Pillole di storia. La Rivoluzione russa. La guerra civile e la rivolta di Kronstadt

_BGDFStZI bolscevichi si ritrovano isolati davanti a un’opposizione larghissima che va dai monarchici agli anarchici passando per cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari. L’ordine di Lenin è tenere duro e difendere la Rivoluzione a tutti i costi, ma mantenere il potere si dimostra molto più difficile che prenderlo.
L’esercito russo viene riorganizzato sotto la guida di Lev Trozkij con una disciplina forse più dura di quella zarista e prende il nome di Armata Rossa, in cui i commissari politici bolscevichi controllano non solo la preparazione militare dei soldati ma anche il loro indottrinamento politico. Contro l’Armata Rossa, nasce un esercito reazionario con il nome di «armate bianche»: si tratta principalmente di nobili ex zaristi che si sono riorganizzati militarmente con l’aiuto delle potenze capitaliste (Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Italia e Giappone) per abbattere la dittatura bolscevica e ripristinare quella zarista, ma nelle armate bianche confluiscono anche tutte le opposizioni al nuovo regime. Inizia così una guerra civile breve ma molto sanguinosa. Tra le misure d’emergenza prese durante la guerra civile rientrano il trasferimento della capitale da Pietrogrado a Mosca e l’uccisione della famiglia Romanov (l’ex Zar e i parenti più stretti) per ordine del soviet di Ekaterinenburg, dove Nicola II era prigioniero, per evitare il rischio di una restaurazione zarista. Oltre ai milioni di morti causati dalla guerra, anche la politica economica leninista si dimostra disastrosa: viene vietato il commercio privato e imposta la collettivizzazione forzata delle terre abolendo ogni forma di proprietà privata, nonostante che, con le Tesi di aprile, Lenin avesse ottenuto il consenso delle masse promettendo la distribuzione della terra ai contadini. Vengono inoltre obbligate le famiglie che abitano le campagne a consegnare allo Stato tutto il grano coltivato tranne quello strettamente necessario alla propria sopravvivenza, ma a stabilire quanto sia strettamente necessario e quanto non lo sia, è il Partito tramite i soviet locali: questa gestione delle risorse causa alcuni milioni di morti di fame. La guerra civile viene vinta in fretta dall’Armata Rossa, ma questo non placa la spietata repressione interna.
Già all’inizio del 1918 i Cadetti vengono messi fuori legge ed è istituita la Ceka, polizia politica addetta a spionaggio e repressione dei cosiddetti «controrivoluzionari» insieme al Tribunale rivoluzionario centrale. Davanti alla pesante stretta autoritaria si registrano varie insurrezioni antibolsceviche da parte di anarchici e socialisti rivoluzionari e le elezioni per il rinnovo dei delegati dei soviet vedono vincere esponenti menscevichi e socialisti rivoluzionari. Nella primavera del 1918 un nuovo decreto dichiara illegali tutti i partiti e i giornali d’opposizione e sciolti tutti i soviet a maggioranza non bolscevica: così i menscevichi e i socialisti rivoluzionari sono espulsi dal Congresso panrusso dei soviet. Il potere politico della Ceka cresce in modo smisurato; anche nelle fabbriche la gestione del lavoro dal basso viene sacrificata in nome della produzione e ritorna la gestione verticista e autoritaria che regnava prima della Rivoluzione. A settembre del 1918 viene reintrodotta la pena di morte e sono arrestati e fucilati i membri del movimento anarchico. Tutti i non bolscevichi ora sono chiamati «nemici del popolo», qualunque sia la loro posizione. Nell’estate del 1918, senza alcuna base giuridica o normativa, vengono creati in Siberia campi di concentramento e lavoro forzato dove imprigionare gli oppositori: l’istituzione del gulag è sempre stata attribuita a Stalin, ma in realtà risale a ben prima del periodo staliniano. In teoria Lenin sostiene la parità di diritti civili tra uomo e donna, ma di fatto le figure femminili nella Rivoluzione sono praticamente assenti e anche nella famiglia il ruolo delle donne è totalmente subordinato a quello degli uomini.
In questa situazione il malcontento cresce. La diffusione e il persistere dei culti e delle pratiche religiose, bandite dal regime, dimostra che nella società russa il Comunismo non ha attecchito. Nel gennaio del 1921 un decreto del governo impone la riduzione delle razioni di pane nelle città. E la popolazione esplode. Uomini e donne, operai e contadini, militari e civili, organizzano scioperi, cortei e occupazioni in tutte le città e specialmente a Pietrogrado, città culla della Rivoluzione. Viene eletta una nuova assemblea, una specie di controsoviet, estranea agli ordini del Partito e composta principalmente da menscevichi e socialisti rivoluzionari. Su ordine del governo, l’Armata Rossa spara sui manifestanti. Ma alcuni soldati rifiutano di obbedire e solidarizzano con la protesta, come era successo quattro anni prima nell’insurrezione che aveva portato alla caduta dello Zar. Un altro ammutinamento scoppia tra i marinai militari di stanza a Kronsadt, altro luogo simbolo dell’Ottobre del 1917, che si uniscono alle lotte operaie per chiedere la liberazione dei prigionieri politici, la fine delle requisizioni alimentari e la chiusura dei campi di concentramento.

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Helsinki, 1917. Marina imperiale zarista. Insorti dell’equipaggio della nave Petropavlovsk

Dopo una battaglia durata dieci giorni con migliaia di morti, Kronstadt cade sotto i cannoni dell’Armata Rossa capeggiata da Trozkij. Seguono processi a discrezione della Ceka con migliaia di condanne a morte e deportazioni in Siberia ai lavori forzati. Con la vittoria della repressione militare, la fase rivoluzionaria può considerarsi conclusa.
Nel 1922 la Russia e le zone limitrofe formano l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. La sua Costituzione si chiama Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato: da queste parole si deduce che lo sfruttamento zarista non è stato abolito. Il diritto di voto all’interno dei soviet locali è limitato ai «lavoratori e produttori socialmente utili», ne sono quindi esclusi gli imprenditori di manodopera salariata, chi vive di rendite o di commercio, i funzionari e il clero. Sono invece riconosciuti gratuitamente il diritto alla casa, al lavoro, all’istruzione e all’assistenza medica, diritti che nel mondo liberale occidentale non sempre sono garantiti. I poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono uniti in quanto la loro separazione, che è alla base di ogni democrazia, è considerata una vecchia teoria borghese. È considerato «reato controrivoluzionario» tutto ciò che potrebbe contribuire a insidiare il potere dei soviet. Ormai Stato e Partito coincidono.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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