Se il mondo torna uomo

Se il mondo torna uomo. Le donne e la regressione in Europa è l’ultimo libro collettaneo curato da Lidia Cirillo, attenta lettrice e critica della realtà contemporanea, attiva in politica e in varie associazioni, ma, soprattutto per me, donna fantastica che ho conosciuto e ascoltato con interesse in diverse occasioni e, per molti aspetti, una delle mie madri simboliche, insieme a Silvia Vegetti Finzi, con cui mi sono laureata, Lidia Menapace, con cui ho condiviso la Convenzione permanente di donne contro tutte le guerre, e molte altre donne esemplari. Dei tanti scritti di Lidia Cirillo, spesso condivisi con altre filosofe, politologhe, sociologhe, giornaliste… e pubblicati, come questo ultimo, dalle Edizioni Alegre, mi sono particolarmente cari (e utilizzati nelle mie lezioni di Scienze umane al liceo) Lavorare stanca. Statistiche, ricerche, bibliografie e ragionamenti sul lavoro delle donne, 2008; La straniera. Informazioni, sito, bibliografie e ragionamenti su razzismo e sessismo, 2009; Sebben che siamo donne. Femminismo e lotta sindacale nella crisi, 2011; Non si nasce donna. Percorsi, testi e contesti del femminismo materialista in Francia, 2013; Storia delle storie del femminismo, 2017: ne consiglio la lettura e l’utilizzo in classe.
Nei diversi saggi che compongono Se il mondo torna uomo, di cui è impossibile rendere qui la ricchezza e varietà delle argomentazioni e dei fatti presentati e discussi, emerge una coerente visione d’insieme. Ci si interroga su questioni di fondo della nostra società e cultura, tendendo a smascherare una propaganda spesso arrogante e specchietto delle allodole per un popolo — che ha perso la coscienza di essere classe — che si vuole mantenere suddito (e ultimamente i vari populismi spesso ci riescono). Solo alcuni cenni alle tante e complesse questioni affrontate: che cosa o chi ha portato all’attuale illusione e costruzione del mito di un papato rivoluzionario e di una Chiesa cattolica sempre più aperta e innovativa? (Lidia Cirillo). Come si configura la battaglia di civiltà che oggi vede nuove crociate contro l’aborto? (Silvia Brignoni). In che modo il fenomeno anti-gender, transnazionale, si posiziona all’interno di un conflitto politico attuale? (Massimo Prearo). Quali sono le connotazioni, le argomentazioni, le iniziative dell’attivismo prolife in Italia? (Claudia Mattalucci). In che modo e con quali problematicità lo sviluppo delle biotecnologie ha rivoluzionato non solo la condotta ma anche il pensiero e la politica? (Ilaria Santoemma). Quanto lavoro sommerso vi è “in” e “da” casa? E perché la maggior parte è donna? (Carlotta Cossutta). Attenzione ad usare in senso troppo generico il termine violenza sostituendolo a oppressione, sfruttamento, dominio… deve sempre fare i conti con il diritto e la politica. E il nesso amore-violenza? (Eleonora Cirant). Il carattere di genere della violenza sulle donne è riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano? E poi, quale forma assume la violazione dei diritti umani verso le donne migranti? (Romina Amicolo). L’importanza di difendere spazi storici e aperti di riflessione e condivisione dei movimenti delle donne, come, a Roma, la Casa internazionale delle donne, la casa delle donne Lucha y Siesta e il centro antiviolenza L.I.S.A. (Roberta Paoletti).
Mi sento di definire Se il mondo torna uomo una riflessione per agire una lotta resistente, in questo periodo storico, caratterizzato da un rinvigorimento mondiale delle destre più conservatrici. L’autrice ci presenta la consapevolezza di dover contrastare la regressione revanchista, definendola come una terza ondata di femminismo, dopo la prima tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, dove il tema dominante fu quello dei diritti politici, e la seconda negli anni Settanta del secolo che abbiamo alle spalle, dove il tema è stato quello di sottrarre il corpo delle donne alle forme di controllo più invasive. Ora i temi maggiormente interessati dal dibattito, che è stato assunto da un movimento forte e allargato anche alle giovani generazioni, sono prevalentemente quelli della violenza e delle molestie, ma trattano anche argomenti che combattono il dominio che si vuole nuovamente esercitare sul corpo delle donne, quali le nuove crociate contro l’aborto, la strumentalizzazione della teoria del gender, lo sfruttamento del lavoro di cura sia gratuito all’interno delle famiglie sia in tutte le professioni legate all’accudimento della persona, che sono svolte prevalentemente da donne e sono sottostimate e sottopagate.
Ho telefonato a Lidia e le ho posto questa domanda: «Su quali argomenti far leva per consigliare la lettura di questi saggi alle giovani generazioni?» Sintetizzo così la sua risposta: «Gli argomenti e le tematiche sono molto diverse: discutiamo di lavoro, di violenza, di integralismi religiosi… mi sembrano tutti argomenti che concorrono a formare un quadro del contesto attuale che è importante che sia conosciuto anche con voci dissonanti rispetto ai media più diffusi e roboanti. Io mi sono occupata dell’invadenza attuale degli integralismi religiosi, così come i saggi di Silvia, Massimo e Claudia, e penso che questo per lo più sia da affrontare da parte del femminismo e sia importante per le giovani donne, che oggi sono più libere di come non eravamo noi, ma che possono correre il rischio di non cogliere come tanti diritti, conquistati con fatica, ora sono messi in discussione e possono essere cancellati.» Nella sua introduzione, infatti, Lidia dice: «L’obiettivo di questo libro è mettere in guardia un’area di femminismo militante, giovane e meno giovane. La maggior parte di coloro che lo leggeranno certo non sottovaluta la gravità del nuovo ciclo politico globale, ma il numero di episodi che lo caratterizzano rende adesso necessaria una visione d’insieme.»
Aspettiamo Lidia Cirillo a Lodi, il prossimo 8 giugno, per affrontare queste questioni insieme alle compagne di IFE, Iniziativa femminista europea, riunite nell’assemblea annuale, e per cercare di capire come contrastare l’onda “medievale” che si espande sempre di più, insieme a egoismi, chiusure e muri di ogni tipo. Eppure in tantissime occasioni, come a Verona il 30 marzo scorso nell’anti family day, migliaia e migliaia di donne e uomini hanno manifestato contro il ritorno al passato più oscurantista, ma allora che cosa impedisce che questi valori della civiltà illuminista e moderna diventino il successo di una politica progressista e non reazionaria?

 

Articolo di Danila Baldo

DANILA BALDO.400x400 NON TROVATA-1Docente di filosofia e scienze umane, coordna il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile; collabora con l’UST e il Comune di Lodi sui temi delle politiche di genere, con IFE-Iniziativa Femminista Europea e con Se non ora quando? È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009.

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