Lingua russa

La data del 6 giugno è stata quasi una decisione obbligata. In questo giorno dell’anno 1799 (in effetti il 26 maggio secondo il calendario giuliano) nasceva a Mosca Aleksandr Sergeevič Puškin, il padre della lingua e della letteratura russa moderna, più che un padre della Madre-terra Russia, adorato come “il più grande dei poeti” da chiunque parli quell’idioma dal XIX secolo agli anni a venire, abbia o no una preparazione culturale, che sia fine intellettuale o appartenga alla classe dei muziki, la classe dei contadini alla quale comunque si sentiva vicino il conte Lev’ Nicolaevič Tolstoj. Puškin, morto giovanissimo in un duello per una diatriba d’amore, un romantico per eccellenza anche nella vita, è sentito dai russi e dalle russe con un sentimento più intenso di quello che noi italiani riusciamo a provare per l’Alighieri. Il poeta moscovita non è solo un letterato, ma un vero eroe della patria e la sua casa è mèta costante di veri e propri pellegrinaggi.
Per questo se doveva definirsi una data per festeggiare la lingua che è stata anche di Gogol’, di Turgenev, di Dostoevskij o della Cvetaeva, non si poteva che scegliere la data che ricordava il giorno della nascita dell’autore dell’Evghenij Onegin.
Il russo, come lingua-madre è parlato oggi da 180 milioni di persone dei quali 146 milioni si trovano nella Federazione russa e i restanti 120 milioni lo parlano all’esterno, soprattutto in quei Paesi che una volta appartenevano all’Unione Sovietica. Ma non solo. Infatti russofoni, secondo i dati forniti dall’istituto di cultura e lingua russa, sono anche in Cina, in Mongolia e in Israele. E anche in Italia la presenza dei russi è consistente, nata soprattutto dopo la rivoluzione d’Ottobre da parte di dissidenti. Con il tempo l’emigrazione russa non ha riguardato solo chi era in disaccordo con il governo dei Soviet tanto che nel 2003 si è firmato un patto con il governo italiano per l’istituzione di scuole in Italia con insegnamento in lingua russa.
Negli anni ottanta del secolo scorso il russo sembrava potesse diventare il vero antagonista dell’inglese anche nelle scuole. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha indetto anche concorsi a cattedra sia nella scuola di I che in quella di II grado. A Roma la scuola media Buonarroti di via Campania, a un passo da piazza Fiume, ha avuto un felice periodo di esperienza dell’insegnamento della lingua di Tolstoj a ragazzine e ragazzini tra gli undici e i quattordici anni che, volendo, potevano proseguire lo studio del russo come lingua curriculare in tante scuole superiori dal Mamiani, al liceo classico di Frascati, allo scientifico Enriquez di Ostia o al Cavour di via delle Carini (qui si sono tenuti corsi extracurriculari molto seguiti). I più piccoli a fare esperienza dell’insegnamento del russo in Italia sono stati i bambini e le bambine di una scuola elementare di Piombino che dalla prima elementare hanno egregiamente affiancato ai caratteri latini della lingua italiana quelli del cirillico divertendosi e non mostrando nessuna difficoltà nell’approccio all’alfabeto diverso. Seppure rispetto a una trentina di anni fa l’introduzione della lingua di Gogol’ e di Dostoevskij sia un po’ in ribasso, tante sono le cattedre (almeno 30) di lingua e letteratura russa nelle università di tutta Italia. Ogni anno, a metà aprile, un’esercitazione internazionale di dettato vede impegnati anche in Italia molti appassionati che vogliono mettersi alla prova in parecchie città e solo Roma quest’anno ha visto la partecipazione di undici persone, tra cui un giornalista. Ai campionati di lingua russa a Mosca non raramente ragazze e ragazzi italiani si sono portati a casa più di una medaglia.
La fortuna della lingua russa in Italia è però iniziata in Piemonte. La presenza della Fiat e l’esigenza di far imparare la lingua al personale che doveva impiantare la fabbrica di Togliattigrad ha fatto sì che il russo entrasse già nel 1917 nella scuola pubblica al Regio istituto Commerciale “Quintino Sella” di Torino. E sono di quegli anni le prime grammatiche di lingua russa per gli italiani.
La XVII giornata degli studi Cirillometodiani è stata dedicata ai 1150 anni dalla morte di Costantino-Cirillo il filosofo, il padre dell’alfabeto russo festeggiato con un convegno a Roma a metà maggio.
E se il russo fosse difficile? Sembra proprio di no. Almeno lo è tanto quanto le altre lingue, inglese compreso. Autorevole voce in proposito è stata quella del linguista Vassilij Kostamarov che in un saggio sull’argomento sfata definitivamente la leggenda sulle insuperabili difficoltà di questa lingua affermando che ogni lingua ne dimostra un certo numero al suo interno: “Il sostantivo russo ha i casi o le espressioni di moto sono estremamente più complesse che altrove? Ma la frase russa è rigorosamente trasparente, non ha l’articolo e contiene solo quarantuno fonemi estremamente semplici e praticamente si legge così come viene scritta”.
Più facile di così!

 

Articolo di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...