Il giovane Holden. L’acchiappatore nella segale

Il 16 luglio 1951 uscì negli Stati Uniti il romanzo di Jerome David Salinger The Catcher in the Rye, titolo intraducibile che però, in Italia, è stato tradotto nel miglior modo possibile: Il giovane Holden. Come spiega la nota introduttiva all’edizione Einaudi del 1961, il titolo si rifà a una celebre canzone del poeta scozzese Robert Burns i cui versi un ragazzino, che il protagonista incrocia per strada, ricorda in modo sbagliato: anziché «Se una persona incontra una persona che viene attraverso la segale, se una persona bacia una persona, deve la persona piangere?», il bambino canta invece: «Se una persona acchiappa una persona». Il sedicenne Holden Caulfield è rapito da quest’idea e, fantasticando sul suo possibile ruolo nel mondo, immagina un campo di segale altissima in cui bambini ignari corrono verso un invisibile burrone e lui li prende al volo e li salva tutti. The Catcher in the Rye, però, ha anche altri sensi: il catcher è un ruolo del baseball e rye è anche un modo colloquiale per definire un whisky di segale, dunque il titolo potrebbe suonare come “il terzino nella grappa”. L’intraducibilità emerse subito nelle edizioni in altre lingue. In Israele, nel 1974, si preferì chiamarlo Io, New York e tutto il resto, ma Salinger (che non aveva un carattere conciliante) s’infuriò e oppose il suo veto. All’editore israeliano, che sosteneva l’insensatezza di una traduzione letterale in ebraico, l’autore ribadì che anche in inglese The Catcher in the Rye non significava nulla. Il giovane Holden parve invece un buon compromesso.
Anche la copertina diede i suoi problemi. Salinger non era contento di nulla e fece buon viso a cattivo gioco accettando un’illustrazione che rappresentava il cavallo di una giostra, ma pretese la rimozione della sua fotografia in quarta e il suo nome scritto con le sole iniziali: J.D. Salinger. L’edizione italiana di Einaudi uscì con un bellissimo dipinto di Ben Shahn, che però non piacque all’autore. Salinger fu soddisfatto solo quando Bruno Munari progettò una copertina completamente bianca: certamente la migliore.

Alla sua uscita il romanzo fu salutato da quasi tutta la critica come un capolavoro e le edizioni si susseguirono a un ritmo imprevisto, che sconcertò lo stesso autore. I pochi giudizi negativi, soprattutto della stampa cristiana, riguardarono il frequente uso del turpiloquio e il gergo giovanile newyorchese, e qualcuno rimproverò l’assenza di una vera e propria trama. Benché non manchino spunti comici e il linguaggio strappi spesso risate, il nodo è che Holden è un ragazzo pieno di problemi, in bilico fra adolescenza ed età adulta, che non riesce ad affrontare il dolore della vita di cui però ha chiara percezione, che vive in conflitto fra le aspettative del mondo e la ricerca di un sé ancora troppo nascosto. Odia lucidamente la morale adulta, le prediche formali tipo “la vita è una partita e va giocata secondo le regole” che non gli vengono risparmiate per i suoi insuccessi scolastici e a cui oppone: «Partita un cazzo. Alla faccia della partita. È una partita se stai dalla parte di quelli forti, allora sì, te lo concedo. Ma se stai dall’altra parte, dove di forte non c’è nessuno, che razza di partita è?». La logica è stringente e quindi cozza contro la realtà, in particolar modo contro quella del “sogno americano”.

