Legittima difesa?

Sono le ore 17,27 del 20 luglio 2001 quando in piazza Alimonda, a Genova, durante gli scontri tra manifestanti e forze armate in occasione del G8, si sentono chiaramente due spari provenienti da una Land Rover dei Carabinieri (i defender, mezzi non blindati, non potrebbero essere usati nelle attività di ordine pubblico). L’autista del defender nel processo ai venticinque manifestanti accusati di devastazione e saccheggio sosterrà di non aver sentito quegli spari.
Un proiettile colpisce lo zigomo sinistro di Carlo Giuliani, un ragazzo genovese di ventitré anni. L’altro finisce nella parete della chiesa che affaccia sulla piazza a un’altezza tale da dimostrare che gli spari sono stati diretti non certo verso l’alto, né deviati da fantomatici calcinacci, come qualcuno vorrà sostenere in seguito (la teoria dello sparo verso l’alto e del proiettile deviato da un calcinaccio volante è stata sostenuta dalla difesa del presunto responsabile dei colpi di pistola, Mario Placanica, un anno dopo il G8). Dopo di che la jeep in retromarcia schiaccia il bacino del ragazzo, poi ingrana la prima e lo schiaccia di nuovo, stavolta sulle gambe: sono passati meno di 6 secondi dagli spari, eppure, secondo quanto affermato dall’autista dello stesso mezzo, la camionetta risultava essere incastrata contro un cassonetto.

FOTO A carlo calpestato da auto 600x600

Mentre l’area è chiusa e l’ambulanza non riesce ad accedere, il ragazzo agonizzante viene preso a calci dai tutori dell’ordine e il vicequestore Adriano Lauro (lo stesso che, su sua ammissione nel suddetto processo, lanciava pietre ai manifestanti guidando l’attacco che poi conduce all’imboscata di piazza Alimonda) recita per qualche decina di metri l’inseguimento di un altro manifestante urlando «Bastardo, l’hai ucciso tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda!» Durante il breve inseguimento Lauro guarda ripetutamente la telecamera che lo riprende (http://www.osservatoriorepressione.info/adriano-lauro-dallinfamia-di-genova-2001-alla-sceneggiata-di-san-nicola/).

Nel frattempo, mentre i cineoperatori sono impegnati a filmare Lauro, accade qualcosa di strano: l’autopsia parla di una «ferita lacerocontusa stellariforme con frattura cranica frontale», ma il passamontagna indossato dal giovane non presenta lesioni e una pietra insanguinata, che nella fotografia immediatamente successiva agli spari era a qualche metro da lui, ora si trova accanto al corpo. Questo significa che qualcuno (l’accesso alla piazza era interdetto persino al personale sanitario) gli ha alzato il passamontagna e glielo ha ricalato dopo avergli spaccato la fronte, forse per rendere credibile la recita di Lauro.

FOTO B. sasso carlo.600x600    FOTO C carlo-giuliani testa fracassata 600x600

Poche ore dopo, ancora non sono note le generalità della vittima ma qualcuno ha già pronunciato la sentenza: «legittima difesa». Non si tratta di un magistrato che ha seguito il caso ma di un uomo politico: Gianfranco Fini, allora vicepremier, che ha passato la giornata a portare solidarietà ai Carabinieri di Forte San Giuliano (dove numerose fotografie mostrano Carabinieri insieme a strani individui incappucciati) e di Bolzaneto (luogo noto per le torture messe in atto sui manifestanti fermati).

Quella che secondo Fini è «legittima difesa» costituisce invece secondo Amnesty International «la più grave violazione dei diritti democratici in uno Stato occidentale dopo la seconda guerra mondiale»: mai la reputazione di un Paese europeo era stata così tanto infangata da chi indossa una divisa.

Ma non tutti in Italia la pensano come Fini. Già la sera stessa del 20 luglio qualcuno racconta diversamente i fatti di piazza Alimonda. Sotto il suo solito cappello nero, don Andrea Gallo si toglie il sigaro di bocca e parla esplicitamente di «imboscata». Piazza Alimonda è stata una trappola.

