Savigliano. Teresa Noce

Quando a Savigliano si è pensato di intitolare il giardino di via Giolitti a una donna, in occasione del Primo maggio, il mio pensiero è corso subito a Teresa Noce: una donna straordinaria, coraggiosa, indipendente.   

La sua storia è la storia del Novecento. Del coraggio di schierarsi e di fare scelte difficili, dell’impegno in prima persona, dell’impegno politico, sindacale, sociale. Teresa ebbe una vita ricca, non di beni materiali, ma di passione, di studio, di ruoli: fu operaia, sindacalista, partigiana, antifascista, giornalista, parlamentare, scrittrice, madre costituente, madre e moglie, una vita ricca di valori alti e di battaglie per la conquista di diritti per le donne lavoratrici che portano la sua firma e di cui ancora oggi godiamo.       Non solo contribuì a scrivere la nostra Costituzione, ma lavorò alacremente all’approvazione di leggi che garantissero davvero quei diritti per tutte e per tutti.

Nacque a Torino nel 1900, in una famiglia poverissima, che abitava in un quartiere popolare, non lontano dalla piazza che il comune di Torino le ha finalmente dedicato qualche settimana fa; iniziò a lavorare a nove anni, ancora prima di terminare la scuola elementare, ma in quel breve corso di studi conseguì risultati eccellenti, mostrando la propria intelligenza e voglia di studiare. Fu costretta a lasciare presto la scuola ma non lascerà mai lo studio e studierà per tutta la vita. È dapprima stiratrice, poi sartina, infine operaia alla Fiat Brevetti, e a undici anni fa il suo primo sciopero, proprio contro le cattive condizioni lavorative delle donne. Dovette imparare in fretta a badare a se stessa: restando presto sola al mondo, decise di dedicarsi interamente al suo impegno politico e sociale. Si avvicinò giovanissima al Partito Socialista e nel 1921, dopo la scissione di Livorno, aderì al Partito Comunista fondando, con altri, la prima sezione Torinese. Ed è qui che incontrò Luigi Longo, allora giovane studente di ingegneria, si sposarono, non senza difficoltà, nel 1926, ed ebbero tre figli. Teresa intensificò ancora la sua azione nel partito, diventando attivista in uno dei momenti più drammatici della storia d’Italia. Infatti, di lì a breve il fascismo giungerà al potere, chiudendo ogni spazio di azione agli altri raggruppamenti politici. Lei e il marito furono presto bersaglio del regime, vennero imprigionati più volte, finché, costretti a espatriare, raggiunsero prima Mosca e poi Parigi. Ma nonostante tutto, Teresa continuò la lotta antifascista, portando a termine compiti pericolosi: negli anni ’30 il partito, infatti, le affidò il compito di tornare clandestinamente in Italia per riorganizzare l’attività antifascista nelle fabbriche e nelle campagne, tra le mondine. È in questo periodo che assunse il nome di battaglia con cui è spesso ricordata: Estella. E ancora, nel 1936 la ritroviamo tra i combattenti volontari nella guerra civile spagnola e a curare il giornale Il volontario della libertà, … allo scoppio della seconda guerra mondiale internata in un campo nella Francia del Sud, senza poter più raggiungere i figli a Mosca, dove li aveva lasciati. Entrò dunque a far parte della Resistenza francese ma nel ’43 venne nuovamente arrestata e deportata a Ravensbrück e poi in Cecoslovacchia, condannata ai lavori forzati e dove rimase fino alla liberazione. Fu durante gli anni della sua permanenza in Francia che fondò il settimanale Noi Donne, organo dei ‘Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà’, che diventerà poi organo ufficiale dell’UDI dal 1945 fino agli anni Novanta. Tornata finalmente in Italia, fu eletta tra le ventuno donne dell’Assemblea Costituente, ma fu anche una delle cinque donne presenti nella Commissione dei 75, che ha avuto il compito di scrivere il progetto costituzionale che sarà poi discusso in aula.

A Teresa Noce, dobbiamo anche la tradizione della mimosa, infatti, nel 1946, appena finita la guerra, in Italia si festeggiò per la prima volta l’8 marzo, in maniera più o meno “ufficiale”, e fu proprio Teresa, con alcune altre partigiane, a proporre di adottare come simbolo la mimosa, perché era il fiore povero che i partigiani avevano raccolto a mazzi sulle montagne, per donarlo alle staffette l’8 marzo.

Nel ’48 fu eletta deputata nella prima legislatura repubblicana e per due legislature. Lei conosce, per averle vissute, le condizioni in cui versavano molte donne – spesso abbandonate, impossibilitate a lavorare per prendersi cura dei figli, senza sostegni sociali, discriminate in fabbrica – e–questa consapevolezza sarà la base delle sue battaglia in Aula. Presentò, nel 1948, la proposta di legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” – che prevede i permessi di lavoro retribuiti, il divieto di licenziamento delle donne incinte e dei lavori usuranti – e che sarà la base della legislazione sul lavoro femminile fino alle leggi degli anni Settanta. Nel 1950 è promotrice della legge che prevede eguale salario per eguale lavoro per donne e uomini. Due testi modernissimi, lungimiranti, i primi che riconoscono il ruolo della donna lavoratrice.
Infine sarà sindacalista, segretaria nazionale del comparto tessile, Fiot, ancora una volta dalla parte delle donne lavoratrici.

Quanti ruoli, quante battaglie, quanta intelligente passione in una sola vita.

Nel 1974 Teresa pubblica la sua autobiografia, Rivoluzionaria professionale, la storia della sua vita intrecciata a quella del partito comunista dalla sua fondazione, nella quale si evince lo spessore della vita di una donna straordinaria…

Cito un passo che ci dà un’idea della sua tempra:

Solo, è soltanto chi vuole esserlo, chi non comunica con gli altri, chi vive esclusivamente per sé. […] Ma chi si interessa di tutto e di tutti, chi si sente partecipe degli avvenimenti e delle lotte non si sente solo e non lo è. Non è mai a riposo, perché nel mondo c’è sempre tanto da fare, in ogni tempo…

Teresa muore nel 1980 a Bologna, dove viveva con i figli.

Ecco, cara Estella, ora avrai un luogo dedicato a te anche a Savigliano. Spero che qualche giovane donna leggendo il tuo nome sia curiosa della tua vita e della tua storia, e capisca così quanto sono importanti diritti e conquiste che un’altra donna, in un altro tempo non lontano, ha lottato e quanto sia importante difenderli, a partire dai beni più preziosi: libertà e democrazia.    

Questo è il fine che ci prefiggiamo con l’intitolazione di luoghi pubblici a persone che hanno contribuito a scrivere, in modo positivo, la storia del nostro Paese, perché i simboli sono importanti nella formazione di ognuno di noi e, mi auguro, di arrivare presto a camminare insieme sulle vie della parità.

La targa è stata affissa il Primo maggio. Viva il 25 aprile e il Primo maggio.

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Articolo di Vilma Bressi

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Da sempre mi occupo di emancipazione femminile: ho iniziato 40 anni fa, quando mi sono iscritta all’UDI e ho aperto, con altre donne, la sede a Savigliano. Ho lavorato a lungo nella Cgil. Faccio parte della Consulta delle pari opportunità del mio Comune e sono Consigliera Comunale con la delega alle pari opportunità. Mi occupo con passione anche di toponomastica da circa 6 anni.

 

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