Pillole di storia. La Rivoluzione russa. La III Internazionale e la morte di Lenin

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Nonostante l’autoritarismo interno, la Rivoluzione d’Ottobre è e rimarrà per decenni un simbolo affascinante per intere generazioni. A questo si aggiunge la frustrazione del dopoguerra, fattore comune a molti Paesi europei.
Nel 1918 Germania e Ungheria danno vita a brevi esperienze rivoluzionarie; l’Italia con il “Biennio Rosso” è in pieno subbuglio sociale ma il Partito Socialista non è in grado di convogliare il malcontento in una direzione rivoluzionaria; Francia e Inghilterra riescono a contenere le idee socialiste grazie a un compromesso sociale funzionante in cui le forze più o meno progressiste e al tempo stesso conservatrici riescono a frenare le Rivoluzioni in cambio di concessioni date dalla borghesia alle classi sociali disagiate.
Nel 1919 nasce la III Internazionale, questa volta costituita soltanto da partiti che si definiscono comunisti e filorussi (la I Internazionale si era sciolta dopo lo scontro tra marxisti e anarchici in seguito alla Comune di Parigi e la II Internazionale si era sciolta con l’inizio della I Guerra mondiale quando il partito socialista francese e quello socialdemocratico tedesco avevano votato a favore della guerra nonostante il parere avverso dell’Internazionale). La III Internazionale comunista prende anche il nome di Comintern (o Komintern).

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Intervento di Lenin al Congresso

Il Partito Bolscevico si chiamerà Partito Comunista Unificato Sovietico (PCUS). Nella III Internazionale il Partito Bolscevico russo è dichiaratamente la guida indiscussa e tutti i partiti comunisti europei gli devono obbedienza, pena l’espulsione dal Comintern per i non russi e la deportazione nei gulag per i russi. E da qui in avanti sarà il Comintern a decidere le linee politiche che i vari partiti comunisti dovranno seguire nei rispettivi Paesi. La prima di queste decisioni prevede che tutti i comunisti fondino partiti propri con il nome di Partito Comunista, separandosi dai partiti socialisti o socialdemocratici di provenienza.
Nel 1924, sette anni dopo la Rivoluzione d’ottobre, Lenin muore a causa di un ictus.
Si apre quindi la contesa per chi prenderà il suo posto alla guida dell’Internazionale e alla presidenza del Consiglio dei Commissari del Popolo. I suoi principali papabili successori sono Lev Trozkij, Commissario (ovvero Ministro) degli Esteri e capo dell’Armata Rossa, e Josif Džugašvili detto Stalin (che in russo significa «acciaio»), Commissario per le minoranze etniche.
Poco prima di morire Lenin aveva lasciato al Comitato Centrale del Partito Bolscevico un documento intitolato Lettere al Congresso ma meglio noto come Testamento di Lenin in cui proponeva l’allontanamento di Stalin dalla segreteria del Partito in quanto troppo brutale e grossolano e non abbastanza prudente.
I due uomini hanno intenzioni molto divergenti riguardo al futuro della Rivoluzione in Russia e nel mondo. Trozkij sogna la «Rivoluzione permanente», un processo ciclico fatto di continui cambiamenti sociali che mantengano vivo lo spirito rivoluzionario, nonostante sia stato lui stesso a capeggiare la feroce repressione di Kronstadt. Stalin invece preferisce il «Comunismo in un solo Paese», in altre parole consolidare la forza bolscevica e rafforzare l’economia russa per rendere la Russia il Paese guida delle forze comuniste di tutto il mondo.
Vince Stalin e l’essere trozkisti in Russia diventa un pericoloso crimine controrivoluzionario. Trozkij viene esiliato e si rifugia in Messico, dove sarà ucciso nel 1940 da un sicario stalinista. D’ora in avanti la Russia perseguirà la politica del Comunismo in un solo Paese remando contro le spinte rivoluzionarie negli Stati capitalisti che indebolirebbero l’egemonia sovietica.-ZOohO1x

Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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