Il Medio Oriente negli anni Venti. Il Kurdistan, lo Stato mancato

Schema.date_Vitamine_07B.01L’ultima parte dei Trattati di Parigi si svolge presso Sèvres, nella periferia della capitale francese. Qui le potenze vincitrici incontrano i rappresentanti dell’ex Impero Ottomano. Nel trattato firmato nel 1920, viene varato un «piano di autonomia per le zone a maggioranza curda in Medio Oriente» ed è esplicitamente suggerita la formazione di uno Stato curdo indipendente.

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Parlando di Kurdistan ci si riferisce a una regione compatta, prevalentemente montuosa, grande una volta e mezza la penisola italiana. Il popolo curdo – composto da circa trenta milioni di persone di origine indoeuropea e di religione tradizionalmente zoroastriana, ma islamizzate a forza nel VII secolo d. C. –vive da secoli su quelle montagne praticando la pastorizia e l’artigianato. Citati nella Bibbia con il nome di Medi, i Curdi sono considerati ottimi combattenti fin dai tempi di Alessandro Magno ma non hanno mai avuto mire espansionistiche verso il resto della regione. 

Schiacciati tra gli imperi arabo russo e persiano, i Curdi hanno ottenuto una relativa autonomia sotto l’Impero Ottomano. 

Il loro nazionalismo nasce in seguito alla svolta accentratrice degli ultimi sultani ottomani, influenzato anche dalle idee di autodeterminazione dei popoli sorte in Europa poco prima della I Guerra mondiale.

Lo scopo principale dei protettorati francese e inglese è il controllo del petrolio, dunque non avrebbe avuto senso lasciare le zone che ne sono più ricche a uno Stato indipendente svincolato dalle potenze europee. 

Con il benestare della Società delle Nazioni (egemonizzata proprio da Francia e Gran Bretagna), gli accordi di Losanna del 1923 stabiliscono di dividere la regione in quattro parti: 

  • la parte curda più vasta e montuosa è assegnata alla Turchia di Mustafà Kemal Ataturk; 
  • – la zona con i pozzi petroliferi vicina alle città di Mosul Erbil e Kirkuk viene posta sotto il protettorato britannico sulla Mesopotamia; 
  • – l’area di Raqqa, anch’essa ricca di petrolio, è affidata alla Francia nel mandato sulla Siria;
  • – l’ultima fetta viene lasciata sotto il controllo dello Scià di Persia. 

Il Kurdistan promesso è scomparso dalla cartina.

E i futuri quattro Stati faranno tutto il possibile per far scomparire questa minoranza combattiva e fastidiosa, che non smetterà mai di lottare per il riconoscimento della propria esistenza e, se non per l’indipendenza, quantomeno per un’autonomia dignitosa: il popolo curdo non cerca la guerra ma il rispetto della propria etnia e della propria cultura e la possibilità di vivere serenamente su quelle montagne. 

I confini disegnati a Losanna tagliano letteralmente a metà vari villaggi curdi assegnando nazionalità diverse a membri della stessa famiglia: ad esempio, la città curda di Serekaniye viene divisa tra la Turchia indipendente e il protettorato francese (ovvero la futura Siria), e le due parti prendono i nomi di Serxet (la metà turca) e Binxet (la metà siriana), nomi che in curdo significano rispettivamente “sopra il confine” e “sotto il confine”.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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