Chi dona sangue, inizia un nuovo racconto

Si celebra nel Mondo, dal 2004, la Giornata del donatore. Istituita nel giorno della nascita dello scopritore dei gruppi sanguigni, Karl Landsteiner, il 14 giugno, promuove la conoscenza dell’universo “sangue” e focalizza l’importanza della donazione. Sarà il Rwanda ad ospitare quest’anno la giornata, una scelta significativa per ricordare il genocidio che sconvolse il Paese 25 anni fa, in modo tale che il Rwanda sia ricordato per il sangue donato e non per quello versato. Nel 2020, invece, grazie alla richiesta di Avis, con il Cns, la Fiods (Federazione Internazionale Organizzazioni dei Donatori di Sangue) e il Ministero della salute, sarà l’Italia a ospitare la giornata. Sarà un’occasione importante per tutto il nostro sistema trasfusionale, pubblico etico e volontario, a cui molti Paesi guardano con interesse.
“Chi dona sangue, inizia un nuovo racconto”: recita uno slogan dell’Emilia, e sono tante infatti le bellissime storie che si vivono nel Mondo e da Nord a Sud della nostra Italia.
Il sangue è una risorsa strategica e l’Italia, grazie alla compensazione tra le regioni, raggiunge l’autosufficienza e supera i periodi critici. Non è però ancora autosufficiente nel plasma, una risorsa strategica per le terapie salva‒vita.
Perciò è necessario parlare di più della donazione, e ancor più testimoniarla.
La parità dei ruoli anche in questo campo deve essere raggiunta lanciando nuove sfide positive.
Le donne in Italia scrivono molte storie di solidarietà, e sono più sensibili degli uomini a perseguire uno stile di vita sano e a mettere in campo una solidarietà senza barriere. Sono arrivate più tardi alla donazione (complici la loro costituzione fisica, le convenzioni sociali, la difficoltà di scelta, il non conoscere le dinamiche della donazione che invece agli uomini era nota e “imposta” sia in guerra sia in pace con il servizio militare), ma quando si è diffusa la cultura del dono non solo perché il sangue che scorre nelle vene è… uguale per tutti e tutte, ma perché tocca il nostro star bene, la dignità delle persone, il legame delle persone tra di loro, l’universalità dei bisogni primari, ecco che le donne si sono presentate a donare. Oggi il 31% di chi dona in Italia è donna, e in alcune regioni nella fascia dei più giovani hanno la maggioranza del 51%.
Donare non è solo un gesto di fratellanza, e/o “sorellanza” dovremmo dire, ma è lievito per una uguaglianza solidale fondata sul rosso-sangue e giallo-plasma, che, grazie anche a campagne varie di informazione, con concorsi nelle Scuole, convegni, concorsi di cucina, rappresenta la punta di diamante di una società che cresce.
In tutta Italia aumentano le iniziative rivolte alle donne, specie in occasione di date particolari, al fine di ricordare quanto sia importante essere donne anche nel dono del sangue.
La Fratres per esempio lo scorso 8 marzo ha promosso a Bari una donazione speciale con un servizio navetta e un mazzo di fiori per le donne che si recavano a donare presso il Policlinico. Oppure per il 25 Novembre, giornata nazionale contro la violenza sulle donne, l’Avis provinciale di Vicenza ha promosso una giornata della donazione con lo slogan: “È giusto aiutare chi ha bisogno, farlo tutte insieme è ancora più bello”.
Interessante iniziativa anche quella del “Rosa day”, organizzata da Avis e Fidas di Bassano del Grappa, giorno in cui le donne si sono presentate a donare tutte in maglia rosa. O quella di Parma, con donatrici e personale del Centro Trasfusionale tutte in maglietta bianca con un cuore rosso. L’Avis di Basilicata, a Senise, in estate, promuove la “Festa della donna donatrice”, dedicando l’evento alle volontarie dell’Ail, l’Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mielomi. E ancora la città di Lucca, sede da dodici anni del Forum Donne di Avis Toscana, promuove il dibattito intorno alla tematica di genere, e lavora per abolire gli stereotipi sessisti dal linguaggio e dai modelli di vita che sono già superati nella realtà.
Ma la più recente, la campagna di sensibilizzazione alla donazione di plasma, ha visto un grande interesse da parte delle donne. È stata una di loro, la giovane donatrice Elena Zanetti di Brescia, a vincere il contest di cucina ispirata al “Giallo Plasma”.
Le donatrici non sono più mosche bianche, che donano sotto la spinta di emozioni o bisogni famigliari cogenti, ma riconoscono l’importanza del controllo della propria salute e del dovere della solidarietà. Appunto nel citato Forum di Lucca, Claudia Firenze, responsabile comunicazione di Avis Nazionale, fa sapere che le donatrici in Toscana contribuiscono in modo significativo alla raccolta sangue e nello scorso anno le giovani donatrici sono cresciute quasi del 19%. È un risultato di tutto rispetto, fondamentale, specie se si considera che le donne possono donare sangue solo due volte l’anno.
Avis Nazionale ricorda che sono 366.465 le donne che partecipano alla raccolta, donne che, nonostante difficoltà e complicanze quotidiane, si adoperano per il bene comune, e che – come affermano alcune intervistate alla domanda “perché lo fate?” – rispondono: “perché nella vita bisogna avere uno scopo che vada oltre se stessi/e!”
