Editoriale

Carissime lettrici e carissimi lettori,

il tempo che divide questo n.14 di Vitaminevaganti.com dall’ultimo scorso è pieno di avvenimenti e ricorrenze importanti. Già sabato pomeriggio, a Roma, è sfilato il corteo del gay-pride che con i suoi ormai celebratissimi carri colorati, con i suoi e le sue partecipanti ironiche e sempre spiazzanti, ci ha detto, come dettagliatamente descrive l’articolo che leggerete qui, che gli aspetti del vivere sono arricchenti e raccontano storie infinite. Così insieme ai “tutti” e alle “tutte” si sono trovati a sfilare stranieri e straniere, trans, e cosiddette/i “diversamente abili” e si sentivano voci che ricordavano di non dimenticare homeless e senza tetto, abbandonate/i nei nostri incontri quotidiani. Perché come si ascoltava da un carro: “Questa è la festa di tutti i diversi” e le voci che si alzano devono mettere in allerta chi ascolta in un grido di allarme per tempi minacciosi di pericolose chiusure dei porti dove attraccano, realmente e metaforicamente, le vite del mondo.

Una “notte magica” tutta al femminile quella di domenica quando la squadra italiana batte l’australiana con un glorioso 2-1. Il trionfo, che prelude alla finale dei mondiali, è delle italiane, ma è anche, e diremmo soprattutto, del calcio femminile che ha faticato tantissimo a imporsi come sport non dilettantistico, e a pareggiarsi con quello maschile. Vittoria eccezionale a tutto tondo, ma non certo a sopprimere del tutto i pregiudizi contro le donne che lo praticano, visti i davvero tristi e miseri episodi (calzoncini calati da un giocatore contro un’arbitra e foto rubate dagli spogliatoi) che vogliono relegare ancora una volta all’oggetto sessuale il corpo e le abilità femminili, che siano fisiche o mentali.

Ma non ci facciamo scoraggiare. Mille ragazze ed eterne giovani salteranno sui trampolini celebrando la giornata mondiale della giocoleria (il 18 giugno e qui la ricordiamo con un articolo). Un’arte che oggi non è più relegata al circo, ma è viva e si è “impadronita” delle città, come arte di strada, da godere all’aria aperta, sprizzante giovanile vitalità. L’arte della giocoleria ci viene offerta da ragazze e ragazzi, spesso laureate, che si sono inventate nella loro voglia creativa e allietano spesso, educatamente, senza invasione, “con arte” la nostra attesa ai semafori riempiendola dei colori dei loro strumenti artistici. La giocoleria, come abbiamo detto, è stata nella storia arte circense, quel circo osannato da Fellini, rappresentato da Picasso, descritto in tanta letteratura ed entrato nella musica, preso a simbolo dai futuristi, soprattutto nell’entusiasmo del movimento dei futuristi russi. E qui ne leggeremo la storia.

Ragazze e ragazzi under 30 sono stati coinvolti in un’esperienza al limite, si potrebbe dire, tra il cielo e la città. A Torpignattara, quartiere di “confine”, etnico per eccellenza, periferico, ma partendo dal centro, ricco di storia (come leggerete nell’articolo che riguarda questa bella esperienza), un muro, grigio e scrostato di un palazzo ora si espone alla gente con un murale che si alza da terra fino all’ultimo piano, appunto verso il cielo. Verdure etniche e locali recuperate dai ristoranti del quartiere dialogano dal muro con passanti e campagna, di cui il palazzo sembra segnare un confine cittadino. “L’arte stimola domande” hanno detto alla presentazione del progetto domenica scorsa al Macro-Asilo, e noi aggiungiamo che riesce con la potenza della sua salvifica bellezza a trasformare i muri in ponti che non limitano, non fermano e bloccano, ma fanno passare: idee, persone.

