Editoriale

Carissime lettrici e carissimi lettori,

apriamo il n.15 di vitaminevaganti.com nella settimana a cavallo degli esami di maturità, forse la prima grande prova da affrontare da parte delle giovani e dei giovani. La loro “notte prima degli esami” l’avranno passata sicuramente agitata, certamente coccolandosi un po’ con qualche fiore di bach o camomilla consigliati da nonne, mamme zie e perché no anche da qualche parente al maschile (noi lo speriamo sempre che la “cura” non sia solo prerogativa del mondo femminile). Sicuramente tutte e tutti dopo un’insonnia iniziale, si saranno affidati a Morfeo e al destino del caso che avrebbe portato loro sulle tracce dei temi, sull’esperienza nuova della seconda prova “mista” (latino/greco per il classico, matematica/fisica per lo scientifico e via dicendo). Per tutti e tutte noi invece un proustiano riportarci indietro nel tempo, quando c’eravamo noi, quando tutto era diverso, non era così, in meglio o in peggio che sia.

Di esami, di scrutini, di scuola si parla abbondantemente in questo numero della rivista. Ma mi permetto prima una digressione che, pensandoci bene, riguarda pur sempre la scuola, la famiglia che sono i luoghi dell’educazione, dell’apprendistato alla vita, alla convivenza civile. Sono praticamente tutti giovani (eccetto un trentanovenne) gli attori dei tristi avvenimenti accaduti davanti al cinema America nel quartiere romano di Trastevere, un luogo anche questo di movida e di giovani, per eccellenza. Alcuni ventitreenni (in questo caso possiamo parlare completamente al maschile) hanno picchiato tre ragazzi con l’accusa di indossare una maglietta “antifascista”, ma semplicemente è la maglietta del cinema. Non li hanno aggrediti (e la cosa sarebbe risultata ugualmente violenta e condannabile) per rispondere a un linguaggio o a un’azione ugualmente violenta, ma semplicemente per un’appartenenza, neppure palesata direttamente. Dopo qualche giorno degli sconosciuti sono ritornati (e noi speriamo non ci siano state donne nel non identificato gruppetto) per “avvertire”, attraverso l’ex ragazza, il presidente dell’associazione che ha occupato il cinema, con un netto messaggio di richiesta decisa a “stare calmo” (fonte Il Messaggero), in un perfetto, secondo noi, stile mafioso, perché non si può che classificarlo altrimenti!

Qui ci domandiamo, in un momento in cui si mette in dubbio la validità dell’insegnamento della Storia nella scuola italiana, dove devono avere l’opportunità i giovani di ricevere lezioni di educazione civica, del rispetto delle idee altrui, del dialogo al posto della violenza quando ci si trova di fronte a un diverbio ideologico. La scuola è la speranza, se la famiglia non può o non ci riesce, per traghettare informazioni e creare menti libere. Vogliamo tifare per questa scuola e per questi e queste insegnanti di cui ci troveremo a trattare in questo numero. Nulla si deve togliere per una scuola così direzionata.

E cominciamo a illustrarli, questi articoli della rivista, con l’entusiasmo che meritano. Il primo inizia dall’analisi etimologica del termine “scrutinare”, rigoroso, quasi inflessibile. Ma poi prosegue con tutto il turbamento, il dubbio e quasi il tormento di un’insegnante, di tutti gli insegnanti e tutte le insegnanti che in questo momento dell’anno si trovano a “curare” la sorte (ma non è esagerato dire la vita) dei ragazzi e delle ragazze delle proprie classi. Così comincia tutta una serie di dialoghi/monologhi con le colleghe e i colleghi, ma soprattutto con la propria coscienza per spiegare e spiegarsi il perché del giudizio emesso o… da ritoccare, per salvare, aumentare, premiare, equilibrare. Poi si parla di esami di maturità. Delle tracce dei temi della prova di Italiano. Qui l’analisi impietosa, ma supplichevole di cambiamento, un’insegnante, storica presidente di commissione: le tracce quest’anno come negli anni a ritroso della sua lunga esperienza sono tutte al maschile (decisamente maschiliste). it

Sbilancerei uno “splendido” come giudizio per un’esperienza scolastica raccontata qui in un altro degli articoli sulla scuola. La meraviglia e la gioia di frequentare le aule scolastiche da parte dei bambini e delle bambini di una primaria di Ripalta Cremasca, un paesino della provincia lombarda di poco meno di quattromila abitanti. Un’ “esperienza straordinaria” si svolge in questa scuola, un esperimento di insegnamento e di apprendimento fatto senza libri, senza compiti a casa, senza noiose lezioni nei banchi in fila per un uno, ma soprattutto in assenza totale della noia che preclude ai giovanissimi alunni e alunne l’esperienza dell’imparare provando, sperimentando, toccando con mano senza trascurare il gioco. Infatti, dimentichiamo sempre che gli animali, nostri fratelli e sorelle, dai più grandi ai più piccoli di dimensione, imparano la serietà della vita, persino a cacciare, proprio attraverso il gioco. Ma i programmi ministeriali in questa scuola?  Esauditi, e alla grande. Leggete per credere! E con l’autrice diremo anche noi…”almeno loro ci sono. Forse possiamo ricominciare da qui”.

