Giornata mondiale dell’amicizia

«Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» oppure «È sbagliato giudicare una persona da chi frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili»: quale delle due massime è più veritiera? Quale ci trova più d’accordo? Secondo me, e non soltanto perché in medio stat virtus, se si tiene conto che tra gli amici di Giuda c’era anche un certo Pietro che per tre volte rinnegò Gesù e che nella realtà si possono frequentare differenti comunità di persone (per non parlare ora dei gruppi di facebook!) con le quali condividere diversi momenti e interessi, si può anche dire nessuna relazione può essere tale se non è vissuta nella responsabilità e nella condivisione. E che, quindi, è necessario fare una distinzione tra contatti, conoscenze, amicizie e compagnie: soltanto queste ultime, infatti, per etimologia significano am-are e com-partecipare dello stesso pane, simbolo di comunanza e unione profonda.
Oltre che per questo, la Giornata mondiale dell’Amicizia del 30 luglio è stata stabilita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 per promuovere i rapporti di amicizia tra i diversi popoli, tra le culture e i Paesi e per imparare a vivere in pace e serenità. È un’opportunità, oltre che una Giornata, per costruire ponti di comprensione nonché di vera comunicazione tra le genti del mondo in modo che le diversità assumano sempre più i contorni, e non i confini, delle differenze che insieme arricchiscono l’umanità.
L’amicizia promuove la cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa, nella quale le parti mutuano le loro capacità e le loro competenze, mettono in atto scambi commerciali, aprono alla cooperazione scientifica e tecnica; inoltre promuove il dialogo politico, il consenso su importanti questioni globali e le relazioni bilaterali. Ma l’amicizia deve coinvolgere anche il cuore umano, fondandosi sul rispetto e sull’affetto poiché lì dove c’è un’amicizia sincera, vi è la sicurezza e una splendida base per lo sviluppo della cooperazione.
A questo proposito possiamo ricordare che il 24 dicembre del 1980 è stato fondato l’Ordine dell’Amicizia tra popoli come decorazione della bandiera della Repubblica Democratica dell’Afghanistan proprio per «il contributo allo sviluppo politico, di arricchimento reciproco e di scambio culturale tra le tribù e popoli dell’Afghanistan, per la partecipazione attiva alla formazione dei cittadini in uno spirito di amicizia e di internazionalismo proletario e dei devozione verso il Paese», insomma per il rafforzamento dell’amicizia fra i popoli ma soltanto fino al 1992. Sempre per lo stesso motivo in Russia il 2 marzo 1994 è stato fondato l’Ordine dell’Amicizia con rispettiva medaglia conferita attualmente a trentatré notabili, tra cui Riccardo Muti. Dagli anni ’70, inoltre, a Rimini in nome dell’Amicizia ogni agosto si svolge il Meeting tra incontri, mostre, spettacoli, sport, un vero e proprio festival culturale, e cristiano, il più frequentato al mondo con circa 800.000 mila presenze da venti Paesi.
Insignita nel 2012 del premio Nobel per la Pace, la stessa Unione Europea, inizialmente Ceca  e prima ancora Impero romano passando poi per il Sacro Romano Impero di Carlo Magno – ha tra i suoi obiettivi la cooperazione e la riconciliazione tra i popoli; personalmente sono molto legata alla trasmissione televisiva Giochi senza frontiere che dal 1965 fino al 1999, con una pausa negli anni ’80, rendeva le nostre estati più giocose e divertenti mentre a Francia e Germania man mano si aggiungevano (ma anche sottraevano) gli altri Stati dell’Europa.
Soprattutto in questi anni l’UE sta dimostrando limiti e difficoltà proprio nelle questioni relative all’accoglienza e alla collaborazione: chissà se Christine Lagarde e Ursula von der Leyen ora ai vertici dell’Unione riusciranno a giocare bene la carta dell’Amicizia!

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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