La storia è semplice: poco prima di Natale Holden è espulso dalla scuola di ottimo livello che frequenta perché è gravemente insufficiente e decide di tornare di nascosto a New York prima che i suoi genitori lo vengano a sapere. È un ragazzo della buona borghesia, circondato da compagni della sua classe sociale. La persona che amava di più, suo fratello minore Allie, è morto e lui non se ne dà pace. Allie era un ragazzino gentile e geniale, che aveva trascritto poesie con inchiostro verde sul suo guantone da baseball per avere qualcosa da leggere mentre aspettava nei tempi morti delle partite. A New York Holden vagabonda per tre giorni facendo vari incontri che per lo più lo deprimono, o almeno lo deprimono le persone e le occasioni brillanti in cui incappa. Nel suo vagabondare compra un disco per la sorellina Phoebe, lo rompe accidentalmente e le porta i resti intrufolandosi di nascosto a casa, e lei lo apprezza molto. “La vecchia Phoebe” è razionale ma affettiva, equilibrata ma non ancora squadrata dall’età adulta, ed è l’unica persona saggia. Holden decide di scappare in qualche luogo deserto, ma Phoebe si arrabbia e lui ci ripensa.
Holden racconta ma poi se ne pente, perché il racconto provoca la nostalgia: l’eterno problema di chi narra di sé, da Ulisse in poi.

I bambini, nell’opera di Salinger, svolgono un ruolo fondamentale. Un racconto che precedette la stesura del romanzo, Per Esmé, con amore e squallore, del 1950, pubblicato in Nove racconti, è incentrato sull’incontro di un soldato statunitense di stanza in Inghilterra e prossimo allo sbarco in Normandia (come accadde davvero a Salinger) con una bambina inglese eccezionalmente saggia e il suo fratellino. Esmé manifesta un fascino del tutto esente da ambiguità, agli antipodi dalla coetanea Lolita che, quasi contemporaneamente, Vladimir Vladimirovič Nabokov stava descrivendo nel suo capolavoro. In realtà è opposto lo sguardo dei personaggi maschili adulti e, forse, degli autori. In un altro racconto, Proprio un giorno ideale per i pescibanana, il protagonista trascorre del tempo in spiaggia conversando con un bambino prima di andare a uccidersi nella sua stanza. I dialoghi dei personaggi di Salinger appaiono lucidamente surreali, permeati di una logica incomprensibile al mondo adulto e, in generale, al sogno americano, come la geometria non euclidea può apparire a un contabile.
Salinger stesso subì un gravissimo disagio psichico durante la Seconda guerra mondiale: partecipò alla sbarco in Normandia e alla liberazione del campo di concentramento di Kaufering IV (Dachau), fu immerso nella violenta degradazione bellica e passò quindi tutta la vita alla ricerca della purezza, che probabilmente non trovò mai ma a cui provò ad avvicinarsi anche attraverso pratiche mistiche orientali e a una misantropia ossessiva. In seguito alla sua ricerca la sua vita prese una piega estremamente individualista, almeno a giudicare dai suoi rapporti affettivi.
Stargli vicino non è mai stato facile, soprattutto per le donne che hanno vissuto con lui e che hanno subìto il suo contraddittorio egocentrismo purista.

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La copertina della prima edizione italiana dell’editore Casini (1952) tradotta da Jacopo Darca con il titolo Vita da uomo; la copertina della prima edizione di Einaudi (1961) con il quadrato bianco e quella definitiva, tutta bianca.

