarista dell’SPD nasce il Partito Socialdemocratico Indipendente Tedesco (USPD), la cui ala sinistra è occupata da un gruppo comunista rivoluzionario chiamato Lega di Spartaco e guidato da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg (in copertina).

Oltre all’antimilitarismo, la scissione è frutto delle tensioni interne all’SPD tra rivoluzionari repubblicani comunisti e socialisti moderati fedeli all’Impero ma per una democratizzazione legalitaria interna: che molte cose debbano cambiare è chiaro, ad esempio lo strapotere del Kaiser e la scarsissima influenza decisionale del Parlamento, ma l’USPD vuole rovesciare totalmente il sistema imperiale per dare origine a una Rivoluzione sociale, l’SPD no. Ovviamente la Rivoluzione russa scoppiata nel 1917 influenza i gruppi rivoluzionari tanto quanto spaventa il governo e il Kaiser.

L’esasperazione per la guerra e per la fame è la goccia che fa traboccare il vaso in un Paese già pieno di tensioni sociali. Quando esplode l’ammutinamento di Kiel, l’SPD cerca di tenere a freno la rivolta ma non ci riesce, operai e soldati fraternizzano con la popolazione civile e l’insurrezione divampa in tutto l’Impero. Nelle fabbriche, nelle miniere e nelle città intere nascono comitati popolari e consigli operai su modello dei soviet russi; e come in Russia, si chiede la fine immediata della guerra, qualunque siano le condizioni.

Per fermare le ostilità le potenze liberali pretendono che la Germania si ritiri da tutti i territori occupati, che la Monarchia lasci più spazio al Parlamento e che il Kaiser Guglielmo II abdichi.

A Monaco di Baviera l’USPD proclama la Repubblica. L’SPD invece mantiene la prudenza: riesce a entrare nei consigli locali e usarli come base di consenso, ma al tempo stesso ha paura delle spinte rivoluzionarie e preferisce mantenere l’ordine insieme ai partiti borghesi per avere più potere contrattuale possibile agli occhi dei vincitori della guerra e del futuro nuovo governo.

Viste le pressioni internazionali, l’esasperazione della società civile e l’insubordinazione dei soldati, il consiglio militare provvisorio creato appositamente per le esigenze belliche costringe il Kaiser ad abdicare. Il Cancelliere (Primo Ministro) liberale aristocratico Max Von Baden prende temporaneamente il suo posto come reggente e il socialdemocratico Friedrich Ebert assume la carica di Cancelliere: l’SPD è al governo. Intanto per il 9 novembre 1918 l’USPD e la Lega di Spartaco hanno indetto uno sciopero generale: non c’è abdicazione che tenga, la monarchia deve essere abbattuta. Gli spartachisti, inoltre, chiedono la nazionalizzazione delle industrie e il controllo dell’esercito da parte dei consigli popolari e operai. A Berlino il nuovo governo dell’SPD proclama la Repubblica per evitare che sia la Lega di Spartaco a farlo per prima e far trionfare la Rivoluzione.

Intanto Cecoslovacchia e Ungheria si proclamano indipendenti dall’ex Impero degli Asburgo e Serbia, Croazia e Slovenia pianificano un governo iugoslavo unitario. L’Austria si arrende, l’ex imperatore scappa e anche a Vienna viene proclamata la Repubblica. L’11 novembre del 1918 anche il governo tedesco chiede un armistizio.

La guerra è finita.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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