Donna Teresa Fazio Lo Sardo

Affrontare la vita di una donna vuol dire di solito strapparla dall’oblio, portarla a rinascere dandole un volto, una reale esistenza, pensieri e sentimenti. Delle donne, infatti, si parla sempre troppo poco; ce ne lamentiamo di continuo perché non compaiono nei libri d’arte, nelle vicende storiche, nei testi di letteratura; sono trascurate nei musei, nelle biblioteche, nei programmi scolastici. Spetta dunque a noi – toponomaste, storiche, biografe, letterate… – il compito di rimediare alle lacune imposte dalla saggistica scritta da mano maschile, come giustamente ha fatto Franca Sinagra Brisca con quest’opera – piccola nelle dimensioni ma preziosa (2019, Pungitopo ed., Gioiosa Marea).

Donna Teresa a me ha fatto venire in mente certe figure oscure del Risorgimento, mogli, madri, sorelle, figlie che vissero dedicandosi agli uomini della propria famiglia, annientandosi in loro, con altruismo e generosità. Citerò due esempi fra i tanti: Zellide Fattiboni (1811-1891) ebbe il padre Vincenzo per dieci anni in prigione e poi in esilio a Corfù; lei condivise i suoi ideali, come tutti in famiglia, di oppositore al regime pontificio, tanto da trascurare le proprie innate doti di scrittrice. Teresa Casati (1787-1830) spese le sue energie e la vita per far evadere il marito Federico Confalonieri dal carcere dello Spielberg. E questa dolorosa vicenda la accomuna in qualche modo alla nostra Teresa Fazio, sposata con il politico comunista Francesco Lo Sardo.

L’operazione condotta abilmente dall’autrice ha una sua complessità; non si è limitata, infatti, a ricostruire gli eventi biografici – assai labili per mancanza di tracce concrete. Ha invece operato anche con la fantasia, creando una figura di studioso attuale, il professor Sergio Rossetti, che caparbiamente si mette a indagare su Teresa e a scriverne, aggiungendo ai pochi dati concreti delle ipotesi, delle immagini, dei pensieri. Il libro quindi si configura su più piani: abbiamo il professore che nella sua casa a Naso, in Sicilia, ricerca informazioni, le rielabora, scrive sul suo pc, parla con la moglie, si interroga sul proprio operato e, quando i documenti sono carenti o addirittura lacunosi, inventa sì, ma in modo verosimigliante, come fece il Manzoni nei Promessi Sposi. Abbiamo poi il suo testo che si distingue perché riportato in corsivo, spesso preceduto da citazioni tratte da poesie di Sebastiano Saglimbeni, già curatore dell’epistolario dal carcere dell’on. Lo Sardo. Fra queste pagine, particolarmente efficaci sono quelle in cui Teresa, ormai sola e anziana, vince la naturale riservatezza e parla di sé alla fedele cameriera Carmelina, narrando episodi della giovinezza, incontri importanti, vicende personali e pubbliche. Dopo l’Introduzione e l’Antefatto, arriva infine il Contesto, in cui il periodo storico e gli eventi che coinvolsero la “cara Teresina” e il marito sono più dettagliati e documentati; nella conclusione il professor Rossetti in qualche modo è soddisfatto del suo lavoro e di aver fatto rivivere una nobile figura femminile, trascurata per troppo tempo, e che lui stesso inizialmente aveva sottovalutato.

Ma chi era dunque Teresa? Non solo la moglie di… ma anche una donna onesta, buona e coraggiosa, come vedremo di riflesso, attraverso le lettere del marito che risponde alle sue frequentissime, purtroppo andate perdute.

