Se la politica si facesse poesia

Quando abbiamo smesso di dare valore, in politica, alla poesia, al sogno, ai sentimenti?

Durante l’ultima tornata elettorale mi è capitato di assistere, da “forestiero”, alla campagna elettorale nel paese di Bisaccia, Irpinia d’Oriente, che aveva una particolarità interessante e ormai inusuale per i nostri giorni: a sfidare il sindaco storico del paese, eletto per la prima volta nel 1999, c’era, non un altro “politico”, bensì un poeta.

Franco Arminio, il paesologo, già reduce da un’esperienza politica, aveva deciso di mettersi in gioco nel suo luogo di nascita, di passare dal racconto delle zone interne, e sempre più spopolate non solo dell’Italia meridionale, all’occuparsene politicamente, ricoprendo un ruolo più impegnativo.

Mi sto battendo nel mio paese per tutti i paesi.”

(Instagram, 12 maggio 2019)

 E così, mentre la campagna elettorale europea si perdeva nello scontro sterile, ormai quotidiano, senza mai entrare nei contenuti dell’importanza di una politica comunitaria, e mentre nella mia città si replicava la distribuzione di pacchetti di voti ad una delle due corsie del “centro” moderato, mi sono appassionato a seguire il “diario elettorale” di questo scrittore.

Un poeta come riferimento di tante persone non è una cosa normale. Insomma a Bisaccia è in corso una piccola rivoluzione in una stagione di grande miseria spirituale.

(Instagram, 6 maggio 2019)

 Avendo una visione esterna alla comunità, non potevo giudicare nel merito le proposte o l’operato del sindaco uscente e non mi interessava farlo. Ciò che mi affascinava, però, era il linguaggio, la differenza sostanziale della comunicazione adoperata: alle urla e agli slogan da tifosi, che ormai monopolizzano il dibattito pubblico, si contrapponevano versi e parole ricercate, intrecciate tra loro con cura e passione.

“un paese è ogni paese, una città è ogni città, dobbiamo rompere i confini…
il vero problema di questa epoca è che la comunicazione
non sta creando ponti ma muri.
tutto il chiasso che facciamo in realtà produce isolamento.”

(Instagram, 18 maggio 2019)

 Nella mia mente, nel passaggio continuo tra un comizio, una tribuna politica in tv e le centinaia di comitati elettorali nei vari territori, si faceva sempre più spazio questa domanda: quando abbiamo smesso di dare valore alla poesia, al sogno, ai sentimenti? Quando abbiamo ceduto al fascino comodo della superficialità a discapito dell’approfondimento, della “praticità” a discapito della comprensione?

 “Penso che la politica
è un mondo senza leggerezza,
Mozart è il grande assente
nelle campagne elettorali. “

(Instagram, 1 maggio 2019)

 Nel diario elettorale di Franco ritrovavo non gli attacchi aggressivi contro qualcosa o qualcuno ma il sogno di un paese, l’utopia di cambiamento che, nella condivisione con la comunità, diventa possibile. Le foto che accompagnavano i post sui social raccontavano tutta la profondità di un contadino, di un’anziana, di un giovane emigrante, del castello maestoso e del fiore sperduto: c’erano le singole storie che, insieme, diventano la Storia e, quindi, anche la base su cui fondare una possibile “rivoluzione”.

“Mettere negli edifici pubblici, a partire dalle scuole, le foto dei contadini.”

(Instagram, 6 maggio 2019)

 E il candidato non era altro da tutto questo ma era parte emotiva di quel popolo, con le sue paure, le sue fragilità, la stanchezza e la speranza. Non c’era il racconto di una certezza infallibile ma la consapevolezza che solo una comunità può salvare se stessa, solo se anche il contadino e l’anziana si preoccupano del giovane, insieme alle altre a agli altri, possiamo fermare la grande emigrazione di cui nessuno, a livello centrale, si occupa.

“Voglio buttare all’aria ogni calcolo,
non voglio essere il regista della mia vita,
ma un bravo attore di una grande storia
collettiva.”

(Instagram, 22 maggio 2019)

Leggendo tutto questo mi è tornata la speranza che, con la potenza della poesia, si potessero svegliare le coscienze delle persone e non la pancia, i sentimenti, tutto quello che, nella società attuale, è bollato come non concreto, non produttivo, utile solo per festival ed eventi culturali.

Oggi la praticità dei numeri, della razionalità e delle parole anglosassoni ha seppellito la bellezza, il pensiero emotivo e l’animo. Così l’economia è solo spread, flat tax, deficit, e non  anche i calli di un anziano, la speranza di un giovane, la forza di una mamma; la politica migratoria è solo contare il numero dei migranti che arrivano o muoiono e non anche la singola storia che c’è dietro ciascuno di loro.

A contrada Pastena
ho visto la faccia sacra di una donna
che puliva la merda dal culo delle vacche
e poi un uomo solo nella sua campagna,
uno che piangeva pure con le mani.
Infine un uomo che pensavo giovane
e ho ritrovato anziano e tremante.
Il sud è pieno di malati e di solitudine
e non ce ne siamo accorti,
non se ne sono accorti i garantiti
che presidiano la piazza.

(Instagram, 9 maggio 2019)

 Chi prova a restituire profondità alle cose viene accusato di buonismo o utopismo, come se fosse un insulto o, peggio, come se sogno e umanità non siano degli strumenti fondanti del fare politica: il futuro diventa un infinito presente, l’orizzonte temporale, come avviene per i giovani precari, non può andare oltre il brevissimo periodo.

Mi inquieta come anche i temi più spinosi e scomodi diventino oggetto di un’istituzionalizzazione del conflitto, quasi al pari di una notizia di costume o gossip: e allora basta ospitare Greta per non affrontare la questione ambientale (vedi ex Ilva), basta il 23 maggio per non contrastare le mafie, anzi, favorirle, vendendo all’asta i beni confiscati, basta trasmettere in tv il calcio femminile per non affrontare il tema della disuguaglianza di genere, nello sport come nella vita, come dimostra il rifiuto della convocazione da parte del pallone d’oro Ada Hegerberg.

Eccolo scansionato il furbo di turno:
non è un cattiva persona,
è che vuole pure per suo figlio
il posto che è arrivato a lui,
eccolo il sud ambiguo e meschino:
guardala bene la testa della vipera,
è quella di tuo cugino.

(Instagram, 7 maggio 2019)

 C’era un fascio di luce nella battaglia della semplicità profonda delle parole di Franco Arminio, nella bellezza contro la rabbia e la violenza. Purtroppo la tornata elettorale ci ha riconsegnato un Paese stanco, rancoroso ma, soprattutto, incattivito. E così l’Europa è ancora solo il luogo dove si prendono le decisioni contro l’Italia, la mia città è ancora fanalino di coda delle classifiche (anche queste opinabili, in realtà) sulla qualità della vita e a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente, ciascuno è tornato a fare il proprio mestiere, come da trent’anni a questa parte.

 “Ecco il formidabile mistero di questi anni:
essere fedeli a chi ci inganna.”

(Instagram, 1 maggio 2019)

Articolo di Sasy Spinelli

OWVBrE9G.jpegNato a Foggia, sul finire degli anni ’80, ha sempre avuto una passione per le seconde opportunità: per il riciclo creativo di oggetti, per il trapianto di piante e fiori, per l’inclusione di persone ai margini dei contesti sociali.  Laureato in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari, con una tesi sul microcredito, intreccia percorsi di ricerca per l’innovazione sociale, perseguiti anche all’interno dell’associazione Libera, con il suo interesse per la scrittura e la lettura in prosa e in versi.

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