La giornata delle api 

È trascorso un po’ di tempo da quando, alle elementari, ci si divertiva chiedendo “Qual è il nome dell’ape che fa il latte? – La pecorella! – E qual è il nome di quella che cucina? – La pentola!” – e in TV si vedeva Maia, la piccola ape ribelle, giocare nei prati con il suo amico Willy. Ribelle perché era l’unica a non vivere nell’alveare ma era comunque fondamentale per tutelare la biodiversità: tutte le api, muraiole e mellifere, le xilocope, le andrena, i bombi e centinaia di altre specie di api (nella sola Svizzera ne esistono seicento tipi differenti) sono una presenza indispensabile per la natura, ma sono importanti anche per noi esseri umani poiché impollinano le piante selvatiche e coltivate, assicurando quotidianamente le condizioni ideali per la nostra esistenza.

Per nutrire se stesse e i propri piccoli, le api raccolgono nettare e polline e, trasportandolo da un fiore all’altro, impollinano grandi quantità di fiori: infatti, circa un terzo degli alimenti di cui ci nutriamo – in primo luogo frutta e verdura, fragole, albicocche, mandorle, zucchine, cipolle ecc. – deriva dall’impollinazione per opera delle api.

Oggi le api sono in pericolo, perché risentono della trasformazione del paesaggio causata dall’agricoltura intensiva e dallo sviluppo edilizio: l’utilizzo di determinati fitofarmaci (pesticidi e insetticidi) agricoli le danneggia e la mancanza di paesaggi ricchi di fiori, sottratti dalla crescente cementificazione, determina una carenza di cibo. A questo si può aggiungere che la stessa apicoltura, diventata troppo intensiva per assicurare un aumento  di profitto, impedisce la capacità dell’ape di adattarsi ai cambiamenti ambientali e può diventare causa stessa della moria.

Solo gli ecosistemi caratterizzati da varietà si mantengono stabili: quando le specie scompaiono nel sistema si crea uno squilibrio: se una specie di ape selvatica dovesse estinguersi, una varietà di piante verrebbe privata del proprio impollinatore e non potrebbe più produrre semi. Se invece il sistema è caratterizzato da varietà, e dunque esistono molti altri impollinatori adatti, le piante possono sopravvivere.

L’agricoltura biologica, dunque, comporta numerosi vantaggi per la biodiversità: i contadini e le contadine coltivano siepi, prati fioriti e frutteti ad alto fusto, offrendo così una fonte di sostentamento a numerose specie di api;  una coltivazione rispettosa dell’ambiente, senza pesticidi chimico-sintetici, favorisce a sua volta piante e animali selvatici in generale. Perciò nei campi biologici, per esempio, la varietà di api è da tre a quattro volte superiore e la quantità di api sette volte maggiore.

Alla salvaguardia degli ecosistemi, che sono delle vere e proprie barriere contro i danni prodotti dal cambiamento climatico, guarda la nuova legge sull’apicoltura approvata dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna e anche quella dalla Giunta della Regione Campania: si tratta di articoli che prevedono norme più severe sull’uso dei prodotti fitosanitari in agricoltura, fino all’individuazione di aree di particolare interesse apistico e agroambientale in cui vietare qualsiasi trattamento oppure consentire solo l’impiego di determinate sostanze di cui sia comprovata la non tossicità sulle api.

Nel frattempo, anche per celebrare la Giornata delle api che si svolgerà il prossimo 20 maggio e ispirandoci nel nostro piccolo a Morgan Freeman, che ha trasformato il suo ranch in Mississippi in un santuario per le api noi possiamo prendere in considerazione le erbe aromatiche che sono una preziosa fonte di nutrimento per le api: possiamo piantare salvia, timo, rosmarino, origano, camomilla, prezzemolo anche nei vasi sul balcone o nel nostro piccolo giardino proprio ora che è primavera e, se temiamo le loro punture, dobbiamo sapere che sono creature pacifiche e nella maggior parte delle specie il pungiglione è troppo piccolo perché penetri nella nostra pelle.

La pericolosità, piuttosto, sta tutta nel non proteggere la biodiversità!

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

 

 

 

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