Editoriale. Chi ha detto che con la cultura non ci si diverte?

Carissime lettrici e carissimi lettori,

devo dire che preparando l’editoriale di questo n.18 di vitaminevaganti.com mi sono divertita e pure parecchio. Vado subito a togliervi la curiosità e a invogliare così tutte e tutti a leggere subito avidamente gli articoli che seguono, nessuno escluso, riguardo proprio al divertissement, alla gioia di leggere e divertirsi con la cultura. Perché, per dirla con Pino Strabioli, che nella fortunata e bella pubblicità per la messa in onda del premio Strega di quest’anno (su Rai Tre il 4 luglio scorso, nella sua settantatreesima edizione) faceva ironicamente notare: “Chi dice che con la cultura non si mangia?”, dopo aver affondato gustosamente un cucchiaino, e portato alla bocca il contenuto, da un angolo di un’invitante quanto fedelissima copia, fatta di invitante panna, della storica copertina de Il Gattopardo di Tommasi di Lampedusa.

Parafrasando noi diciamo: ”E chi dice che con la cultura non ci si possa divertire?” E diamo il via allora a questa carrellata felice di informazioni culturali che toccano come in un affiatato concerto parecchie corde dando vita a una festa musicale e colorata. Dunque passiamo ad analizzare.

Mi ha divertito rileggere, con tutti gli argomenti inseriti della leggenda, della storia, della letteratura, della gastronomia, dell’erboristeria, della medicina e chi più ne ha ne metta, la leggenda di Cynara la bellissima ninfa dei boschi che ha osato (ora dovrebbe essere un diritto!) negare le proprie grazie addirittura al supremo degli uomini e degli dèi: Zeus, che in verità ha davvero tanto di certi maschi di qua giù. E rischiando di commettere una sorta di blasfemia a ritroso nel tempo, si potrebbe dire che in questo caso, quello di Zeus/Giove, il principio di aver fatto un certo tipo di maschio a sua immagine e somiglianza non potrebbe che calzare alla perfezione! Il re degli dèi, infatti, irato perché una donna, Cynara, ha osato tanta offesa verso la sua mascolinità, la trasforma in un battibaleno in un carciofo, sì quello che è così salutare in tutte le sue parti, ma soprattutto così conosciuto sulle nostre mense e davvero gustoso! L’intera storia di questa coraggiosa e sfortunata ragazza la leggerete nell’articolo. A me qui piace farvi notare più di qualche collegamento con altri scritti presenti in questo numero. Anche per esempio con la storia di Paska Devaddis protagonista della terza puntata sulle Banditesse sarde. Lo stilista Antonio Marra ora le ha dedicato una collezione: una bella rivincita (sembra tra l’altro che Paska non abbia commesso personalmente alcun crimine) per una donna, giovanissima, che si è saputa imporre, pur pagandola si può dire fino a morirne.

Soprattutto vorrei fare un accostamento con l’argomentazione scelta per la diciottesima lettera dell’Abbecedario, la “R” come Romanticismo. Ahinoi! A questo termine noi, sì le donne soprattutto, fin da bambine siamo state abituate a dare una valenza molto positiva. Un vestito, un viso, un atteggiamento e chiaramente anche uno scritto erano “romantici” quando toccavano le corde dell’amore e dell’innamoramento, della dedizione (con gli estremi nella sindrome di Stoccolma e via discorrendo). E invece la remissività, la rinuncia, la pazienza che l’autrice dello scritto dice indotte alle donne per secoli con l’educazione, sono proprio il sostrato di un atteggiamento che si è definito nel tempo “romantico”. Le figlie del romanticismo così inteso sono così addomesticate, malleabili e certo impossibilitate a dire di no al maschio che non deve neppure chiedere (ricordate la vecchia, orribile, pubblicità?), ma ottenere prima, perché “lei” si sente con il suo amore indispensabile e….devota.

Ma parliamo ancora di allegria del leggere. Vi indico un articolo che vi sorprenderà, prendendovi alla sprovvista nella modalità di svolgimento. L’autrice si chiede, e secondo noi a ragione, come scrivere un articolo su un personaggio per il quale si sono già versati litri e litri d’inchiostro? Allora, nell’epoca di internet, va sui social e propone un sondaggio per sapere dalle compagne e compagni di pagina cosa ispira e cosa ne sanno di Jane Austen, notissima e lettissima scrittrice. Ebbene ne escono risultati dei più vari. E la “recensione” è fatta: nuova e, nel senso più bello, popolare, ma soprattutto particolarissima!