A diciotto anni di distanza, non si è mai tenuto un processo per chiarire le drammatiche vicende di piazza Alimonda. Riprendendo le parole di Fini, la GIP Elena D’Aloisio ha archiviato il processo, scelta che in seguito è stata duramente criticata dalla Corte europea di Strasburgo: una sentenza del 2009 condanna lo Stato italiano a risarcire la famiglia Giuliani per il mancato processo.

Osservare attentamente alcune fotografie è sufficiente per smentire la tesi di Fini.

A CARABINIERE POINTS A GUN AS PROTESTERS ATTACK THEIR VEHICLE

Nella prima immagine si vede Carlo Giuliani (passamontagna blu scuro e canottiera bianca) che guarda in basso (verso un estintore che è a terra). Dal vetro posteriore della jeep sbuca la pistola, mentre una mano infila i colpi in canna.

ITALY G8 PROTESTS

Nella seconda foto Carlo è accovacciato a terra e raccoglie l’estintore. Il suo viso è coperto da un ragazzo in piedi davanti a lui, ma la posizione che tende all’indietro fa presumere che stia guardando in alto verso l’arma. Nella jeep, la pistola è impugnata in orizzontale, da esperto d’armi: la versione ufficiale attribuisce gli spari a Mario Placanica, allora ventenne di leva.

foto 3 Carlo Giuliani con traiettoria pistola 600x600

Nella terza foto Carlo ha l’estintore in braccio ed è rivolto verso il defender. La pistola è puntata verso di lui. Guardando la foto non si può sostenere che lo sparo sia rivolto verso l’alto, come invece sostenuto dagli agenti e dai loro difensori legali.

Le prime tre foto sono state scattate da Dylan Martinez, inviato della Reuters, con un teleobiettivo 70-200mm. Chi si intende di fotografia sa bene che un obiettivo così lungo schiaccia i piani e altera le prospettive. Non a caso l’informazione ufficiale ha fatto circolare la terza foto da cui sembra che Carlo sia vicinissimo al mezzo dei Carabinieri. Un’idea reale delle distanze ci viene fornita dagli scatti laterali alla scena eseguiti contemporaneamente dal giornalista Marco D’Auria. Carlo è a circa 4 metri di distanza dal defender. È assai improbabile che un oggetto pesante come un estintore possa “volare” lungo una tale traiettoria.

FOTO 4 Carlo con estintore

Perché un contingente di Carabinieri ha attaccato un corteo autorizzato servendosi di mezzi non idonei?

Come è possibile che le uniche ferite riportate da Mario Placanica (colui che spara secondo la versione ufficiale della questura) siano sul collo e sulla nuca? Se è rivolto verso i manifestanti per sparare, le pietre dovrebbero colpirlo al volto e non alla nuca. Dunque, chi è che spara?

Dato il mancato processo, tante domande non hanno mai trovato risposte.

Adriano Lauro è stato promosso a questore di Pesaro da Minniti, ministro che ha peraltro promosso a capo della DIA Francesco Gratteri, condannato per la “macelleria messicana” della scuola Diaz.

La copertura che l’intero apparato statale ha fornito ai criminali in divisa che a Genova hanno picchiato torturato umiliato e persino ucciso ci impedisce di credere che si tratti solo di qualche esaltato, chi ha assistito a tali scene difficilmente potrà  ritrovare la fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine.

Per saperne di più

FOTO D

FONTI ON-LINE

https://www.wumingfoundation.com/giap/2012/07/tu-che-straparli-di-carlo-giuliani-conosci-lorrore-di-piazza-alimonda/
https://web.archive.org/web/20100706042619/http://www.piazzacarlogiuliani.org/pillolarossa/modules.php?name=News&file=article&sid=110
https://lamericalatina.net/2012/07/23/documentario-la-trappola-genova-20-21-luglio-2001-g8/
https://web.archive.org/web/20100308032429/http://www.piazzacarlogiuliani.org/carlo/iter/controin.php

Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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