Risposta immediata!

La domanda nasce da un post, pubblicato su facebook da una sconosciuta, capitata non so come tra le pagine di Toponomastica femminile.

“Io non scrivo praticamente mai su fb ma oggi è successo qualcosa di grave che sento il dovere di denunciare: viviamo sotto regime di censura e oggi ne ho avuto prova diretta. Di lavoro faccio la video editor e motion grapher e a volte mi capita di lavorare per la RAI. Oggi è successa una cosa proprio grave. Stavo lavorando a un documentario su Lisbona e, a un certo punto si parlava di una bravissima artista portoghese che, a causa delle sue idee, è stata costretta a vivere per gran parte della sua vita in Gran Bretagna, perché scomoda al regime di Salazar: Paula Rego. Rego ha fatto una serie di disegni che ritraggono donne in procinto di abortire o durante l’operazione stessa. Lo ha fatto per dar voce e visibilità a tutte quelle donne che, a rischio della loro stessa vita, sono state costrette a ricorrere a pratiche pericolose (perché illegali) pur di poter essere padrone del loro corpo. La serie di disegni fu realizzata nel 1998 in concomitanza con il referendum per la legge sull’aborto (poi liberalizzato solo a partire dal 10 aprile del 2007). In passato in Portogallo era vietato anche fare ricorso a contraccettivi e questo aumentava, e di molto, il ricorso agli aborti clandestini portando anche a un alto numero di donne morte. Ecco, di questo si parlava. Non era un pezzo lungo, solo due minuti. Non era uno spot pro-aborto ma un racconto di fatti storici, del lavoro di un’artista e della condizione delle donne. Bene, Poco prima della consegna del documentario finito è arrivata la telefonata dall’alto: TAGLIATE IL PEZZO. PER INTERO. Questo succede oggi in Italia: non dobbiamo più parlare di aborto clandestino e dei drammi che ne derivano, neanche se si tratta di un altro Paese. Vent’anni anni dopo, Paula Rego è ancora scomoda, ma stavolta ad un altro regime, e il corpo delle donne è di nuovo campo di battaglia.”
B. N.

Nella rete ci si perde, e ci si trova.

Non so chi sia Paula Rego, ma voglio conoscerla. Non so neppure se si tratti o meno di censura ma, nel dubbio, non posso subire. La cerco su Wikipedia in italiano: non c’è. Tento con la versione portoghese: eccola, non solo in portoghese, ma in 17 lingue! Pittrice, incisora, impegnata in difesa dei diritti delle donne; prima artista associata alla National Gallery di Londra, componente della Royal Academy of Arts; sue retrospettive alla Tate Britain, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, al National Museum of Women in the Arts di Washington DC, al Museum of Contemporary Art di Monterrey, in Messico, alla Pinacoteca di São Paulo, in Brasile. Le sue opere sono presenti in numerose istituzioni pubbliche. Molte le onorificenze, i premi, i riconoscimenti. A lei è dedicato un museo a Cascais, in Portogallo.

Può bastare per aver diritto a una voce enciclopedica in italiano!

La collaborazione che da anni lega Toponomastica femminile a Wikimedia Italia, mi porta a scrivere a Camelia Boban, referente di Wikidonne, con cui condividiamo diverse iniziative in ottica di genere. Camelia si mette all’opera. Qualche ora dopo mi scrive: “Fatto, ora è on-line”.https://it.wikipedia.org/wiki/Paula_Rego

Bene, adesso tocca a voi.
Leggetela, per rispondere a soprusi, censure, diritti cancellati.
Diffondetela, per ricordare a tutte e a tutti, che siamo responsabili del nostro presente e del nostro futuro.
Non fermiamoci ad aggiungere faccine rosse di rabbia.
Tante piccole gocce fanno un oceano.

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Articolo di Maria Pia Ercolini

D8BjAyQLLaureata in Lettere e in Storia e Società a Roma, insegna Geografia e coordina progetti di didattica di genere. È fondatrice e presidente nazionale dell’associazione Toponomastica femminile. Ha pubblicato le guide turistico-culturali Roma. Percorsi di genere femminile (voll. 1 e 2), e curato i volumi Sulle vie della parità e Strade maestre. Coordina la collana Le guide di Toponomastica femminile.

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