Dicktatorship. Il nuovo film di Gustav Hofer, Luca Ragazzi e Simona Seveso

Dopo undici anni dal loro primo film sull’omofobia Improvvisamente l’inverno scorso Gustav Hofer e Luca Ragazzi, che nel frattempo si sono interrogati se rimanere in Italia o meno con Italy: love it or leave it, e sulla situazione della sinistra italiana, se ancora esiste con What’is left tornano nelle sale cinematografiche con un nuovo film, Dicktatorship, creato insieme a Simona Seveso che ha curato soggetto e sceneggiatura. Il titolo è un gioco di parole che mischia la parola inglese “dick”, traducibile con fallo, ma che ha anche coloriture più cariche e la parola “dictatorship” cioè dittatura; dunque la dittatura del fallo, fallocrazia. Gustav e Luca come solitamente accade nei loro film prendono spunto da una situazione di vita di coppia concreta, una scelta, uno screzio e partono per un viaggio di incontri e scoperte che cambierà la loro visione del mondo.

Il tema è il maschilismo dominante nella nostra società, di cui siamo intrisi tutti noi anche i più insospettabili, le cui spie sono simboliche, soprattutto linguistiche. Proprio da un affermazione di Luca che nel film interpreta una versione di sé stesso velata da “maschilismo ingenuo”, quello più comune ma non per questo meno pericoloso, quello che spesso fa dire di una donna se è brava: “ah è proprio una donna con le palle” , e appunto da questa affermazione sulla Merkel che partirà il loro viaggio nei meandri della nostra società, scoperchiando con autoironia e leggerezza degna del miglior Calvino i meccanismi della nostra società fallocratica. Non vi racconto altro della trama, per i dettagli vi rimando al trailer del film.

Questo articolo non è una recensione ma un dialogo; noi di Vitaminevaganti abbiamo avuto la fortuna di poter parlare direttamente con Luca e Gustav, ospiti nella loro accogliente casa nel cuore di Roma. Abbiamo parlato tanto, passando da quale tè scegliere, dalla vita di coppia alla situazione politica attuale, e ovviamente del film, di seguito vi proponiamo alcuni stralci della nostra conversazione.

Intervistatore Come mai vi siete interessati al tema della disparità di genere qual è stata la molla che vi ha spinto a dire “sì facciamo un film sulla fallocrazia di questo paese”?

Gustav & Luca Noi partiamo sempre da qualche tema che ci tocca da vicino, per cui sentiamo il bisogna di reagire. Abbiamo fatto lo stesso con gli altri film. In passato abbiamo parlato di omofobia e dove c’è questa c’è sempre in fondo la misoginia, e da qui anche sotto la spinta delle notizie che leggiamo tipo lo scandalo di Me Too abbiamo lavorato da un anno e mezzo a questo film, proponendo un punto di vista particolare, cioè abbiamo raccontato la misoginia dal punto di vista di una coppia di uomini gay. Sono soprattutto gli uomini che dovrebbero vedere questo film, che dovrebbero cambiare e speriamo che il fatto che siano degli uomini a parlarne riduca quel nefasto rifiuto verso il femminismo che spesso si incontra: come se questo fosse un argomento solo per vetero-femministe che parlano ad altre femministe, e non qualcosa che riguarda tutte e tutti, specialmente gli uomini. Sono gli uomini che dovrebbero cambiare.

Intervistatore Da coppia gay dichiarata e sposata, pensate ci sia un nesso tra omofobia e il considerare la donna come inferiore? (Io lo penso) sono tutti atteggiamenti figli di una cultura maschilista o sono discorsi separati?

