Sull’Aventino con Cristina

Dal colle Aventino questa sera Roma sembra avvolta da una magia particolare. Un velo abbraccia tutte le più sottili sfumature dal rosso al rosa e illumina il profilo di Cristina Campo. Strizza gli occhi quando mi guarda, come accecata da quell’enorme sfera di fuoco, ma il suo sguardo non è affatto sereno.
“Si sente bene signora Campo?”
“Sì, non ti preoccupare, ho sempre un po’ di affanno quando sono all’aria aperta, colpa di questo cuore ballerino!”

“Preferisce spostarsi in un luogo più riparato?”
“Stai tranquilla, sto bene. Ci sono abituata…”

“So che è da tanto che ha problemi di cuore.”
“Da tutta la vita, mi sono sempre sentita prigioniera di un corpo troppo fragile, non in grado di reggere il mio carattere, il mio entusiasmo.”

“Qual è stato l’aspetto in cui crede che la malattia al cuore l’abbia condizionata di più?”
“Sicuramente il rapporto con gli altri esseri umani, soprattutto da bambina. Non ho potuto frequentare la scuola, non potevo giocare con e come gli altri bambini, ero spesso costretta (e lo sono tuttora) a passare diversi giorni stesa a letto senza poter fare assolutamente nulla. Sono cose che ti segnano, sento di aver vissuto tutta la vita in un profondo stato di solitudine.”

“Non avendo frequentato la scuola, come si è formata? Come si è avvicinata alla letteratura?”
“Sono stata seguita da ottimi professori privati. Per carità, è stato fondamentale il loro aiuto, ma ritengo di essermi educata per lo più da sola.”

“In che senso?”
“Nel senso che da bambina e ragazza ho letto tutto ciò che valeva la pena essere letto: dai classici a Shakespeare ai russi. Tutto. Mio papà mi aveva dato carta bianca su una selezione di libri della sua biblioteca privata, in particolar modo avevo accesso alla letteratura russa, ma non solo.”

“Nata a Bologna, passata per Firenze e ora arrivata a Roma. A quale di queste città è più legata?”
“Non ho mai superato l’abbandono di Firenze. Ogni singola pietra di quella città mi riempiva il cuore di nostalgia, mi faceva fantasticare di tempi e personaggi lontani. A Firenze ho passato tutta la giovinezza, fino a che non ho compiuto 33 anni, non ricordo momenti più travolgenti. È lì che ho conosciuto Anna, la mia più grande e forse unica amica… Una vita stroncata dalle bombe a soli 18 anni, durante la guerra. Non l’ho mai potuto superare, era la sorella che non avevo mai avuto.”

“La critica ha individuato come perno della sua scrittura la ricerca della perfezione. Ma per lei cosa vuol dire?
“La perfezione per me è dappertutto, non è altro che la bellezza celata dal reale, che bisogna scoprire e portare a galla. Ho passato la mia vita in continua tensione verso questa forma ideale, con un continuo perfezionamento e bilanciamento di ogni singola parola, di ogni elemento, addirittura di me stessa.”

“E la religione cristiana in tutto ciò come si inserisce?”
“Al di là del mio rapporto personale con la Chiesa di cui non ho intenzione di parlare perché non finirei più, specialmente a seguito di questa modernizzazione degli ultimi anni… La messa non è più in latino, non so se si rende conto… Mi faccia stare zitta che è meglio!
Comunque, dicevo… Al di là delle mie personalissime opinioni sulla Chiesa, ho trovato nella poesia liturgica oltre che un interessantissimo oggetto di studio e analisi, una forma di perfezione che non sono riuscita a trovare da nessuna altra parte.”

“So che in questa battaglia a favore della messa in latino non è stata sola, ma si sono uniti molti intellettuali, tra cui Eugenio Montale…”
“La fermo subito perché immagino mi stia per chiedere che rapporti avessi con la cosiddetta ‘società dei letterati’. Le confesso che ho avuto pochissimi contatti con i miei colleghi, sicuramente per mia intransigenza e per mia volontà di non frequentare gente da cui non mi sentivo capita. Tra i pochi che frequentavo, ricordo Zolla, primo tra tutti, ma anche Citati.”

Ci salutiamo e me ne vado da quest’incontro con una delle autrici meno comprese e più sottovalutate della letteratura italiana, ammettendo a me stessa di uscirne più confusa di prima.
“Ah, comunque il mio vero nome è Vittoria.”
Appunto…

Articolo di Emma de Pasquale

1ZjisCuMEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è attualmente laureanda in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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