Ritorniamo a ritroso nel viaggio verso i giorni della settimana che ci lasciamo alle spalle per ritrovare ricordi, che hanno segnato la Storia. Nel 1984, a Padova, l’11 giugno moriva Enrico Berlinguer. Aveva avuto un malore durante un comizio per le elezioni europee, ma si era ostinato a continuare il suo discorso, poi ricoverato se ne andava per sempre il giorno dopo a causa di un ictus. I suoi funerali, con l’indimenticabile corteo dalla storica sede del Pci di via delle Botteghe Oscure fino a piazza San Giovanni (dove c’erano ad aspettarlo oltre un milione di persone) è rimasto nella storia e nella memoria collettiva di tutte e di tutti come l’addio a un uomo che aveva dato un cambiamento al partito, verso l’indipendenza dall’Urss, ma soprattutto come il primo ad aver parlato contro il malcostume politico che avrebbe poi fatto cadere la cosiddetta Prima Repubblica. A Enrico Berlinguer, alla sua integrità morale, riconosciuta anche dai più ostinati avversari (al funerale partecipò anche Giorgio Almirante), andò la valanga di voti alle successive elezioni europee, durante le quali si scelse di far rimanere in lista il suo nome. Fu per lui tutto quel 33,3 per cento di percentuale che portò il Pci a sorpassare la Dc, un voto non solo emotivo e lontano anni luce, ci permettiamo di aggiungere, da quelli cosiddetti “di pancia” dei giorni più recenti.

Su Vitaminevaganti.com si continua, con puntualità, a ogni numero, a parlare di donne, che meritano di essere ricordate. Troverete un articolo su Anna Freud, offuscata dalla gloria del notissimo padre, che avrebbe, invece, meritato più visibilità essendo, a buona ragione, giudicata la madre della psicanalisi infantile. Di mente si parlerà anche in un interessante articolo sul narcisismo, facendocelo vedere sotto aspetti imprevedibili.

L’“incontro impossibile” di questa settimana è dedicato alla scrittrice inglese Virginia Woolf intervistata davanti a una tazza  di tè bollente (ma non poteva essere altrimenti!) al tavolino di un bar di Bloomsbury al centro della Gordon square. Poi parleremo di musica e musiciste per ricordare insieme con gioia, e anche al femminile, la Festa della musica che sarà celebrata il 20 giugno. Un’unione anima/corpo nella ricerca della pace interiore ci ha ispirato la ricorrenza del 21 giugno, con la giornata annuale dello yoga.

Un giorno, non tanto lontano un grande poeta si fece profugo e si unì (lui idealmente, ma progettando tutto) ad altri, milleduecento per l’esattezza, diventati poi milleduecentodue per l’aggiunta di due altre vite. Grazie a lui tutti si salvarono, grazie a una promessa e all’amore del poeta per una terra, la Spagna, capitolata alla prepotenza di Francisco Franco. Li salvò tutti quei profughi il cileno Pablo Neruda, appunto per il suo amore per la Spagna, dove era stato console, e per il giuramento a un grande amico e grandissimo poeta, Garcia Lorca morto fucilato, il cui corpo scomparve nel nulla.

Quale miglior modo, il migliore dei modi possibili, per festeggiare la giornata del rifugiato se non con uno splendido racconto che arrivato in redazione ci ha lasciate incantate: dalla bellezza dell’intreccio e dalle tristi coincidenze con i profughi e le profughe che a mille arrivano qui da tante, troppe parti della terra! Di Neruda, di Picasso, di Garcia Lorca parla questo racconto. È una sorta di “giallo” da scontare fino all’ultima riga: la voce narrante è la vera protagonista di quella fuga di uomini, donne e bambine e bambini che scappati dalla loro terra passano ancora dalla Francia verso nuove vite, mai semplici, ieri come per oggi. Non saremo noi qui a svelarvi l’enigma e darvi la soluzione. Ci resta solo di augurarvi, come al solito: buona lettura, con noi!

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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