Gli uomini come noi

Noi donne, il più delle volte, sappiamo bene di cosa si parla quando si pronuncia la parola stereotipo; ce lo sentiamo addosso tutti i giorni, ci guardiamo attraverso il suo filtro, ci combattiamo continuamente in ogni campo della nostra vita.
Donna al volante, pericolo costante.
Chi dice donna dice danno.
Donna schiava, zitta e lava.
Il posto della donna è in cucina.
L’angelo del focolare.
La violenza che passa attraverso queste parole a volte è sottile, a volte non viene neanche percepita come una violenza, ma questo è. Tutto ciò che nega la libertà, infatti, può essere considerato violenza.
Noi donne però non siamo gli unici bersagli di modelli stereotipati di essere e agire. Agli uomini tocca la stessa sorte. E questo è tanto evidente e asfissiante quanto lo è per la donna. Vi sono stereotipi maschili che riguardano l’apparire, il comportarsi, il modo di parlare, i lavori che si devono scegliere e quello che può piacere.

Un uomo dovrebbe essere alto, prestante fisicamente.
Dovrebbe avere una voce bassa e calda.
Dovrebbe essere coraggioso, sicuro di sé in ogni occasione.
Non dovrebbe mai mostrare le proprie emozioni.
Non dovrebbe vestirsi con colori troppo appariscenti, perde credibilità.
Dovrebbe parlare in modo chiaro, pensare pratico, avere sempre la soluzione a portata di mano.
Dovrebbe fare lavori remunerativi, per sostenere la propria famiglia.

Questi sono solo alcuni dei modelli comportamentali cui un uomo è tenuto a ispirarsi nel corso della sua vita. E come succede per noi, nel momento in cui questi standard non vengono rispettati, parte la frecciatina, l’osservazione indisponente, la presa in giro da parte della comunità. Basta leggere il seguente estratto per capire a cosa alludo:

Non vorremmo ripeterlo, dato che nelle ultime settimane ci siamo trovate a dirlo, ridirlo e a dirlo ancora, ma come si suol dire “ce tocca”: agli uomini sembra andare sempre più stretta la virilità e pare che apprezzino in misura crescente usi, prodotti e costumi che tradizionalmente appartengono all’universo femminile. Non che in questo ci sia per forza qualcosa di male, ci mancherebbe, ma il fatto che agli uomini piaccia il lavoro a maglia – attività in cui noi abbiamo sempre meno voglia e tempo di impegnarci – è quanto meno curioso. (Fonte: Roba da donne)

Se noi veniamo chiamate maschiacci nel momento in cui ci piace giocare a calcio, agli uomini viene detto che un hobby come lavorare a maglia fa perdere virilità. Non solo, il semplice fatto che si interessino a qualcosa che non siano motori e calcio è quantomeno curioso. E così vestirsi di rosa, giocare con le bambole o fare il ballerino.
Qualsiasi passione o interesse si allontani dal modello comportamentale standard, viene raccolta, seviziata e giudicata. E il giudizio della società è fulminante, questo lo sappiamo bene.
Ma se la società lega e limita le identità di tutti, chi sta bene? E soprattutto, a chi sta bene? Il cambiamento in realtà è piuttosto facile da raggiungere, ma è chiaro che parte da noi… e cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo?

Potremmo smettere di sorprenderci se a un uomo piace aiutare in casa.
Potremmo non giudicare un bambino che gioca con le bambole.
Potremmo non imbarazzarci davanti a un uomo che piange.
Potremmo non guardare allibite una coppia in cui lei è più alta.

Nel momento in cui noi, per primi e per prime, smetteremo di alimentare gli stereotipi che ci tengono prigioniere/i, allora cominceremo a muoverci verso una società priva di gabbie di genere.

Articolo di Greta Dominici

foto GRETA  400x400.jpgSono nata a Roma, laureata in Lingue e Letterature Europee e Americane a Tor Vergata. Sto frequentando un master a Venezia in Studi di Genere e Gestione del Cambiamento Sociale. Adoro viaggiare e sono appassionata di letteratura, cinema, serie tv e cosmesi naturale.

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