Pillole di storia. La Rivoluzione russa. Le due Rivoluzioni e le Tesi di Aprile 

_BGDFStZ.jpegLa Russia è lo Stato più provato dall’ingiustizia e dalla miseria, la repressione è forte e l’industrializzazione molto scarsa la rende un Paese ancora agricolo, il Parlamento (chiamato in russo Duma) ha poco potere. A questa situazione già di per sé pesante si aggiunge la guerra. 

In queste condizioni si rafforza lo schieramento di opposizione alle politiche imperialiste dello Zar, diviso in vari partiti. Il Partito Costituzionale Democratico, detto partito dei Cadetti, raccoglie la borghesia liberale e l’aristocrazia. È forte il partito dei Socialisti Rivoluzionari, diviso al suo interno tra un’ala moderata e democratica e la maggioranza di tendenza anarchica diffusa soprattutto nelle campagne che punta a un socialismo libertario rurale. È molto diffuso anche il movimento anarchico, ispirato dalle idee di Michail Bakunin, leader dell’ala anarchica della I Internazionale. Il più organizzato tra le forze di opposizione è invece il Partito Socialdemocratico, diviso tra una maggioranza rivoluzionaria di ispirazione marxista detta bolscevica e una minoranza socialista riformista detta menscevica. Nel 1912 bolscevichi e menscevichi si separano formando due partiti distinti. I Bolscevichi si rifanno all’ortodossia marxista secondo cui la Rivoluzione può esplodere solo in Paesi già industrializzati sotto l’egemonia borghese, situazione che non assomiglia per niente a quella russa del 1917. Secondo la dottrina bolscevica, il partito è un’avanguardia di pochi militanti professionisti della Rivoluzione che, in quanto studiosi del marxismo e detentori della “scienza rivoluzionaria”, hanno il compito di gestire e dirigere le masse operaie prima attraverso la fase autoritaria nota come «dittatura del proletariato» e poi verso la Rivoluzione vera e propria, collettivista ma pur sempre statalista. I menscevichi invece sono ugualmente ostili allo Zar ma propendono per graduali riforme istituzionali che migliorino la vita delle classi meno abbienti. 

All’inizio del 1917, tra guerra e fame, la popolazione è stremata. Il 23 febbraio del calendario russo (che corrisponde all’8 marzo del calendario occidentale) la situazione esplode. Numerose donne, prevalentemente operaie, danno il via a un corteo spontaneo insieme ai loro figli per chiedere il pane a prezzi calmierati e la fine immediata della guerra. L’indomani si aggiungono gli operai e il malcontento dilaga in fretta: essendo sorta spontaneamente e al di fuori del controllo dei partiti, la rivolta è praticamente ingestibile. E si tratta di un movimento del tutto pacifico. Lo Zar Nicola II Romanov ordina ai soldati di sparare sulla folla, ma questi disobbediscono e si uniscono alle proteste. Lo Zar tenta di far tornare dal fronte altri soldati per reprimere le agitazioni, ma lo sciopero dei ferrovieri lo impedisce.  

Intanto gli insorti, ispirandosi alla Comune di Parigi, creano i soviet, collettivi di fabbrica o di un intero villaggio basati sull’autogoverno e sulla rappresentanza diretta, revocabile in ogni momento; il soviet più importante è quello di Pietrogrado, la capitale russa. Essendo a contatto diretto con la popolazione, i soviet hanno più credibilità e fiducia e quindi più potere del governo centrale.  

Lo Zar è di fatto spodestato e al suo posto viene istituito un governo provvisorio, di tendenze liberali ma capeggiato dal principe L’vov, un aristocratico. Cadetti, Socialisti Rivoluzionari e Menscevichi appoggiano il nuovo governo sperando che l’alleanza tra borghesia e classe operaia per lo sviluppo del Paese crei le condizioni per una Rivoluzione sociale in uno Stato già industrializzato. E, con l’appoggio dei partiti, il nuovo governo continua la guerra contro gli imperi tedesco e austriaco: ciò gli comporta l’ostilità della popolazione, che invece spera che la guerra finisca. Ma L’vov decide di non cambiare gli assetti strutturali della Russia, tema che invece sarà delegato a un’ Assemblea Costituente da eleggere nell’autunno dello stesso anno. Solo i Bolscevichi rifiutano di appoggiare il governo provvisorio e al posto dell’alleanza tra borghesia e proletariato propongono un’inedita alleanza antiborghese tra operai e contadini, non prevista dalla teoria marxista. 

Ad aprile del 1917 torna a Pietrogrado Lenin, il leader del Partito Bolscevico, che si trovava in Svizzera esiliato dallo Zar. Il suo ritorno è stato permesso dai servizi segreti tedeschi, che lo hanno protetto in un vagone blindato e fatto passare dall’attuale Finlandia (che allora era Impero Russo): sapendo che l’intenzione di Lenin è quella di interrompere subito la guerra, il suo ritorno può facilitare gli imperi centrali allentando la morsa che schiaccia e isola la Germania. 