Mi sono divertita tanto, anche perché all’inizio non pensavo che avrei potuto farlo, anche leggendo l’articolo che celebra l’anniversario dell’uscita del romanzo Il giovane Holden di Jerom David Salinger, così con il suo nome scritto tutto per esteso, come amava essere citato. Vista la serietà e l’importanza dell’argomento che parla delle riflessioni di un adolescente e del suo rapporto con la vita e gli adulti, pensavo di essere giunta a uno scoglio su cui arenare il mio discorso. Invece, dopo qualche riga dall’inizio ho iniziato a leggere simpatizzando con lo scritto, insomma trovandomi bene e di nuovo sorridendo contenta. Infatti qui è l’autore stesso dell’articolo ad essersi divertito (e penso continui a farlo vista la sua confessione di amore sviscerato!). Divertito del piacere di leggere Holden e soprattutto Salinger che con l’ostinazione a volersi fermare solo a quattro opere l’autore scrive che gli ha levato l’opportunità di proseguire il piacere della lettura e allora ha trovato la soluzione, prima nella lettura dei testi di critica, poi esauriti anche quelli, nella lettura degli stessi in lingua originale, l’inglese: Una scoperta, come racconta, da accorgersi anche dei “giochi” di traduzione con le soluzioni, per esempio, a quel College slang di cui è tessuto il testo. In fondo anche l’anniversario qui celebrato è un gustoso incrocio di date: il 16 luglio (1951) data di uscita del celebratissimo romanzo e l’anno di nascita, addirittura un centenario tondo, di Salinger, nato a New York, mercoledì 1 gennaio appunto dell’anno 1919!

Mi sono divertita, nel senso di essere felice che esistano persone pensanti alle quali spero di appartenere (e di esserci appartenuta anche da giovanissima) che contrastano con un mondo non solo superficiale e stupido (l’autrice dell’articolo/lettera a una professoressa li chiama espressamente “imbecilli”), ma spesso cattivo con al presente solo di sessismo sfrenato, passione per i soldi e oggetti futili. “Imbecilli”, scrive l’autrice, chiedendo consiglio alla sua prof., senza argini di sesso, citando il nome di un cantante (cantautore?) maschile e accostandolo esplicitamente a un altro femminile, da considerarsi, secondo l’autrice, anche lei lontana miglia da essere una cantautrice con argomenti d’ “impegno”.

Ritorniamo a cose intelligenti da fare e quindi anche portatrici di allegria e di felicità, soprattutto cominciando proprio da queste imminenti vacanze. Un articolo vi spiegherà cosa sono le eco-vacanze e se avete pensato che siano solo quelle o solo quelle di full immersion nella natura, vi sbagliate di grosso. L’eco-vacanza la potete fare anche a Venezia o a Roma, caldo permettendo. Perché vuole dire non incidere sull’inquinamento (prendendo treni e usando biciclette) e scegliendo alberghi consoni a questo modo di interpretare il viaggio. Amanti e delicatamente propense e propensi a proteggere la natura sono quelle cittadine e cittadini del lodigiano, in Lombardia, che qui ci raccontano la bella esperienza portata avanti anche con Toponomastica femminile da due anni per curare, pulire e arricchire di cultura i parchi del territorio anche con nominazioni al femminile.

Il coraggio invece è il sentimento che ci scaturisce dentro e ci conquista felicemente nel leggere l’articolo che segna la celebrazione del giorno del compleanno di Nelson Mandela, il 18 luglio. Il Nelson Mandela international day indetto dalle Nazioni Unite nel 2009 per indurre a dedicare in questa data 67 minuti di buone azioni a rimando dei 67 anni dedicati alla lotta di Mandela contro l’apartheid: un desiderio, questo, attuato dall’Onu, espresso dallo stesso premio Nobel nel giorno del suo sessantatreesimo compleanno.

E se la politica, quella che dovrebbe interessarsi della vita degli uomini e delle donne nella polis, che dovrebbe essere il porto di partenza e di approdo per tutti i cittadini e le cittadine dei Paesi del mondo si vestisse della poesia? Leggerete qui di un poeta paesologo che si è presentato alle elezioni di Bisaccia, un piccolo paese dell’Irpinia. Il suo programma si potrebbe illustrare cominciando così dai sui versi di protesta: “Penso che la politica è un mondo senza leggerezza/Mozart è il grande assente/nelle campagne elettorali”.

Intanto il campionato femminile di calcio è giunto al termine. Ha vinto la squadra, già incoronata più volte, degli Stati Uniti, battendo le olandesi. Le italiane hanno dato una splendida prova di gioco e sono state ricevute al Quirinale, come una squadra valorosa merita, dal Presidente della Repubblica. Viva le donne e buona lettura!

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

 

2 commenti

  1. Bellissimo, come sempre, il tuo editoriale Giusi. Felice di averti interessato e divertito col mio primo articolo e felice di essere entrata in questa bellissima “casa” di VitaMine Vaganti, scoperta solo da poco tempo e affascinata, quando più quando meno, ma praticamente sempre, da tutti gli articoli che finora sono riuscita a leggere a partire dal primo numero. Viva le donne… e gli uomini che ne sono degni! Patrizia

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  2. Io ringrazio te carissima Patrizia per le parole che mi ha e ci hai dedicato. E anche, soprattutto di averci scelte per pubblicare i tuoi pensieri/interessi. La scrittura è una cosa bellissima e riesce a compiere battaglie incredibili. I tuoi interesse, apparentemente così diversi sono invece parte di un discorso che ci riguarda tutte e tutti da vicinissimo. Allora la sociologia ha davvero un significato. Sì, viva le donne e gli uomini che ne sono degni, come scrivi tu. Ogni commento positivo è un incoraggiamento!

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