Burattinai del proprio destino. Essere John Malkovich di Spike Jonze

Quale miglior modo di presentarmi al pubblico con la mia prima recensione, se non parlando di un’opera prima. Cimentarsi nella regia di un’opera prima quasi sempre porta con se’ la volontà di presentarsi al pubblico mettendo in scena le proprie passioni, debolezze, paure ecc. e ciò, quando non si rivela un biglietto d’ingresso per futuri progetti, magari anche più ambiziosi, nella peggiore delle ipotesi potrebbe diventare un bigliettino da visita per il dimenticatoio. Ma, a giudicare dalla fama che questo film si è guadagnata in tutti questi anni, e se si considera la sua entrata in scena negli anni 2000, periodo in cui il pubblico aveva ancora paura (oppure non aveva avuto ancora la possibilità?) di andare in sala e ritrovarsi a vedere un film che, in qualche modo, metteva a nudo debolezze e desideri difficili da esprimere, si direbbe proprio che non poteva andare meglio di così. Ed era proprio questo l’obiettivo che si erano prefissati i due, allora emergenti, Spike Jonze e Charlie Kaufman (il primo un giovane e folle regista, il secondo un altrettanto folle e geniale sceneggiatore televisivo e teatrale) quando hanno voluto mettere in scena la storia dello squattrinato burattinaio Craig che condivide con la moglie un appartamento bizzarramente affollato di animali, e che, finalmente deciso a cercarsi un “lavoro normale”, viene assunto da una “particolare azienda” situata al settimo piano e mezzo di un’enorme edificio. Dopo essersi invaghito di un’avvenente impiegata, Craig alle prese con l’archivio del suo ufficio, scopre (per puro caso?) una misteriosa porticina, varcata la quale si troverà nientepopodimeno che nel corpo e nella mente dell’attore John Malkovich. Sì, direi che come primo biglietto da visita non è affatto male. Tralasciando la bravura di tutti i protagonisti e comprimari ed anche la fantasiosa regia, che riesce, con l’inserimento di guizzi tecnici e narrativi (geniale l’idea di renderlo il più possibile simile alla nostra realtà), a pressare ancor più forte sulla già assurda trama, il vero e proprio colpo di genio che questa pellicola, assieme a tutto ciò che ha partorito la testa di Charlie Kaufman, può essere legato proprio alla messinscena di tutta la vicenda. Quando si parla di Charlie Kaufman, lo si identifica sempre come un costruttore di storie surreali. Mai espressione può risultare più errata. Al contrario, Charlie è perlopiù un costruttore di rapporti umani, relazioni oramai giunte al termine, persone che si sentono isolate nel vasto e popolatissimo mondo, insomma lui riesce a scavare nell’animo umano, tirando fuori tutto ciò che noi stessi/e vogliamo reprimere, e mostrandolo al pubblico con l’aggiunta di uno o più elementi surreali. Anche in questo caso Essere John Malkovich non racconta di un passaggio strano che, in qualche modo, ti trasporta nella mente di qualcun altro, ma di un uomo che, scoraggiato dalla sua inutile vita che non risparmia un attimo per sbattergli in faccia tutto quanto, cerca in tutti i modi di conquistare una donna, unica sorgente di una nuova e appagante vita, anche a costo di diventare qualcun altro. E un’altra critica che Essere John Malkovich (o dovrei dire Jonze e Kaufman) vuole fare è proprio quella della disperata ricerca della fama e dell’attenzione, parafrasando Andy Warhol, altro distruttore e rimescolatore della realtà, che recita: “in futuro tutti saranno famosi per quindici minuti”. Perché l’essere umano, almeno una volta nella vita, cercherà di manovrare il proprio destino, battendosi con i pugni e con i denti, con il denaro e con il sacrificio delle numerose vittime degli eventi, le marionette di turno, per raggiungere quella poca fama che l’aspetta. A tutti sarà concesso di diventare famosi, anche se impropriamente. Ma Charlie, lungi dal celebrare questo tipo di ebbrezza, spinge alla riflessione sulle conseguenze terribili e permanenti che porterebbero inevitabilmente queste azioni scellerate. Forza, oramai il passo lo avete fatto! Le persone in sala adesso sono confuse, alcune di loro si staranno domandando cosa i loro occhi abbiano visto per circa due ore, molte altre ne staranno discutendo addirittura irate ben sapendo cosa il film volesse trasmettere. Le marionette adesso sono senza i fili tesi. Coraggio Jonze e Kaufman, presentatevi. Non dovete aver paura delle critiche che qualche detrattore vi elargirà. Voi mostrate sempre il biglietto da visita, stavolta però aggiornato come si deve. Fate comprendere voi stessi e gli altri. E ora è giunto il momento che anche io vi mostri il mio biglietto. Giusto per capire che direzione prenderà il mio destino.

 

Articolo di Valerio Cacciagrano

VALERIO 400x400.jpgValerio Cacciagrano, in arte Chuck Cotard, studente dell’IIS Pertini Falcone indirizzo Tecnico turistico, è coinvolto con successo nel Laboratorio teatrale e in varie altre attività progettuali e creative della sua scuola. Nutre una “passione smodata” per il cinema e la sua storia. Dal 2018 è tra i curatori dell’ASFF As Film festival che si svolge al MAXXI di Roma.

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