Appena tornato, Lenin pubblica un documento noto come Le Tesi di Aprile in cui spiega le sue intenzioni politiche. La prima di queste intenzioni è non soltanto l’uscita immediata dal conflitto mondiale, ma anche la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria, con lo slogan «Voltate le baionette!». Nelle Tesi di aprile Lenin abbandona provvisoriamente l’idea bolscevica di collettivizzazione delle terre in favore della classica promessa dei Socialisti Rivoluzionari di distribuire la terra ai contadini, che è il vecchio millenario sogno dei braccianti russi sfruttati negli immensi latifondi dell’impero. Lenin propone anche di dare tutto il potere ai soviet, costituiti da bolscevichi, menscevichi, anarchici e socialisti rivoluzionari. Nel Comitato Centrale del Partito bolscevico sostiene la necessità di un’insurrezione armata e di non condividere il potere politico con nessuno per non mettere a rischio l’esito e l’integrità della Rivoluzione. Questa sarà d’ora in avanti la linea bolscevica. Promettendo «pane pace e terra», Lenin assicura al suo partito un vasto consenso popolare sia operaio che contadino, anche se i soviet si trovano soprattutto nelle città e di conseguenza sono composti principalmente da operai e soldati. 

ZLcKWo7w.jpeg

Pietrogrado, Palazzo di Tauride. Lenin enuncia le Tesi di Aprile (17 aprile 1917) 

 A luglio il Partito Bolscevico, forte all’interno dei soviet, viene messo fuorilegge dal governo provvisorio di L’vov per aver tentato di impedire la partenza di ulteriori truppe per il fronte in cui ancora si combatte contro la Germania. 

Il 24 ottobre del calendario russo (novembre secondo quello occidentale) i Bolscevichi occupano i punti strategici della città e assaltano il Palazzo d’Inverno, residenza dello Zar e sede dei ministri del governo provvisorio. È un’operazione rapidissima e quasi incruenta. Pochi giorni dopo, a Pietrogrado il nuovo governo rivoluzionario prende il nome di Consiglio dei Commissari del Popolo, presieduto da Lenin e costituito di soli bolscevichi.  

In questi giorni si riunisce il Congresso panrusso dei soviet, l’assemblea dei delegati dei consigli delle fabbriche, dei villaggi e dell’esercito provenienti da tutta la Russia, costituito da tutte le fazioni che prendono parte alla Rivoluzione. Il Congresso si spacca davanti alla notizia della presa del Palazzo d’Inverno e del potere esclusivamente bolscevico: i menscevichi lasciano l’aula mentre i socialisti rivoluzionari appoggiano il nuovo governo. Il nuovo Congresso, costituito ora solo da bolscevichi e socialisti rivoluzionari, prepara alcune misure urgenti: viene abolita la pena di morte e soppressa senza indennizzo la proprietà privata della terra (mentre le Tesi di aprile promettevano la piccola proprietà contadina), sono separati Stato e Chiesa e i beni ecclesiastici nazionalizzati, i vecchi tribunali e la polizia sono sostituiti dal Tribunale del Popolo e dalla milizia popolare, nelle industrie la giornata lavorativa vede fissato un massimo di otto ore e il controllo sulla produzione è affidato ai soviet anziché al governo.  

Come promesso dal governo provvisorio precedente, a novembre si svolgono le elezioni per l’Assemblea Costituente. Le masse russe, fatta eccezione per l’esercito, sono tutte rivoluzionarie ma non tutte bolsceviche, nonostante il partito di Lenin abbia fatto varie mosse per attirare a sé le simpatie popolari. Alle elezioni la grande maggioranza dei voti va ai socialisti rivoluzionari; cadetti e menscevichi ottengono pochissimi consensi; i bolscevichi restano ben lontani dalla maggioranza a cui puntavano. Lenin ha perso le elezioni.  

Dopo aver tentato la strada istituzionale, Lenin dichiara che non intende sottoporsi alla pratica borghese delle elezioni. A gennaio del 1918 scioglie l’Assemblea sotto la minaccia di un intervento militare, dato che i soldati russi rappresentati nei soviet rispondono principalmente ai bolscevichi. Nasce la Repubblica federale socialista russa in cui il potere statale è interamente bolscevico. Ora tutti siedono all’opposizione, dai monarchici zaristi alla borghesia, dagli imprenditori ai latifondisti, dai socialisti rivoluzionari ai menscevichi e agli anarchici. Ma la Rivoluzione d’ottobre crea un largo fascino in tutta l’Europa. 

La prima iniziativa in politica estera del governo bolscevico è l’apertura delle trattative con la Germania per l’uscita immediata dalla guerra, come promesso alla popolazione. Il trattato di pace, firmato presso Brest-Litovsk (nell’attuale Bielorussia), prevede pesanti condizioni punitive nei confronti della Russia che ha abbandonato il conflitto senza averlo vinto e di conseguenza viene trattata come se lo avesse perso. La Russia riconosce l’indipendenza della Finlandia e perde la Polonia, la Bielorussia e le province baltiche (attuali Estonia, Lettonia e Lituania). Sono condizioni umilianti quasi come quelle che la Germania subirà durante i trattati di Parigi. Davanti a questo trattato e con il pretesto dello scioglimento dell’Assemblea eletta, i partiti dell’opposizione (tranne i socialisti rivoluzionari) iniziano a organizzarsi militarmente contro la dittatura bolscevica, gettando le basi per una guerra civile. 

In copertina. Marc Chagall, La Rivoluzione d’Ottobre

-ZOohO1x.jpeg

Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...