“La Grande Bellezza” della genuinità

Se nell’anno 2014 il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino vinse l’Oscar come miglior film straniero, un motivo c’è. E non è solo per la magistrale peculiarità con cui descrive la città di Roma attraverso gli occhi del protagonista Gep Gambardella, scrittore disilluso interpretato ad arte da Toni Servillo. E no, non è nemmeno solo per la narrazione densamente lenta di tutti quei salotti mondani di gente abbiente colmi di falsità, maschere e celate tristezze al di sotto di una studiata perfezione.
La grande bellezza, oltre alla storia di Gep e la sua rinuncia di continuare a scrivere dopo la pubblicazione dell’unico suo romanzo, ci fornisce un eccezionale e (forse poco) sorprendente quadro dell’essere umano. Ma c’è di più. Andando oltre lo splendore della città eterna che ha incantato il mondo sugli schermi tra lo scorrere delle giornate dei suoi personaggi, il film ospita figure femminili di notevole rilievo. Le donne presentate da Sorrentino sono in linea con il mondo di lustrini e ricchezze che, dall’alto delle proprie terrazze, osserva la città in quel che viene definito “un lento declino”. Nessuna novità, sembrerebbe. O no?
Le donne di Sorrentino sono tutte combattenti, seppur ognuna a modo suo: dall’affermata editrice Dadina alla borghese Viola e alla radical chic Stefania. Combattono, sì, per mascherare fragilità e debolezze in favore di una smaccata perfezione. Come se essere deboli, in vista della grande fatica tuttora impiegata per la scalata verso la parità di diritti, non fosse possibile. Non è forse uno dei mali di questo secolo l’aver paura di mostrarsi fragili, per timore di “tornare indietro gettando al vento i passi avanti percorsi nei decenni”?
Tipico di questa pellicola, non a caso, il riuscire a veicolare emozioni ed attenzione quando su questo quando su questo altro dettaglio, a seconda del momento di vita vissuto forse in cerca di uno specchio dove “studiarsi”, pur rimanendo all’interno della comfort zone.
«Io non so’ fatta pe’ e belle cose». In dialetto romano e con meno di dieci parole Ramona, figlia di un gestore di night club, ci regala tutta la sua essenza. Quella di una disillusione che sta a metà tra l’esistere davvero e l’essere un poco un alibi. Ramona, che lavora come spogliarellista nel locale del padre, spende segretamente tutti i suoi soldi per curare una malattia grave della quale non ha mai fatto parola con nessuno, nemmeno con la propria famiglia. Balla per accumulare denaro, non ricambia sguardi e se ne torna a casa: forse gli esseri umani non le interessano? Tutt’altro.
Si finge apparentemente inaccessibile, con quelle rughe in mezzo agli occhi date dall’aggrottar la fronte troppo spesso per la troppa diffidenza, Ramona è in realtà molto più morbida di ciò che si pensa. Basta dimostrarle un poco di impegno, un po’ di quell’oggi raro “sono curioso di scoprirti”, che essa apre a poco a poco le porte di sé. La sua figura rappresenta quel gruppo di personaggi femminili delusi dalla vita ma che, anziché sventolare la bandiera dell’esistenza perfetta con sete di accettazione, si chiudono in loro stesse continuando a testa bassa il viaggio verso la loro meta. Non che siano più giuste delle altre, le donne come Ramona. Esse rappresentano tuttavia un gruppo consistente: non meno numeroso in confronto alle “appariscenti”, ma senza dubbio meno raccontato. D’altronde, si sa: ciò che è silenzioso non fa né gossip né pettegolezzo. Ma fa giudizio, sì, perché nemmeno il muro da loro innalzato le rende immuni dalle cattiverie. “Che muso lungo che ha Ramona!”, “Che mistero, cosa farà mai?”, sono solo alcune delle frasi appuntite a loro dedicate. Frasi che si combattono, spesso, con la diffidenza. E con la ribellione, certo, nascosta in ogni sguardo rubato che spesso dice: “salvami, ma non farlo”.
Quando lo scrittore Gep riesce a farsi strada nel suo essere, ciò che Ramona riesce a donare è una purezza oggi molto rara. Un essere umano autentico, con paura e gioia di vivere apparentemente nascoste ma in realtà conservate appena sottopelle, pronte a saltar fuori in tutta la loro vulnerabilità.
«Lo vedi il mare?» , chiede Gep, sdraiato sul letto, indicandole il soffitto.
«Sì», risponde lei. «Lo vedo, il mare».
Ed è proprio il mare che si nasconde dietro a donne come Ramona. Donne che l’oceano lo hanno dentro, ma che non è detto non sia navigabile. Pensiamoci: quanti tesori preziosi vi sono negli abissi? Eppure, solo i sommozzatori e le sommozzatrici più audaci riescono a giovarne. Trovarli è difficile, ma una volta recuperati se ne godano i frutti per tutta la vita. Di donne come Ramona se ne parla poco. Poco spettacolari, poco appariscenti e troppo pericolose perché non affatto prevedibili. Eppure, Sorrentino è riuscito a far di una di esse quasi il fulcro totale della femminilità ribelle e silenziosa che scorre per tutta la durata del film. In Ramona, c’è un poco di tutte noi, quando tiriamo su la zip fino a sopra la nostra testa seppur non completamente: nascondendoci, ma mai del tutto. Perché, come tipico di noi donne, la vita non la lasciamo mai andare del tutto. E nemmeno la morte, a pensarci bene, quando si riesce a vivere nei ricordi. È questa la “grande bellezza della genuinità”. Della speranza, della fiducia e del dolore. Della gioia di ritrovare sempre se stesse, senza che sia mai troppo tardi.
« È stato bello non fare l’amore».
« È stato bello volesse bene ».

 

Articolo di Giada Tommei

Giada Tommei foto 400x400.jpgPistoiese, appassionata di scrittura fin da bambina, poco più che ventenne inizia la stesura di racconti, oggi ospitati in alcune raccolte. Collabora con quotidiani e settimanali culturali e pubblica storie brevi sul tema del viaggio nel mensile La Freccia edito da Trenitalia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...