I come Isteria

Il destino dell’essere umano di sesso femminile coincide con la fisiologia del suo apparato genitale: la si vuole prima figlia casta, poi moglie fedele e prolifica. A questo veniva ricondotto fino a tempi non lontani perfino l’onore delle famiglie. Ai maschi ne era affidata la difesa, fino all’omicidio.

Per secoli e secoli ogni manifestazione delle donne è stata ridotta a stati uterini: si pensi all’etimo stesso del termine ‘isteria’, introdotto da Ippocrate e recentemente riesumato da parte di un’imbarazzante ministra a proposito dell’inattendibilità delle donne che denunciano violenze.
Nel Medioevo le donne che ne presentavano i sintomi erano considerate possedute dal demonio quindi streghe e, in quanto tali, sottoposte ad esorcismo e arse sul rogo.

L’appellativo isterica è stato molto in voga in periodo ottocentesco, quando entrò nell’ambito della nascente scienza psicologica e in coerenza con l’esprit du temps descrisse una donna tormentata, tremebonda e malinconica, bisognosa di aiuto e protezione. In disuso ufficialmente dal 1987 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), nel linguaggio comune il termine si usa ancora quando si vuole offendere una donna, dipingendola come nevrotica e squilibrata.

L’utero era pensato in antichità come un organo mobile che a causa dell’astinenza sessuale ‘errava’ all’interno del corpo, premendo sugli altri organi. Di conseguenza la cura galenica dell’isteria consisteva nel coito e nella gravidanza.

Diceva Platone nel Timeo:

Nelle donne la cosiddetta matrice e la vulva somigliano a un animale desideroso di far figli, che, quando non produce frutto per molto tempo dopo la stagione, si affligge e si duole, ed errando qua e là per tutto il corpo e chiudendo i passaggi dell’aria e impedendo il respiro, genera il corpo nelle più grandi angosce e altre malattie di ogni specie.

C’è un mito esplicativo. La rivolta delle vergini di Argo che rifiutavano di onorare il Fallo venne sedata dal medico Melampo: egli aveva indicato nel comportamento delle donne in rivolta una vera e propria follia a motivo di un utero intossicato da umori malsani causati dalla mancanza di orgasmo sessuale; si trattava di una grave “malinconia uterina”. Purgò le donne con elleboro e poi le fece unire con giovani forti e adatti allo scopo: tutte le vergini rinsavirono.

Paura del potere femminile, insomma (con un mito parallelo, le Amazzoni, ribelli al diritto patrilineare); paura di un sangue che sgorga senza ferita, segno di chissà quale oscuro mistero. Il tabù accomuna tutti i patriarcati.

Così scriveva Plinio il vecchio più di duemila anni fa, e a queste superstizioni incredibilmente credono ancora in molti/e:

Al sopraggiungere di una donna che ha le mestruazioni, il vino   nuovo diventa   acido; al suo contatto le messi diventano sterili, muoiono gli innesti; bruciano i germogli nei giardini, cadono i frutti degli alberi presso cui la donna si è fermata; al solo suo sguardo, la lucentezza degli specchi si appanna; si smussa la punta delle lame, si oscura lo splendore dell’avorio, muoiono le api negli alveari. (Naturalis historia)

Secondo le Leggi di Manu, testo sacro induista, la saggezza, l’energia, la forza, la vitalità di un uomo che avvicina una donna insudiciata da escrementi mestruali periscono per sempre.

È in gioco la coppia puro/impuro, nella quale gli antropologi identificano il grado zero della mentalità religiosa, parallela alle coppie ordine/disordine e noi/gli altri, quindi inclusione/esclusione (il corpo umano fondamento e metafora del corpo sociale). Una contrapposizione potente, se nel terzo millennio la naturalità dei corpi femminili è ancora relegata nel limbo dell’indicibile o dell’animalità repellente. Ogni donna pur di non chiamare mestruazioni le sue “cose” si è inventata nomignoli buffi ed evocativi per celare il misfatto.

Ricordiamo che, in Italia, le motivazioni che escludevano le donne dalla magistratura fino al 1963 erano fondate proprio sulla tesi dell’inaffidabilità e debolezza nei giorni del ciclo mestruale, tanto che esse non possono adempiere compiti richiedenti forza e capacità di giudizio. Analogamente nei non lontani anni ’70, negli Stati Uniti in piena rivoluzione sessuale, una motivazione contro la possibilità di donne che pilotassero aerei parlava della loro instabilità ormonale una volta al mese.

Se ne parla ancora, spesso in termini di barzelletta. Perché le donne, si sa, nei giorni prima del ciclo sono spesso umorali, nervose. Lunatiche, appunto. Attorno a questo assunto si sprecano battutine sessiste. Quante volte abbiamo sentito un uomo indirizzarsi a una donna con un caustico: “Ma hai le tue cose?”. Perché si sa, noi siamo macchiette irritabili, in preda a ormoni impazziti. Le presunte suscettibilità, emotività e irascibilità elevate sono spesso utilizzate per sminuire e svilire le posizioni e le emozioni delle donne, considerate esseri instabili, volubili e irrazionali.

Se si suppone che le donne siano meno razionali e più emotive all’inizio del proprio ciclo mestruale quando l’ormone femminile è al suo livello più basso, allora perché non è logico dire che, in quei pochi giorni, le donne si comportino in modo uguale a quello in cui gli uomini si comportano durante tutto il mese? (Gloria Steinem)

Articolo di Graziella Priulla

RfjZEjI7Graziella Priulla, già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nella Facoltà di Scienze Politiche di Catania, lavora alla formazione docenti, nello sforzo di introdurre l’identità di genere nelle istituzioni formative. Ha pubblicato numerosi volumi tra cui: C’è differenza. Identità di genere e linguaggi, Parole tossiche, cronache di ordinario sessismo, Viaggio nel paese degli stereotipi.

 

Illustrazione di Marika Banci

1--BExhxDopo la laurea in Lettere moderne, Marika si iscrive al corso triennale di Progettazione grafica e comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Si diploma nel 2019 con una tesi di ricerca sulle riviste femministe italiane dagli anni ’70 ad oggi e la creazione di una rivista d’arte in ottica di genere dal nome “Biebuk”. Designer e illustratrice, ha dedicato alle tematiche femministe molti dei suoi ultimi progetti.

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