Scilla, la ninfa dagli occhi azzurri 

Il tratto di mare con la fama peggiore e più antica è quello dello Stretto di Messina. Un luogo ricco di fascino e suggestione che deve la sua nomea alla presenza di correnti rapide e irregolari e ai venti che vi soffiano, talora in conflitto tra loro. Proprio il suggestivo e pauroso incontro di correnti e venti che caratterizzano questi luoghi ha dato vita nel corso dei secoli a leggende e miti. Stiamo parlando di Scilla “colei che dilania”, il mostro marino della costa calabrese che per vendetta seminava strage e terrori tra i naviganti che imprudentemente le passavano vicino.  

Ma chi era Scilla?    

Scilla era figlia di Forco e Ceto, viveva in Calabria. La bellissima ninfa dagli occhi azzurri si bagnava nelle acque prossime alla spiaggia di Zancle quando vide apparire dalle onde Glauco, figlio di Poseidone. Glauco un tempo era stato un mortale, un umile pescatore, ma oramai era un dio marino metà uomo e metà pesce. Scilla, terrorizzata alla sua vista perché non capiva di che creatura si trattasse, si rifugiò sulla vetta di un monte che sorgeva vicino alla spiaggia. Il dio le gridò il suo amore, ma Scilla, nonostante avesse ascoltato il triste racconto di Glauco, lo lasciò solo nel suo dolore. Perdutamente innamorato, Glauco non si diede per vinto. Si recò dalla maga Circe e le chiese un filtro d’amore per far invaghire la bella Scilla di lui. Ma Circe, che desiderava il dio per sé, cercò di instillargli un po’ di dignità, ricordandogli che un dio non aveva bisogno di implorare l’amore di una umana, e gli propose di restare con lei. Glauco rifiutò. Un vero affronto per Circe, furiosa per essere stata respinta a causa di una donna mortale, che volle vendicarsi sulla sua rivale. Preparò un filtro malefico e lo versò in mare presso la spiaggia di Zancle. Quando Scilla arrivò sulla spiaggia e s’immerse nelle acque, vide crescere molte altre gambe accanto alle sue. Specchiandosi nell’acqua si vide trasformata in un mostro con sei teste di cane, enormi, rabbiose e ringhianti. Per l’orrore la ninfa si gettò in mare per rinchiudersi nella cavità di uno scoglio, scaricando tutto il suo rancore nei confronti dei marinai che si avvicinano alla costa.  

I sentimenti della vendetta, dell’invidia e della gelosia trovano ampio spazio nella mitologia.  Scilla suscita tenerezza e terrore contemporaneamente, Fa riflettere il fatto che il mito di Scilla riporti come personificazione di una forza avversa della natura una donna. Una donna pericolosa, da cui è saggio e prudente girare al largo.  

 

Articolo di Genny Pasquino

cpMx9J8NGiornalista pubblicista, ha ideato una “Biblioteca dei piccoli” 3.0, adottata dal Centro sociale anziani di Guardavalle. Si tratta di un Open Space transculturale che promuovere l’accesso alla cultura e alla divulgazione scientifica; veicola informazioni e conoscenza; favorisce l’inclusione sociale, la democrazia partecipativa e paritaria, e il senso civico. È socia e referente del gruppo jonico di Toponomastica femminile.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...