Di donne valorose se ne parla questa settimana. Ma ci piace partire dalle vedove. Sembrerebbe uno scherzo, e di cattivo gusto. Ma invece è stato proprio l’Onu a istituire la giornata internazionale delle vedove (il 23 giugno), per evidenziare la sofferenza delle donne, e spesso anche delle ragazzine spossate a uomini troppo anziani, sia in Asia che in africa. Sofferenze immani a cui le donne devono ingiustamente e con arroganza sottomettersi a conclusione di un matrimonio comunque troppo spesso già molto infelice.

Proseguiamo il viaggio e ripartiamo dalla grandissima signora del giallo, Agatha Christie la cui intervista “impossibile” di questa puntata non poteva che accadere in treno, in un ipotetico vagone dell’orient express dove la giornalista stuzzica la scrittrice sui suoi personaggi e sulla sua vita privata, anzi privatissima.

Si racconta poi di Cristina Trivulzio, classe 1808, una donna coraggiosa, modernissima, si potrebbe dire anche per i giorni nostri, della quale si è spesso parlato, ma non di quella sua capacità organizzativa, della quale se ne tratterà dettagliatamente qui nell’articolo, che la pone come pre-creatrice della Croce Rossa e organizzatrice delle infermiere, come professioniste regolate da precisi atteggiamenti lavorativi. Attentissima nelle sue attività di aiuto sociale, fu amica di grandi personaggi, da Heine a Liszt, e tra le sue braccia spirò lo sfortunato Goffredo Mameli al quale avevano lasciato un oggetto nella ferita della gamba amputata. Leggerete poi, per celebrarne l’anniversario, anche della vita non semplicissima e chiacchieratissima di Lucrezia Borgia e qui saprete di lei cose nuove, da non anticiparvi.

Se fossero le donne a salvare il mondo? Se ne è parlato spesso ultimamente, lo sappiamo, e sempre a ragione, per la loro (nostra) capacità empatica, per l’abilità a frazionare il tempo a disposizione (ricordate la “reggitora” citata da Piera Degli Esposti e ricordata qui qualche settimana fa?), per la capacità di intuire soluzioni. Nonostante qualcuno voglia ancora fare la differenza. Proprio una donna, una politica dei nostri giorni, la prima ministra neozelandese Jacina Arder, che conosciamo dai media dopo la sua ferma, ma compostissima reazione all’attentato terroristico di Oautahui Christ Church, ha parlato di “finanziaria del benessere” , di “empatia al potere”. Vale a dire che secondo lei (ma ce ne ha dato le prove) il benessere di un popolo non si misura affatto con il Pil, come buona parte di noi crede, ma attraverso il contatto con le persone i cui bisogni immediati, e mai “di pancia”, che sarebbe il populismo a cui siamo ultimamente avvezzi, vanno assecondati: partendo dalla salute mentale, all’assistenza all’infanzia povera.

Immaginate ora un film. Il film esiste davvero e si è già fatto vedere nelle sale seppure le opere di questo tipo non sbancano certo al botteghino e, peggio (o meglio, secondo l’ottica in cui si giudica la cosa) sono subito fuori dai circuiti ufficiali. Si intitola Dicktatorship, traducibile, per dirla breve, come Fallocrazia. Una coppia gira in pantaloncini e, reciprocamente in maglietta rosa e celeste e investiga, con il pretesto di un gesto e di una parola, su questo mondo di oggi ancora troppo maschilista (e di conseguenza omofobo) pieno di pregiudizi e di linguaggi escludenti. Toponomastica femminile, con tutta la piena necessità dovuta al caso è entrata a far parte del film, tutto da godere. Qui leggerete una spassosa intervista ai due autori che vi faranno viaggiare negli errori del quotidiano, non sempre così piccoli come si crede. E chissà, dopo la lettura e la visone di questa bella opera, qualche nostro compagno di strada si libererà, se ancora ne è intrappolato, di ogni sovrastruttura e, qualora ne trovasse passione e voglia, si metterà a lavorare a maglia. Lo suggerisce un altro dei nostri bellissimi scritti di questa penultima settimana di giugno.

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