Teresa era nata a Galati il 25 febbraio 1866 in una famiglia di contadini sufficientemente benestanti per l’epoca; aveva ben sette tra fratelli e sorelle e sappiamo che comunque riuscì a studiare tanto da saper leggere e scrivere e, addirittura, essere in grado di dare lezioni a una nipote. Dopo la serena giovinezza le fu imposto un matrimonio che non venne consumato, perciò col tempo si pose il problema grave del ricorso alla Sacra Rota. Intanto era avvenuto l’incontro destinato a cambiarle la vita: aveva conosciuto e subito amato il promettente avvocato Francesco Lo Sardo, più giovane di lei di cinque anni, di buona famiglia e di idee anarco-socialiste. I due cominciarono a vivere insieme con un certo comprensibile scandalo della comunità siciliana. Nel 1894 si sposarono civilmente e nel 1896 nacque il loro unico figlio: Francesco, detto Ciccinuzzo. Nella vita di Teresa, descritta come molto bella, alta e bruna da chi ancora la ricorda, si era aperto uno squarcio di gioia: innamorata, vicina anche ideologicamente alle scelte del suo uomo, madre appagata. Ma il destino era in agguato per farle affrontare delle prove durissime. La famiglia si era trasferita per un certo periodo a Napoli, ma poi rientrò a Messina per favorire la carriera professionale e politica di Francesco. Il 28 dicembre 1908 avvenne però il fatto che sconvolse la coppia e le vite di migliaia di persone: il terremoto, seguito da maremoto, uno dei più terribili che si ricordi in Italia. In casa c’erano molti parenti per le festività natalizie, così per puro caso Ciccinuzzo dormiva in un letto non suo, là dove il solaio precipitò uccidendolo. Pensare che Teresa e Francesco – ottenuto l’annullamento – si poterono sposare ufficialmente l’anno successivo, in pieno lutto, crea un’ulteriore ombra nelle loro vite. Di lì a poco scoppiò la Prima guerra mondiale e Francesco, pacifista, non ne condivideva le motivazioni e mai sarebbe partito volontario se non guidato dal senso di giustizia e di uguaglianza verso tanti poveri commilitoni fra i quali poter fare proselitismo. Teresa, a casa, si macerava in una cupa depressione, finché – a causa di una brutta ferita – Francesco poté ritornare dal fronte. Stavano per iniziare i tempi più bui, vissuti nella famiglia Fazio-Lo Sardo con coraggio e dedizione reciproca. Gli eventi si susseguirono incalzanti: il Biennio rosso, lo squadrismo fascista, la nascita del Partito Comunista d’Italia (a cui Lo Sardo aderì), la marcia su Roma. Cominciarono gli agguati, le minacce, i timori; Lo Sardo venne eletto deputato nel 1924 e chissà quanta ansia aveva nell’animo Teresa, finché il 6 novembre 1926 il marito fu prelevato e incarcerato, iniziando una via crucis che finirà solo con la sua morte. In questo periodo la “cara Teresina”– come la chiamava Francesco nelle lettere – dimostrerà un coraggio e una tenacia fuori del comune; vincerà la paura di viaggiare, vivrà da sola in luoghi sconosciuti, accompagnerà il peregrinare straziante del coniuge in carceri sparse per l’Italia, finché si stabilirà a Turi, dove era imprigionato anche un altro celebre martire: Antonio Gramsci. E sempre gli sarà vicina con le sue amorose lettere di incoraggiamento a resistere; Francesco le rispondeva fiducioso, sapendo di poter contare su di lei: le dice (in una lettera bellissima) «Procura di amarmi un po’ meno, e se questo non puoi pensa che il miglior modo di amarmi è tenendoti tranquilla, curandoti la salute e svagandoti» (novembre 1927). A fine maggio del 1931 Teresa voleva accorrere a Poggioreale dove Francesco era arrivato morente per i tanti malanni mai curati, ma le fu negato qualsiasi incontro. Così ricevette la notizia con una fredda comunicazione ufficiale.

Iniziò la lunga vedovanza. Sola, vestita di nero, con l’affetto dei parenti e di alcune donne premurose, Teresa sopravvisse nella sua casa di Messina fino alla vigilia di giorni importanti per l’Italia: morì, infatti, il 25 febbraio 1945. L’autrice si augura che abbia saputo e gioito di quanto stava accadendo nel Nord, abbia assaggiato i nuovi cibi portati dagli Alleati, abbia partecipato con il cuore alla ripresa del pacifismo e alle richieste del voto femminile. Avrà anche appreso che il fedele amico Concetto Marchesi era attivamente impegnato in politica e altri compagni di Francesco erano usciti dalla clandestinità o rientrati dall’estero, mentre la federazione comunista dei Nebrodi si apprestava a diventare la più solida e diffusa del Messinese.

«Convinto d’aver combattuto una buona battaglia, il professor Rossetti dalla scrivania si diresse assorto alla finestra» per salutare l’ombra di una donna verso la quale dobbiamo anche noi rispetto e gratitudine: Buongiorno, Donna Teresa! E grazie, amica Franca, che ce l’hai fatta conoscere e apprezzare.

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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