 Luca & Gustav Omofobia e Misoginia sono frutto della stessa mentalità e della stessa cultura, Il maschile viene inteso come la negazione del femminile, per cui se un uomo ha delle caratteristiche attribuibili al femminile viene discriminato. Purtroppo, è sempre l’elemento femminile che viene denigrato. Anche nel mondo omosessuale c’è discriminazione verso chi è più “femminile”. È la femminilità che viene considerata come una colpa per cui se vuoi insultare un bambino ma addirittura anche una bambina si dice “eh sei proprio una femminuccia”. Questa società è stata pensata e costruita da uomini bianchi eterosessuali cattolici o protestanti e tutte le persone che non corrispondono a questo profilo sono considerate minoranze che si devono adattare, anche se nella realtà sono maggioranza numerica.

Intervistatore Quanto incide la lingua nel veicolare gli stereotipi di genere? Cosa si può fare per cambiare il nostro linguaggio senza apparire pesanti o retorici come a volte accade?

Gustav & Luca Le parole raccontano la nostra società, pensate a cosa significa matrimonio e patrimonio e a quali mondi richiamano, l’uno la casa, i vestiti, la famiglia, l’altro la patria, i soldi, gli affari. Noi respiriamo simboli e parole fin dalla più tenera infanzia e questo cambia la nostra visione del mondo e si vede nelle piccole cose, persino nelle nuove generazioni per esempio in dei ragazzini di tredici anni che in gita scolastica a pranzo da Mc’Donalds si fanno portare il cibo dalle compagne. Pensando ancora alle parole, nel film volevamo inserire parlando di Casanova cosa significa camminatrice e cosa significa camminatore. Potete immaginare… O ancora pensate a maestro e maestra a cosa rimandano. Il film ci ha insegnato a leggere la realtà, a osservare ciò che spesso si dà per scontato, a rendere visibile il privilegio, se vogliamo questo è il suo scopo. Noi attraverso l’ironia e la leggerezza abbiamo cercato di avvicinare il pubblico a personaggi che vengono dipinti come antipatici, come la Boldrini, che nella realtà non lo è affatto. A volte solo la provocazione può servire a svelare i meccanismi del linguaggio come quando la ex Presidente della Camera ha risposto a chi si ostinava a chiamarla il Presidente, “grazie Deputata”.

Intervistatore Siete riusciti a portare al pubblico anche gli aspetti più tristi del maschilismo, come la violenza domestica, ma lo avete fatto attraverso la commedia familiare, leggera e autoironica, non per questo meno seria e profonda. Quanto c’è di autobiografico nei vostri film e in questo in particolare? Luca eri davvero un maschilista velato?

 Luca & Gustav Noi abbiamo voluto trattare questi argomenti con un tono lieve, spingendoci quasi al limite con la violenza domestica, assistendo a una seduta di terapia di un uomo violento, e utilizzando i visori in realtà aumentata per avvicinarci a raccontare le conseguenze peggiori del maschilismo… ma proprio per non entrare totalmente nel tragico nel film non si parla esplicitamente di femminicidio, un’ombra talmente grande che non avrebbe più consentito di ritornare ai toni lievi che caratterizzano il film.

Luca Naturalmente le storie che raccontiamo hanno degli elementi autobiografici ma io ci tengo a dire che non penso le cose che dico nel film. Diciamo che il mio ruolo era quello di fingermi la voce degli atteggiamenti apparentemente innocui ma figli del maschilismo, che la maggior parte di noi si porta dietro, e persino in me e Gustav in quanto italiani alcuni elementi sessisti sono presenti e questo film ci ha aiutato a sviscerarli. Anni di berlusconismo si fanno sentire per tutti, meno per Gustav però che è entrato in contatto con la televisione italiana dopo.

Intervistatore L’Italia è innamorata del fallo? Siamo in una “dicktatorship” più convinti che mai? affidandoci a capi politici che fanno del machismo una bandiera? Oppure qualcosa sta cambiando?

Gustav & Luca Siamo in caduta libera, c’è un ritorno ai fascismi, ci si affida all’uomo forte, arrogante e prepotente. Ci sono delle voci che si elevano penso a Non una di meno e che reagiscono, ma molte voci sono spaventate, pensiamo al Cinema America. Il fascismo porta la violenza e la paura. Siamo guidati da partiti, pensiamo alla Lega dove non ci sono figure di donne, e la cui simbologia è fortemente machista. Sembra che gli italiani siano innamorati dell’uomo forte. La Lega è un partito fatto da uomini per uomini. Non che il maschilismo non sia presente in altri paesi ma qui da noi è davvero gridato. Bisogna raccontare la reazione, la resistenza che c’è nella società.

