Una domenica con Jane Austen

Scrivere un articolo su Jane Austen è un’impresa ardua; cosa avrei potuto dire di una scrittrice come lei che già non si possa leggere nelle critiche letterarie, nei film tratti dai suoi libri o dalla lettura degli stessi?

Cosi in una assolata domenica in spiaggia ho pensato a un gioco per sfuggire alle solite rituali osservazioni sul caldo, la confusione e sui vicini di ombrellone. Ho postato su facebook, condiviso nei miei contatti whatsapp e ho chiesto alle mie amiche una domanda: se dico Jane Austen, qual è la prima cosa che vi viene in mente?

Ovviamente, mi hanno guardato stranite mentre si spalmavano la crema protettiva, scandagliando nella mente chi potesse essere questa Jane Austen o a chi si potesse associare.

Attraverso le risposte che ho ricevuto cercherò di delinearne un ritratto. Si parte da un paio di frasi: Jane Austen? Assolutamente nulla; una psicologa; una scrittrice inglese amata da mio marito; le atmosfere bucoliche della campagna inglese; un monumento della letteratura.

Paradossalmente, l’idea di “monumento” e il “niente” hanno qualcosa in comune. Quante volte siamo passati, distrattamente, davanti a un monumento sapendo che è lì, quasi come una mera decorazione di un paesaggio, ignorando cosa esso intimamente rappresenta? Così, anche una architettura monumentale se non è collocata nella memoria perde la sua carica simbolica nonché la sua valenza educativa. Se, invece, una guida te ne spiega il significato magari la volta successiva passeremo per quella strada con maggiore attenzione poiché quell’opera non sarà più silenziosa.

Allora chi era Jane Austen? Procediamo con le risposte: Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento, una femminista ante litteram perché ha voluto fare la scrittrice in un’epoca in cui alle donne era proibito, perché si opponeva al destino ineluttabile: matrimonio combinato, moglie e madre, parlava di matrimonio d’amore, di equilibrio tra ragione e sentimento, si opponeva alle convenzioni sociali. Era, insomma intelligente, coraggiosa e bravissima.

La nostra Jane che, come scrive Pietro Citati, attraverso Emma “non fa che progettare, fare piani, combinare matrimoni insensati come una capricciosa ragazza di provincia “, nella vita reale non si sposò mai. Singolare per una scrittrice che non aveva fatto altro che scrivere romanzi a lieto fine.

Già! Ma di che natura era questo lieto fine?

Se consideriamo Elisabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio e Anne Elliot di Persuasione, entrambe cercano e trovano una dimensione dell’amore che è totalmente diversa da quella che cercano o di cui si accontentano le altre figure femminili che sognano l’amore romantico, oppure cercano in tutti i modi di combinare un buon matrimonio.

Elisabeth rappresenta la bella stagione dell’amore giovanile, indomito, ideale che non si piega alle logiche del tempo e che incappa nei “pregiudizi” quando la tenacia della volontà di affermazione pensa di aver compreso in tutte le sue sfumature i colori della vita.

Anne rappresenta l’autunno che porta in grembo una nuova stagione.

Scrive Citati; “Anne non ha ancora trent’anni, ed è già appassita: le manca l’affetto della famiglia e l’amore dell’uomo che rimpiange perché non ha avuto il coraggio di sposare. Crede che la felicità sia perduta per sempre. Poi l’amato di un tempo ritorna e si prepara una lentissima e spossante felicità autunnale più intensa e preziosa di quella di un tempo”.

Queste figure di donne ci hanno consegnato l’apparente irraggiungibile ma tenerissimo signor Darcy e il Capitano di marina Frederick Wentworth che si accorge che è possibile superare l’orgoglio, ritornare indietro perché egli non può amare altri che Anne.

Dunque, ringrazio tutti i miei inconsapevoli collaboratori per avermi fornito stimoli interessanti per riscoprire, ancora una volta, la bellezza delle storie e della scrittrice Jane Austen una mente vivace e tranquilla soddisfatta anche senza vedere nulla e non vede nulla che non le piaccia.

Qual è la sua lezione più grande? Entrare nel ritmo dei giorni per scoprire che il sedano, un cagnolino, una chiacchierata colta per caso costituiscono il ritmo della vita che ci prepara a nuovi viaggi e nuove epifanie.

Dice Stevenson: io viaggio per l’amore del viaggio. Il tutto è solo muoversi.

Allora buona lettura per il piacere di leggere. 

Il tutto sono le parole e la vita in movimento.

Articolo di Giovanna Nastasi

NJJtnokr.jpegGiovanna Nastasi è nata a Carlentini, vive a Catania. Si è laureata in Pedagogia e Storia contemporanea e insegna Lettere negli istituti secondari di II grado. La sua passione è la scrittura. Ha pubblicato un romanzo, Le stanze del piacere (Algra editore). 

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