Io Il giovane Holden l’ho letto per caso quando avevo più o meno l’età del protagonista. Poi l’ho riletto e l’ho riletto ancora, anche perché a casa mia di libri non è che ce ne fossero tanti. Poi ho cercato tutti gli altri libri di Salinger e li ho divorati, e quando ho visto che in tutto erano solo quattro mi sono messo ad aspettare gli altri. Ma ho saputo che Salinger, che viveva da eremita, non intendeva pubblicare più niente. Allora ho comprato i suoi libri in inglese, benché il mio inglese non sia questo granché, e me li sono letti parola per parola, così mi sembravano nuovi. Sono pieni di parolacce ed è stato divertente vedere come la geniale traduttrice italiana dell’edizione Einaudi del 1961, Adriana Motti, le aveva tradotte. E poi ho letto i libri su Salinger, alcuni interessanti e altri no. E ho regalato copie di Il giovane Holden a raffica, perché è il primo libro che mi veniva in mente quando facevano quelle domande sceme tipo quali dieci libri ti porteresti sull’isola deserta. Ma non è piaciuto a tutti. Una mia amica psicoanalista ha detto che sì, è un bel romanzo, ma il protagonista è palesemente parecchio disturbato. Abbiamo quasi litigato e il rapporto con la mia amica si è incrinato, perché invece a me sembra che Holden sia un adolescente normale, intendendo per normale quello stato fisiologicamente patologico in cui vivono tutti gli adolescenti (o almeno quelli maschi). Holden è inadatto alla vita, prova ripugnanza per il mondo degli adulti, è in cerca di una verità che teme non esista, prova gioia per cose assurde. Cos’altro è l’adolescenza? Ma il mondo degli adulti ha dimenticato la sua fase precedente e Holden racconta la sua storia – o meglio la parte della sua storia che ha voglia di raccontare – da un letto d’ospedale dove è stato ricoverato per cause non ben definite (nell’ultimo anno è cresciuto sedici centimetri e mezzo), compresa quella che ha l’aria di essere una depressione. Parla del suo presente solo in poche righe, all’inizio e alla fine del libro, e della gente che gli fa domande serie sul suo futuro e sul suo rapporto con la realtà. «Un sacco di gente, specie questo psicanalista che c’è qui, continua a chiedermi se quando tornerò a scuola a settembre ho intenzione di impegnarmi. È una domanda talmente stupida, secondo me. Nel senso, come fa uno a sapere quello che farà finché non lo fa?». Gli adulti chiedono ai giovani di rendere conto, ma le due categorie usano due diverse valute dal cambio opinabile.

L’effetto della poetica di Salinger è riscontrabile anche in opere di alcuni anni dopo, basti pensare a Il laureato, film del 1967 il cui protagonista, il ventenne Benjamin Braddock, appena diplomato, annaspa guardando una vita adulta che non gli piace. A una domanda del padre (anche qui gli adulti fanno domande imbarazzanti) su cosa stia facendo, Benjamin, a galla nella piscina, risponde: «Direi che sto andando alla deriva». E, alla sua amata Elaine, confida: «È come se partecipassi a un gioco con delle regole che per me non hanno senso, perché le ha fatte della gente sbagliata. No, anzi, non le fa nessuno. Sembra che si facciano da se stesse». Anche Il laureato face scandalo a causa della storia di sesso che Benjamin ha con una quarantenne ricca infelice e annoiata, e per di più madre della ragazza di cui lui si innamorerà.
Come quello di Benjamin, il disagio di Holden non è ancora rivolta e non ha nulla di politico. Holden appartiene a una famiglia agiata e la politica è per lui una delle forme di oppressione che gli adulti – compresi i minorenni che non vedono l’ora di crescere e di acquisire gli stessi privilegi dei loro genitori – oppongono ai giovani.
Il punto è che è ancora troppo presto per la rivolta. Ma il Sessantotto, la contestazione giovanile, le lotte per i diritti civili, troveranno in Il giovane Holden la roccia su cui costruire la speranza in un mondo migliore.

In copertina: le copertine della prima (1951) e della seconda edizione (1953) americana di The Catcher in the Rye, e quella della prima edizione italiana Einaudi (1961). Nessuna di queste piacque all’autore.

Le citazioni da Il giovane Holden sono tratte dalla edizione Einaudi del 2014, nella nuova traduzione di Matteo Colombo.

 

Articolo di  Mauro Zennaro

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Mauro Zennaro è grafico e insegnante di Disegno e Storia dell’arte presso un liceo scientifico. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi sulla grafica e sulla calligrafia. Appassionato di musica, suona l’armonica a bocca e la chitarra in una blues band.

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