Intervistatore Quali azioni concrete si possono intraprendere per ribellarsi alla fallocrazia e al maschilismo dominante?

Luca & Gustav Gesti simbolici che hanno un potere, come cambiare il nome di una via o di una piazza, oppure rispondere e avere il coraggio di reagire e pretendere l’uso del femminile nella vita di tutti i giorni. Alzarsi e andare via quando nei convegni parlano solo uomini per rappresentare tutte e tutti. Sono gesti che creano la consapevolezza dell’esistenza di un problema. Non deve più essere scontato che parlino solo uomini per uomini. Pensiamo all’Italia ci sono più donne che uomini ma in politica le donne sono solo il 17%. Da cui si capiscono alcune scelte che sono prettamente maschili come il rifiuto di abbassare l’iva degli assorbenti. La maggior parte delle donne sono ammesse nella politica solo se rifiutano il punto di vista femminile, altrimenti vengono considerate “antipatiche” come la Ex Presidente Boldrini.

Intervistatore Noi siamo in rappresentanza di Toponomastica femminile, che ruolo pensate possa avere la toponomastica nel diminuire la differenza di genere?

Gustav & Luca Involontariamente nel film abbiamo abbracciato la causa di Toponomastica femminile, pensiamo che anche i nomi delle piazze e delle strade cambiano la nostra mappa mentale e non solo quella fisica e dunque cambiano l’immaginario. Tutto ciò serve a dare dei nuovi modelli di genere, raccontando figure di donne fondamentali di cui si sa pochissimo o nulla. Possibile che a Roma non ci sia un’intitolazione a Marie Curie, oppure a Anna Kuliscioff e tante altre. Bisogna creare uno storytelling positivo che faccia da contrasto allo “starsystem” della politica attuale.

Intervistatore Chi possono essere le modelle e i modelli a cui ispirarsi per ribellarsi al sistema fallocratico dominante?

 Luca & Gustav Non è facile individuare dei modelli precisi, però l’esperienza del film ci ha fatto incontrare e/o venire a conoscenza di tanti personaggi che possono essere un modello, pensiamo alla Cristoforetti, alla Murgia, o nella politica Jacinda Arden Prima Ministra della Nuova Zelanda o per rimanere in Europa ad’Annalena Baerbock leader dei Verdi tedeschi e Margrethe Vestager politica danese commissaria europea per la concorrenza.

Intervistatore Chiudiamo con un’ultima domanda più personale: in un vostro precedente film Italy: love it or leave it, dovevate decidere se rimanere in Italia oppure trasferirvi a Berlino, alla luce della situazione politica e sociale attuale le cose sono peggiorate? Ripetereste la vostra scelta del 2011?

Luca & Gustav Quando abbiamo fatto quel film eravamo in un momento storico di passaggio in cui sembrava fossimo davvero vicini a una svolta positiva. Forse per come si sono evolute le cose e per la situazione politica attuale no. Ma va detto che l’Italia è un laboratorio politico e sociale interessantissimo in cui le cose accadono prima che altrove. Le cose negative accadono anche in altri paesi, lì però c’è una narrazione positiva magari qui invece è tutto gridato e c’è una narrazione negativa per cui per noi che facciamo i giornalisti, i documentaristi è un posto davvero bello e strategico in cui vivere.

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Intervista e articolo di Antonio Clemente

OeR22asbDocente di Italiano, appassionato di Linguistica e Didattica, laureato magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica. Ho una seconda Laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria, inoltre scrivo articoli da sempre che spaziano dalla recensione di libri al tema della parità di genere e della corruzione. Sono redattore della rivista online Vitaminevaganti.

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