Questi gli ultimi dati dal registro del Servizio Sanitario Nazionale al 2017: oltre tre milioni di donazioni (di cui un milione e mezzo circa dall’AVIS, che con le sue 3.400 sedi sparse su tutto il territorio italiano, oggi è la più grande associazione di volontariato del sangue, contribuendo a circa il 70% del fabbisogno nazionale).
Attraverso le donazioni in aferesi è stato possibile invece raccogliere quasi 830.000 chili di plasma, indispensabile per la produzione di farmaci salvavita. Plasma che permette all’Europa, con i suoi quindici stabilimenti, di frazionare il 44% del volume di plasma a livello mondiale, confermando la sua eccellenza in questo settore.
È stata proprio la donazione di plasma ad aumentare la presenza femminile, infatti la plasmaferesi può essere fatta con più frequenza rispetto al sangue intero, anche una volta al mese.
Doveroso è qui sottolineare che le donne sono preziose anche in altre donazioni salva‒vita. Le italiane sono le prime tra le donatrici per trapianti, da vivente, in Europa. Sulla media europea del 58%, in Italia rappresentano il 70%. E risultano essere le più generose, con il doppio delle donazioni, rispetto agli uomini. Il dato emerge da una rilevazione del Centro nazionale trapianti sulle differenze di genere nelle donazioni. A livello europeo, l’European Directorate for the Quality of Medicines, sottolinea la più alta percentuale delle donatrici italiane rispetto a Spagna (65%), Gran Bretagna (58%), Turchia (55%) e Francia (48%).
In quasi un caso su tre a donare l’organo sono le madri ai propri figli (il 29,2%) mentre i padri rappresentano il 12,7%. Allo stesso modo le mogli donatrici sono oltre il doppio dei mariti.
Non occorre certo sottolineare che i trapianti sono possibili solo se in sala operatoria ci sono sacche di sangue a sufficienza.
Un’attenzione particolare merita poi il dono del sangue del cordone ombelicale, dono prezioso contro la leucemia. Sono sempre più le donatrici avisine che lo fanno. È necessario però pensarci per tempo e dare il consenso, insieme al padre del nascituro, prima e al momento della nascita, per regalarsi e regalare questo bellissimo dono. In seno all’AVIS, in Calabria e nel Lazio, sono nati gruppi specifici di donatrici di cordone ombelicale.
Dunque il viaggio attraverso la solidarietà, trova già molte donne sensibili, però oltre a donare, le donne devono impegnarsi di più nella gestione della vita associativa. La domanda è: nei ruoli di responsabilità devono rivendicare spazi o prenderseli? Penso che le donne debbano conquistarseli con efficacia ed efficienza.
Nelle sezioni che in AVIS a livello comunale, provinciale e nazionale hanno nei Consigli Direttivi delle donne, tutti le riconoscono come determinate, consapevoli, appassionate e capaci di mediare e porre soluzioni intelligenti nel mondo variegato di chi dona. Ce ne vorrebbero di più, nella Dirigenza locale, nazionale e mondiale, anche se per una donna, conciliare i tempi del lavoro, della famiglia e del volontariato non è facile.  Comunque ogni giorno le donne danno il buon esempio, donando e lanciando nuove sfide per abbattere le barriere ed educare al dono.
L’obiettivo più ambito per la nostra nazione sarebbe quello di guardare alla donazione del sangue come prassi sociale. Bisognerebbe lavorare meglio a livello europeo (dove sappiamo che vi sono Paesi che non condividono i nostri principi di gratuità del dono) e poi anche mondiale. Un importante progetto, in collaborazione con il Ministero degli Esteri, l’Istituto Italo-Latino Americano, il Centro Nazionale Sangue e la Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue, di cui Avis è membro fondatore, è in corso nei Paesi dell’America Latina, dove stanno nascendo associazioni e servizi con i nostri stessi valori e obiettivi: gratuità, sicurezza, volontariato. Alice Simonetti, che ha già ricoperto tanti ruoli impegnativi in AVIS Nazionale e che è stata delegata dalla Fiods a Strasburgo, per la European Blood Alliance (EBA), non si stanca di ripetere che la donazione del sangue deve continuare ad essere etica, volontaria, anonima, gratuita, e rappresentare per tutti, a diciotto anni, una meta, come la patente di guida o il titolo per accedere all’Università. Allora sì che avremmo un ricambio generazionale, che oggi soffre, anche per cause contingenti al nostro vivere: i giovani vanno a studiare all’estero o se ne vanno per lavoro, la denatalità, gli anziani si ammalano di più perché longevi etc… L’obiettivo comune sarà allora quello di sviluppare una vera cultura della solidarietà, di responsabilità, di cittadinanza attiva e interfacciarci meglio con l’Europa e il Mondo.
AVIS Nazionale può contare su 1.307.603 soci, di cui 366.465 sono le donne donatrici, e raccoglie oltre 2.000.000 di unità di sangue ed emocomponenti (dati ISTAT per l’anno 2018).

 

Articolo di Giulia Basile

62239253_365918477239533_7698025560005410816_n.jpgFondatrice della Sezione Comunale Avis di Noci (Bari) ed ex sindaca dello stesso Comune, si dedica con tenacia, da sempre, al difficile compito della formazione. Convinta attivista sociale, collabora con molte associazioni territoriali e nazionali. La creatività espressa in molte sue pubblicazioni di poesia e prosa e la cura nel trasmettere l’amore per la cultura sono il fiore all’occhiello del suo percorso.

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